Revisione Costituzionale : audizione del Forum del Terzo Settore

1) La Costituzione non può e non deve entrare nel “bottino” della parte elettoralmente vincente.
2) Le regole costituzionali non sono solo norme giuridiche, liberamente modificabili una volta che si seguano le procedure previste, ma sono anche il patto su cui si regge una convivenza sociale.
3) Il processo di revisione costituzionale non può essere una questione interna alla maggioranza di governo.
Su questi punti si sono basate le osservazioni che una delegazione del Forum del Terzo Settore in Audizione presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato ha portato sul progetto di legge di revisione costituzionale, focalizzate soprattutto sul nuovo assetto del “Senato federale”.
Un ridisegno del Senato che tenga conto dell’articolazione della società in corpi intermedi potrebbe costituire l’occasione propizia per integrare nella direzione indicata la “capacità” di rappresentanza del Parlamento. Già durante l’Assemblea Costituente del 1947, autorevoli costituenti (tra tutti Costantino Mortati e Giorgio La Pira) avevano espresso un favor per una seconda Camera che fosse rappresentativa delle formazioni sociali. Un’intuizione non realizzata se non, in via del tutto imperfetta ed inadeguata, con l’istituzione del CNEL, il cui ruolo istituzionale tuttavia mai è parso incisivo nell’esperienza repubblicana.
In questo senso, in linea teorica, la revisione in senso federale del Senato va nella direzione che riteniamo giusta. Ma la concreta soluzione proposta non corrisponde alla teoria. Per essere eletti (art. 4 del progetto) basterà un certificato di residenza nella Regione: un legame troppo debole per poter trasformare la seconda Camera in un’espressione diretta della ricchezza dell’articolazione territoriale della Repubblica e del suo tessuto istituzionale e sociale. E la partecipazione all’attività del Senato, di “rappresentanti delle Regioni e delle autonomie locali”.“senza diritto di voto”, assume tutte le caratteristiche di un premio di consolazione.
La stessa differenziazione funzionale tra i due rami del Parlamento che questo progetto avvia, assumerebbe una sua razionalità più sicura se le due Camere fossero rette da diversi principi di rappresentanza che, allo stadio attuale del progetto, non è dato riscontrare in misura sufficiente.
Il Forum del Terzo Settore vuole che la ricchezza e la complessità di articolazioni del corpo sociale siano riflesse nelle istituzioni repubblicane. Mentre il modello di governance pubblica che emerge dal progetto rivela una volontà di semplificazione del quadro democratico ed una marcata verticalizzazione dei processi decisionali. Non concordiamo con la superiorità gerarchica attribuita al Primo Ministro e neppure con il condizionamento che il Governo può esercitare sul Parlamento. Le sorti della Camera sembrano dipendere troppo strettamente dalle vicende politiche e finanche personali del Primo Ministro. E le disposizioni “anti-ribaltone” (art. 92) sembrano restringere con rigidità forse eccessiva lo spazio della libera mediazione.

In relazione all’art. 118 condividiamo l’intento di sottolineare la precedenza delle formazioni sociali e ne chiediamo un espresso richiamo poichè – nell’attuale stesura – essa si ricava solo in via interpretativa.
Siamo invece critici sulla composizione proposta della Corte Costituzionale, in cui aumenta il peso relativo della componente politica.
Noi vorremmo che nel quadro istituzionale repubblicano rimanesse adeguato spazio per quelle istituzioni di sintesi e di garanzia (Presidente della Repubblica, Corte Costituzionale) che richiamano le forze politiche al senso di un’appartenenza comune, i cui valori sembrano ancora efficacemente riassunti dai principi costituzionali.

Roma, 2 dicembre 2004
Comunicato stampa 45/04