02 Documento di lavoro

Forum Terzo Settore, Consulta del Volontariato c/o Forum Terzo Settore, ConVol, CSVnet

Assemblea del Volontariato Italiano

Roma 4 e 5 dicembre 2009
 
Documento di Lavoro
 
 
 
 
1 CONSIDERAZIONI DI CONTESTO: LA SITUAZIONE POLITICA, ECONOMICA E CULTURALE ODIERNA
 
Il nostro Paese sta attraversando una fase di acuta criticità dal punto di vista sociale, politico ed economico.
 
1.1    Sociale
 
1.1.1 da un lato sono sempre più vincenti i modelli culturali improntati a un individualismo egoistico e anti-sociale che mina il tessuto democratico e le fondamenta del vivere civile; modelli antisociali che stanno segando non solo il ramo sul quale poggia la cultura della solidarietà – (e se non si arresta e poi si inverte tale processo a breve il Volontariato in primis, ma anche tutto il terzo settore, saranno ancor più residuali di quanto non siano già oggi, semplicemente perché non vi saranno più persone dedite al Volontariato, all’associazionismo, ecc.). – ma l’intero albero della civile convivenza;
 
1.1.2 dall’altro, il Paese è sempre più vittima di paure, insicurezze e incertezze – vere o presunte e/o alimentate ad arte – e si sta sempre più concretizzando la “società dell’incertezza”;
 
1.1.3 il Paese, infine, è in profondo cambiamento sia generazionale (bassissima natalità, sempre più anziani) sia nella composizione (immigrazione),
 
Tutte macrotematiche rispetto alle quali si fa fatica trovare adeguate risposte e nei confronti delle quali spesso le politiche pubbliche sono deboli, confuse se non miopi e assenti.
 
1.2    Politico
 
1.2.1 A partire dalla così detta “disaffezione”: i dati segnalano che i cittadini perdono sempre più fiducia nei partiti e nelle istituzioni intesi quali luoghi della responsabilità e del bene comune, capaci di risolvere i problemi della collettività; sono quindi vissuti quindi non più come servizio alla comunità ma solo come luoghi di potere per interessi privati.
 
 
1.3    Economico
 
1.3.1 La crisi non solo italiana ma mondiale ci disvela pienamente i fallimenti dell’attuale modello economico-finanziario, autonomo ed autoreferenziale, senza regole né limiti, divenuto fine a se stessa e non mezzo per il benessere delle persone, in cui gli esseri umani sono asserviti all’economia e non viceversa.
 
In sostanza il Paese sta smarrendo la cultura del bene comune, il senso del “noi” a vantaggio di uno sterile “io, io, io”.
 
 
La crisi impatta evidentemente anche sul Volontariato almeno su tre livelli:
 
a) sul piano culturale a livello dei valori, essendo quelli dominanti orientati all’io e non al noi, in una aspra lotta competitiva, non solidale e quindi antitetici a quelli del Volontariato;
 
b) sul piano strutturale, in relazione alla precarizzazione del lavoro ed alla presente crisi economica che non favoriscono, e di fatto contrastano, la disponibilità dei cittadini, soprattutto dei giovani, all’azione pro-sociale;
 
c) sul piano dell’azione, poiché rischiano di ridursi quei luoghi, quelle formazioni sociali dove i cittadini organizzati esprimono la propria personalità, così come anche riconosciuto dal dettato costituzionale. Ciò si riscontra ad esempio rispetto alla organizzazione del sistema di welfare, considerando la difficile transizione da quello tradizionale a quello mix plurale e della cittadinanza. Un welfare che risente della forte riduzione delle risorse per le politiche sociali e del conseguente consapevole abbandono non solo della Legge 328/2000 ma anche di tutta la portata di innovazione culturale, sociale e politica che questa enunciava nei suoi principi ispiratori e poi traduceva in azione politica e organizzativa rispetto agli strumenti operativi e ai fini che intendeva raggiungere. Tutto ciò induce ad un tentativo di uso strumentale del Volontariato da parte della pubblica amministrazione. E’ necessario denunciare i rischi di un ricorso al Volontariato sostitutivo delle responsabilità e dei compiti pubblici. Come afferma Sen  “le obbligazioni proprie del Volontariato sono giuridicamente imperfette e non possono sostituire quelle pubbliche, le uniche in grado di fondare diritti esigibili”. In particolare, la deriva economicista e prestazionale del Volontariato rischia di snaturarlo, compromettendone l’autonomia e l’indipendenza. Queste derivano dalla gratuità dell’azione volontaria, dal suo eccedere il mercato ed alimentano la sua capacità profetica, che consiste nell’innovare e nello sperimentare. Va valorizzato il carattere proprio, non prestazionale ma relazionale del Volontariato, la sua vocazione ad esprimersi attraverso la costruzione di relazioni tra mondi vitali.
 
