PROFIT – NON PROFIT: UNA INTEGRAZIONE PER LO SVILUPPO SOCIO-ECONOMICO

Padova, 5 maggio. Si è appena concluso il convegno organizzato da UNIDO – organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale – a Civitas, il salone dell’economia civile, dal titolo: “Profit-Non Profit, una integrazione per lo sviluppo socio-economico: strategie comuni e best practices territoriali”.

Per Edoardo Patriarca, portavoce del Forum del Terzo Settore, l’incontro tra il Profit e il Non profit costituisce la base per lo sviluppo socio-economico del Paese . «L’imprenditoria profit e l’imprenditoria sociale – dichiara Patriarca – sono due realtà non contrapposte e non antitetiche, due realtà che, nel rispetto delle differenziazioni, devono riuscire a costruire una grande alleanza della responsabilità sociale condivisa».

Due, per Patriarca, sono le questioni di cornice affinché l’incontro tra queste due realtà possa essere virtuoso. La prima è una questione culturale: si deve rimettere il lavoro al centro di ogni interesse.

«Rimettere al centro il lavoro significa mettere al centro le persone, i propri diritti, vuol dire tornare a parlare di giovani e della possibilità per questi di crearsi un progetto di vita».

La seconda questione riguarda il necessario ripensamento dell’idea di impresa, che deve avere una governance interna più partecipata, attraverso luoghi che rendano possibile la condivisione delle scelte da parte dei soggetti interessati.

«L’economia funziona solo – prosegue Patriarca – se si accetta la solidarietà come valore strutturale anche dell’attività imprenditoriale, e solo se l’impresa si misura, nonostante le difficoltà del settore, anche con i parametri e gli indicatori che sono già patrimonio dell’economia sociale».

«Per le imprese è necessario – ha concluso il portavoce del Forum del Terzo Settore – comprendere che i temi che riguardano la persona, l’ambiente, la solidarietà, la coesione sociale, sono temi strategici e necessari, accanto a quelli tradizionali, per la ripresa dello sviluppo nel nostro paese: si deve imparare a pensare al radicamento sul territorio, all’immigrazione, al lavoro femminile come a grandi opportunità per riaprire una nuova stagione di temi del lavoro e della economia».

comunicato 6/06
Roma, 5 maggio 2006