“Politiche culturali nel Welfare; detraibilità e deducibilità fiscali estese anche a

15.000 Circoli culturali
35.000 Realtà associative locali che gestiscono impianti sportivi
5.000 Case Ferie
1.000 Circoli Associativi che si occupano di Turismo Sociale
300 Realtà associative che gestiscono oasi e riserve naturali
100 Università popolari e della Terza Età
200.000 Volontari
70.000 Occupati retribuiti

Questi i primi dati un’indagine empirica su cultura e turismo sociale avviata nell’ambito delle 108 associazioni aderenti al Forum Permanente del terzo settore, che verrà presentata nella Conferenza nazionale sul patrimonio Culturale prevista a Torino in luglio.

Sono stati anticipati da Edoardo Patriarca, Portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, relatore al Convegno “Le città della Cultura” in corso a Firenze.
Di seguito i passi salienti del suo intervento:

Le politiche culturali devono essere inserite a pieno titolo nelle politiche di welfare che va non solo limitato ai servizi di cura alla persona ma esteso anche all’istruzione e alla formazione culturale”.
Per tale motivo – ha affermato Edoardo Patriarcacrediamo che deducibilità e detraibilità fiscale debbano necessariamente essere estesi anche al “buon consumo” culturale delle famiglie e dei singoli cittadini”.

E’con la cultura che si combattono l’esclusione e l’emarginazione sociale; che si rafforza la dimensione della cittadinanza; che si favoriscono i percorsi di nuova imprenditorialità; che si crea bene-essere, comunità, senso di appartenenza; che si opera nella prospettiva della prevenzione e si sdrammatizza il tema della sicurezza; che si costruiscono “ponti” tra culture diverse”.

In coerenza con questo approccio – ha proseguito Edoardo Patriarcariteniamo estremamente rilevante il risvolto economico ed occupazionale che ne può derivare”.
Purtroppo la grande opportunità offerta dai patti territoriali si è in molti casi trasformata in un’occasione mancata, proprio per l’incapacità delle amministrazioni di leggere il fenomeno cultura nei suoi molteplici aspetti: non solo musei e biblioteche, ma progetti più ambiziosi”.

Indichiamo alcune priorità: la creazione di una “cabina di monitoraggio” tra le regioni; il riconoscimento dei nuovi profili professionali che stanno emergendo nel settore cultura; l’ampliamento e la valorizzazione dei presidi culturali, di spazi e di luoghi in cui si produce cultura, soprattutto al sud e in particolare verso i giovani; la promozione di un sistema di imprese sociali specializzate nella cultura in tutti i suoi aspetti; l’implementazione di un turismo sociale a forte valenza culturale”.

Il nostro immenso patrimonio culturale – ha concluso Edoardo Patriarcapuò diventare la più grande azienda del paese. E il terzo settore si candida, assieme al privato e al pubblico, a partecipare a questa grande impresa”.