Modifiche alla Legge 233/91 (licenziamenti collettivi): PATRIARCA E RASIMELLI SCRIVONO A MARONI

Premessa: A metà gennaio il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo per modificare la legge 223 del 1991.
Questo d.lgs fa seguito alla condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia europea secondo la quale “il datore di lavoro che intende effettuare licenziamenti collettivi deve adempiere agli obblighi di informazione e di consultazione di cui all’art. 2 della direttiva 98/59, nonché rispettare la procedura prescritta agli artt. 3 e 4 della medesima, i quali prevedono l’intervento dell’autorità pubblica competente…“.
La Legge 223/91 indica come “datori di lavoro” quei “soggetti economici qualificabili come “imprenditori” ai sensi dell’art. 2082 del codice civile italiano”.

E ciò, secondo la Corte di Giustizia europea, porterebbe “all’esclusione indebita di tutti i datori di lavoro che nell’ambito della loro attività non perseguono uno scopo di lucro o non siano classificati ai sensi dell’art. 2082 del codice civile italiano e ciò risulta incompatibile con la detta direttiva“.

Apprendiamo – affermano i portavoce del Forum del Terzo Settore Edoardo Patriarca e Giampiero Rasimelliche nello schema di decreto legislativo verrebbero riconosciuti e ricompresi anche i datori di lavoro non imprenditori che svolgono, senza fini di lucro, attività di natura politica, sindacale, culturale, di istruzione ovvero di religione e di culto. Ed è un bene, perché proprio il terzo settore ha visto un forte incremento in termini di occupazione“.
Ci preoccupa molto apprendere che lo stesso D.lgs. non riconoscerebbe ai lavoratori delle realtà non profit quelle agevolazioni previste per il profit (ammortizzatori sociali, indennità di mobilità, agevolazioni contributive, strumenti di ricollocazione)“.
Per tale motivo – proseguono Patriarca e Rasimelliabbiamo chiesto al Ministro Maroni e al Presidente della Commissione Lavoro un incontro urgente per concordare la modifica del decreto e dare certezza e tranquillità agli operatori del terzo settore“.
Confermare questa linea – concludono Patriarca e Rasimellici parrebbe assai grave e contrasterebbe con quanto si è definito nel disegno di legge approvato alla Camera sull’impresa sociale“.

Comunicato stampa 03/04
Roma, 9 febbraio 2004