CENSIMENTO ISTAT DELLE ISTITUZIONI NON PROFIT: UN NOTEVOLISSIMO INCREMENTO CHE VA SEGUITO CON ATTENZIONE

In Italia – secondo i dati approfonditi da Nereo Zamaro, primo ricercatore dell’Istatle istituzioni nonprofit rilevate nel 2001 nell’ambito dell’8° Censimento generale dell’industria e dei servizi sono 235.232, in crescita sia rispetto al numero di unità rilevate nel 1999 (221.412) sia e soprattutto rispetto all’esigua consistenza assoluta emersa nel corso del precedente censimento che, nel 1991, aveva fissato in 61.376 il numero delle istituzioni inscrivibili nel “terzo settore” dell’economia all’inizio degli anni‘90. In termini percentuali la crescita registrata è risultata pari al 283,3% (Istat, 8°Censimento generale dell’industria e dei servizi. Risultati definitivi, Marzo 2004). In questo contesto di crescita numerica molto sostenuta, non meraviglia constatare l’incremento vistoso, nel decennio, di altri indicatori strutturali: il numero delle unità locali, cioè dei luoghi fisici in si svolge l’attività istituzionale, sale da 109.580 a 253.344; in secondo luogo gli addetti che passano da 277.896 a 488.523 e, accanto ad essi, operavano anche 100.525 collaboratori coordinati e continuativi (in crescita consistente rispetto anche al dato rilevato nel 1999); infine quello dei volontari che passano da 317.253 a 3.315.327: i volontari, inoltre, risultano relativamente più numerosi, rispetto alle istituzioni rilevate, nelle regioni nord orientali, un po’meno in quelle nord occidentali e centrali, il loro peso è analogo a quello rilevato per le istituzioni nelle regioni del Mezzogiorno“.

I dati Istat – afferma Edoardo Patriarcaci confermano l’ottimo stato di salute del non profit italiano. La crescita rimane sostenuta a dimostrare il forte impegno di cittadinanza e di solidarietà degli italiani, nonostante le tendenze individualistiche e del “fai da te”.

Viene confermato quanto già conoscevamo: che il non profit nella vita delle comunità e dei territori non è alternativo o residuale rispetto allo sviluppo economico ma cresce e si sviluppa laddove ci sono buon welfare e buone performance economiche.

Due sono le questioni che andranno approfondite:
1) il tema della qualità : il volontariato cresce ma non riesce a stare dietro alle richieste che provengono dalle categorie disagiate che si estendono sempre più qui
2) il tema della dimensione: le organizzazioni di volontariato sono in maggioranza piccole strutture e si pone quindi il problema di quali saranno in futuro le reti di collegamento attraverso cui mettere in comune cultura, obiettivi ed esperienze.

Altri due temi:
– l’inaspettato ed elevatissimo sviluppo delle cooperative sociali nelle regioni del sud vada sostenuto ma anche monitorato per evitare il rischio che possa essere un fenomeno legato alle contingenze politiche e per farlo diventare un fatto strutturale e di promozione dello sviluppo nel territorio.
– l’occupazione stabile che è legata soprattutto al “tradizionale”settore socio-assistenziale e sulla quale riteniamo opportuna una riflessione affinché altri settori, come cultura, sport, etc. possano offrire le medesime opportunità.

Padova 30 aprile 2004
comunicato stampa 16/04