 
2    UNO SGUARDO IN AVANTI
 
In questo quadro occorre elaborare nuove idee per il futuro del Paese, facendo appello alla responsabilità di tutti i cittadini e di tutti gli attori sociali per :
 
a) rilanciare una cultura civile e democratica, basata sulla collaborazione più che sulla competizione, tesa alla coesione sociale;
 
b) valorizzare – in una ottica di sussidiarietà – tutti i soggetti capaci e disponibili a impegnarsi per il bene comune riaffermando quindi il senso della solidarietà e cioè del sentirsi responsabili in solido dei beni comuni (cfr. art. 3, secondo comma, della Costituzione) e il senso della politica come servizio alla collettività, uno spazio dove collaborano, ciascuno per la sua parte, istituzioni, partiti, corpi intermedi;
 
c) promuovere un modello economico sostenibile, consapevole delle interdipendenze, come mezzo per il benessere degli esseri umani. Ciò passa innanzitutto attraverso la ridefinizione dei concetti di economia ed impresa, oggi solo definiti con la massimizzazione del profitto, ma che dovranno essere declinati in modo plurale (cfr. economia civile), dove il Volontariato trova il proprio diritto di cittadinanza, portando le sue peculiarità: principio di reciprocità e del dono.
 
Nel Paese vi è una preziosa risorsa che può dare il suo contributo: il Volontariato (maiuscolo o minuscolo?) inserito a pieno titolo e con grande responsabilità nel Terzo Settore. Esso può e vuole contribuire allo sforzo comune per costruire il futuro del nostro Paese.
 
 
 
3    I PERCHÉ DI UNA ASSEMBLEA NAZIONALE
 
In primo luogo dobbiamo affermare con forza il diritto al Volontariato garantito dalla Repubblica da questo discende il ruolo del Volontariato quale mezzo di sviluppo dell’auto-promozione dei cittadini (sentenza della Corte Costituzionale n. 75 del 1992).
 
Il Volontariato rappresenta una modalità e una esperienza attraverso la quale il cittadino esercita e testimonia il suo servizio al bene comune, non come delegato per ruolo o professione ma come cittadino (giovane e non solo) che esercita un suo diritto e dovere costituzionali. Attraverso il Volontariato la persona si costruisce come cittadino che assume le proprie responsabilità e partecipa a una democrazia sociale e non solo politica.
 
3.1    Riaffermare il ruolo del Volontariato
 
3.1.1 soggetto di promozione e tutela dei diritti dei più deboli in maniera prioritaria, ma anche di tutti i cittadini e meglio ancora di tutte le persone: ruolo politico o di advocacy che è di particolare attualità.
 
3.1.2 soggetto anticipatore nella realizzazione delle risposte ai bisogni emergenti di cui è anche sensore/rilevatore privilegiato e competente;
 
3.1.3 soggetto capace di creare esperienze formative costruite attorno alla cultura del “fare” e dell’”impegno per il bene comune”, in grado di essere un punto di riferimento significativo per i giovani (formazione e Volontariato; servizio civile e Volontariato);
 
3.1.4 soggetto gestore di servizi ma anche, con altra titolarità, contaminatore dei servizi esistenti;
 
3.1.5 soggetto promotore della solidarietà volta alla realizzazione del bene comune e luogo di sperimentazione della cultura della gratuità.
 
