FTS LOMBARDIA – COSTO DEI SERVIZI: IL FORUM SCRIVE UNA LETTERA A MARGHERITA PERONI

Lunedì, 20 febbraio 2012 

Gentile dr.ssa Peroni,
ci rivolgiamo a Lei in quanto Presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale e relatrice del progetto di Legge 66 sulla partecipazione alla spesa dei servizi sociosanitari e socio assistenziali recentemente approvato dal Consiglio regionale.
Il testo che abbiamo potuto consultare conserva ancora un grande dubbio circa la possibilità o meno da parte della Giunta regionale di determinare la quota sanitaria anche in base alla capacità di spesa della persona assistita e del suo nucleo familiare.
Le organizzazioni di Terzo Settore lombarde hanno seguito con attenzione nella misura in cui è stato loro reso possibile l’iter del Progetto di Legge di riforma regionale sulla partecipazione alla spesa dei servizi sociosanitari e socio-assistenziali. Un tema delicato che, in questi ultimi anni è divenuto incandescente di fronte alle sempre più alte richieste di contributi da parte degli Enti Locali che mettono in difficoltà molte famiglie.
In questo lungo periodo di tempo che va dall’approvazione del progetto di legge da parte della Giunta Regionale nel dicembre del 2010 fino alla recente approvazione da parte del Consiglio Regionale, le organizzazioni di Terzo Settore non hanno fatto mancare idee, considerazioni e proposte sia al fine di rispondere all’urgenza di trovare soluzioni ai momenti di drammatica crisi dell’attuale modello di welfare regionale sia di avviare una sua riforma complessiva e strutturale in grado di assicurare efficacia alle risposte, efficienza all’uso delle risorse e sostenibilità nel tempo all’intero sistema.
Ritenevamo infatti necessario che la situazione di conflittualità, confusione, disomogeneità e iniquità territoriale dovesse cessare per lasciare spazio ad un quadro di certezze che potessero orientare le scelte di politiche sociale degli Enti Locali, ridare fiducia all’impegno degli enti e dei singoli cittadini che non hanno mai smesso di mettere a disposizione la loro autonoma iniziativa per dare risposta ai bisogni sociali e rassicurare coloro che hanno bisogno e le loro famiglie rappresentando un quadro chiaro sia dei servizi e delle prestazioni a disposizione sia delle condizioni a cui vengono loro offerti. Un passaggio obbligato, che avrebbe dovuto essere accompagnato da un parallelo percorso di riforma complessiva del welfare lombardo.
Ora che il progetto è divenuto Legge della nostra Regione ci accorgiamo che i dubbi rimangono forti.
Da un lato infatti possiamo verificare come il testo giunto ed approvato dal Consiglio regionale tenga di conto di quanto discusso ed analizzato in questi mesi e che grazie al lavoro della Commissione da lei presieduta ha cercato di prendere in considerazione le osservazioni della società civile.
Dall’altro siamo rimasti molto perplessi dalla scelta finale di voler inserire nel tema della partecipazione alla spesa dei servizi anche la quota sanitaria relativa ai servizi sociosanitari (come risulta dal comunicato diffuso lunedì 13 febbraio). Il tema della partecipazione alla spesa dei servizi ha infatti sempre e solo riguardato la spesa cosiddetta sociale dei servizi sociosanitari, così come espressamente previsto dalla Legge nazionale che definisce i Livelli Essenziali di Assistenza e come del resto confermato dalla stessa Legge regionale.
La versione finale, approvata dal Consiglio regionale ha ulteriormente modificato il testo non dando, a nostro avviso, una risposta certa. Cosa significa infatti:
“Nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la determinazione degli oneri per le prestazioni sociosanitarie erogate dalle unità di offerta sociosanitarie a carico del fondo sanitario è stabilita per tipologia di unità di offerta sulla base dello standard regionale di accreditamento, delle condizioni di salute della persona assistita e dei criteri di cui all’articolo 8, comma 2”
I Livelli Essenziali di Assistenza stabiliscono infatti che la quota sanitaria sia a carico del fondo sanitario delle regioni in una percentuale che va dal 50 al 70 % del costo, a seconda della tipologia di servizio. Questo riferimento sembra quindi scongiurare ogni pretesa di caricare sul cittadino assistito anche solo una parte di queste spese.
Ma “i criteri di cui all’articolo 8, comma 2” sono esattamente quelli che istituiscono il nuovo Isee regionale, denominato “fattore famiglia lombardo” con cui si calcolerà la possibilità di far fronte a richieste di partecipazione ai costi dei servizi.
La confusione è alta e questo rende massima la nostra preoccupazione ma confidiamo che la Regione Lombardia con un atto di interpretazione autentica della norma voglia fugare questi dubbi ribadendo che l’effetto di questa nuova Legge non sarà un ulteriore aggravio di costi sulle spalle delle famiglie e dei cittadini in situazione di bisogno ma un quadro di certezze, sul quale finalmente promuovere, per via legislativa, un vero processo di riforma del sistema di welfare lombardo.
La disponibilità ad impegnarsi su questi obiettivi per chi come noi è espressione dell’autonoma iniziativa dei cittadini è, prima ancora che un atto di volontà, un dovere. Contiamo sia d’ora innanzi colta come un contributo importante e utile.
per il Forum Terzo Settore Lombardia
Sergio Silvotti (Portavoce)
Fabrizio Tagliabue (Portavoce)
Maurizio Carbonera (Segretario)
Giovanni Merlo (Tesoriere)