PROSEGUE IL TENTATIVO DI ESPROPRIO DELLE FONDAZIONI LA DIFESA E’ AFFIDATA AGLI ORGANI GIURISDIZIONALI DELLO STATO

Roma, 23 aprile 2002. A nulla paiono essere serviti appelli e prese di posizione di tutto il mondo della società civile italiana. “L’iniziativa del Ministro Tremonti, mirante a statalizzare le fondazioni bancarie sottraendole alla positiva influenza dei cittadini e delle loro libere organizzazioni, per consegnarle al ferreo controllo dei partiti politici, – dichiarano i portavoce Edo Patriarca e Giampiero Rasimelli – ha compiuto un ulteriore passo in avanti con l’invio al Consiglio di Stato del testo di regolamento attuativo dell’art 11 della finanziaria”. “In esso è previsto che il 70% dei componenti gli organi di indirizzo siano formati da persone designate dagli enti locali. “E ciò viene stabilito per fondazioni riconosciute private, come se, nel nostro Paese fosse possibile oggi privatizzare e domani pubblicizzare, in barba a qualsiasi certezza del diritto. “Ma il fatto più grave – proseguono Patriarca e Rasimelli – è che tutto ciò avviene senza alcun approfondimento intorno a ciò che le fondazioni stanno facendo, ai risultati che stanno ottenendo, in larga misura grazie ad un sempre più stretto rapporto con le diverse espressioni della società civile. Proprio da questi mondi sono venute alle fondazioni apporti di idee, proposte e competenze, che stanno contribuendo in modo decisivo alla loro evoluzione verso un più incisivo sostegno allo sviluppo civile, sociale e culturale delle comunità locali. In base al testo del nuovo regolamento questo processo virtuoso deve essere cancellato. Le risorse delle fondazioni diventano una parte della finanza pubblica. La loro destinazione viene vincolata ad ambiti di intervento quali l’ordine pubblico o le infrastrutture, anziché continuare a promuovere un disegno di reale sussidiarietà. Le persone espressione della società civile vengono escluse, sulla base di draconiane e insensate incompatibilità, dalla possibilità di dare il loro apporto entro gli organi. Ma il fatto gravissimo è che analoghi criteri non valgono per i rappresentanti degli enti pubblici”. “La speranza, che è anche un appello, – concludono i due portavoce – è che gli organi giurisdizionali dello Stato – in questo momento il Consiglio di Stato, in futuro, probabilmente, la Corte Costituzionale- facciano argine con la loro autorevolezza al tentativo in corso di compiere una evidente operazione di accaparramento, da parte delle forze politiche, di un patrimonio importante accumulato, nel corso di secoli, dai cittadini di questo Paese”. Comunicato stampa 24/02