Tutto ciò non può essere compreso né agito se non saldamente collocato all’interno del principio costituzionale di sussidiarietà, non solo verticale (cioè che riguarda direttamente il rapporto fra le istituzioni pubbliche), ma anche e soprattutto orizzontale (che cambia radicalmente i rapporti fra Volontariato, terzo settore, soggetti pubblici).
 
 
 
3.2    Riaffermare i valori di riferimento e le motivazioni di una scelta
 
3.2.1 essere volontari per affermare il valore della persona;
 
3.2.2 essere volontari per portare nelle azioni e nei servizi il valore aggiunto della libertà, della gratuità e della solidarietà;
 
3.2.3 essere volontari per rispondere prontamente a bisogni ed istanze emergenti, che magari non sono ancora presenti in maniera diffusa nella coscienza pubblica e neppure nella normativa o nella destinazione delle risorse, lavorando ed impegnandosi però affinchè ciò avvenga;
 
3.2.4 essere volontari per stimolare le istituzioni a rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini;
 
3.2.5 essere volontari per diffondere la cultura della solidarietà e della promozione del bene comune/pubblico;
 
3.2.6 essere volontari non per riempire i vuoti e/o sostituire le inadempienze dei ruoli e delle responsabilità che attengono in maniera inderogabile al soggetto pubblico;
 
3.2.7 essere volontari non per diminuire i costi dei servizi che le istituzioni pubbliche hanno il dovere di garantire ai cittadini;
 
3.2.8 essere volontari per costruire modelli di cittadinanza.
 
 
3.3    Sviluppare la nostra azione per:
 
3.3.1 promuovere e tutelare la pluralità delle forme di Volontariato, al fine di partecipare alla realizzazione del benessere dei cittadini e di tutte le persone;
 
3.3.2 promuovere e difendere la cultura della solidarietà e della presa in carico, la cultura del noi e non dell’io;
 
3.3.3 promuovere e difendere i luoghi di partecipazione e di realizzazione della democrazia;
 
3.3.4 promuovere e difendere i diritti di tutti al di là del loro stato di cittadinanza e/o di residenza;
 
3.3.5 promuovere e difendere l’esigibilità di uguali diritti per tutti su tutto il territorio nazionale.
 
 
3.4 Raggiungimento delle finalità della nostra missione mediante degli “strumenti” che spesso sono ancora “questioni aperte”:
 
3.4.1 Riaffermazione e difesa della autonomia: quali strumenti sono necessari per instaurare delle relazioni positive ed autonome con il mondo degli enti pubblici, della politica e dell’economia;
 
3.4.2 Aggiornamento e miglioramento dei dettati legislativi e normativi rispetto al Volontariato, che rendano più semplice e più efficace l’azione volontaria;
 
3.4.3 Reperimento delle risorse economiche: i canali di finanziamento dell’azione volontaria;
 
3.4.4 Reperimento delle risorse umane: condizioni sociali, economiche e lavorative che consentano a tutti l’esercizio dell’impegno civile alla partecipazione e alla assunzione di responsabilità attraverso l’azione volontaria. Attuare ciò anche mediante la valorizzazione della disponibilità di tempo propria degli anziani in una prospettiva di invecchiamento attivo finalizzata alla cura dei beni comuni e alla coesione delle comunità;
 
3.4.5 Miglioramento della governance delle organizzazioni e delle reti di Volontariato;
 
3.4.6 Rafforzamento del coordinamento e della rappresentanza del Volontariato;
 
3.4.7 Realizzazione di rapporti ed alleanze con gli altri soggetti di terzo settore e gli altri attori sociali;
 
3.4.8 Miglioramento delle capacità di rendicontazione e comunicazione per aumentare la propria trasparenza.
 
A partire da questo documento di sintesi il Forum del Terzo Settore, la Consulta Nazionale del Volontariato, la ConVol (Conferenza Permanente Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali
 
di Volontariato) e CSVnet   (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), promuovono un ampio dibattito che coinvolgerà tutto il Volontariato italiano e che vedrà nella grande Assemblea del 4 e 5 dicembre prossimi un decisivo momento di elaborazione che il Volontariato italiano vuole offrire al Paese, per contribuire alla soluzione della crisi in atto, definendo concrete ed originali prospettive di lavoro.