VOLONTARIATO: UN LABORATORIO A CIELO APERTO

I dati Istat oggi presentati confermano una forte crescita del volontariato e dell’impresa sociale e dimostrano, nonostante si continui a parlare di crisi, una realtà vitale e vivace, anche a dispetto del contesto politico e dell’”affaticamento” che mostrano le istituzioni locali. In un certo qual modo si può dire che quest’area rimane tuttora uno dei settori sociali più fortemente impegnasti nell’ascolto e nell’innovazione sociale nei territori.
Assistiamo alla ripresa della crescita numerica dei volontari, che tornano ad impegnarsi nelle grandi reti di volontariato, a dire che l’attività di volontariato ha bisogno, per sopravvivere e per mantenersi solida nel tempo, di un minimo di strutture che diano il “senso dell’appartenenza” e di un’identità culturale che possono dare solo quelle realtà che hanno prodotto negli anni “visioni culturali”.
Un punto di criticità lo individuiamo nel “piccolo è bello”: poiché non sempre esso risulta efficace nella qualità dell’attività volontaria. E’ necessario fare in modo che le piccole realtà di volontariato si strutturino in reti di alleanze allargate, capaci di agire efficacemente sul territorio e segnate da una solidarietà “lunga”.
Leggiamo come fortemente positiva la capacità che oggi mostrano le associazioni di volontariato e il terzo settore in genere di interloquire con i cittadini. I dati Istat ci dicono che sono quasi 7 milioni i cittadine e cittadini entrati – a vario titolo – in relazione con le organizzazioni di volontariato, a dimostrazione della loro capacità di diffondere e moltiplicare una cultura della cittadinanza attiva.

Roma 14 ottobre 2005
com stampa 50/05