WELFARE: LA “STABILITA’” CHE PESA SUL TERZO SETTORE

 

(AGENPARL) – Roma, 07 nov – E’ un destino del tutto incerto quello dell’Iva agevolata per le Cooperative Sociali, una sorte disegnata dal Governo nella sua Legge di Stabilità, in esame alla Commissione Bilancio della Camera, e sulla quale ancora campeggia il beneficio del dubbio. Attualmente, stando al testo base della legge che sta esaminando la V Commissione di Montecitorio, resta in auge l’aumento dell’Iva agevolata dal 4 al 10% per le “prestazioni di assistenza e sicurezza sociale rese dalle cooperative e dai loro consorzi qualora si tratti di cooperative sociali”. 
Si sta parlando di welfare, o meglio ancora di Terzo Settore, quello che fa da trade union tra Stato e Mercato, che soccombe alle assenze dei primi intersecandosi nei servizi verso il secondo. Per Terzo Settore, infatti, altro non si intende se non quelle organizzazioni di natura privata ma che svolgono beni e servizi destinati al pubblico. Quella del Terzo Settore, quindi, è una funzione che trova tutta la sua peculiarità nell’offrire servizi, beni relazionali, risposte a bisogni personali o a categorie deboli e della quale sono protagonisti in prima linea le organizzazioni di privato sociale (OPS), come le associazioni di volontariato, le associazioni di famiglie, le cooperative sociali di tipo A e/o B, le fondazioni, le banche etiche, siano reali rappresentanti del terzo settore.
Ecco qua che vengono fuori le cooperative sociali, le destinatarie dell’aumento dell’Iva agevolata, le stesse che gestiscono i servizi socio-sanitari ed educativi, e tutte quelle attività finalizzate all’inserimento nel mercato del lavoro di persone svantaggiate. “L’aumento dell’Iva di 6 punti percentuali sulle prestazioni socio-sanitarie ed educative delle cooperative sociali colpisce pesantemente un sistema di protezione sociale già asfittico, che avrebbe come effetto immediato un taglio di servizi da parte degli enti locali e drammatiche ricadute occupazionali, senza nessun beneficio in termini di gettito”, afferma Guerini , Presidente Confcooperative Federsolidarietà e membro del coordinamento del Forum del Terzo Settore.“E’ una misura che colpisce direttamente i cittadini più svantaggiati: non autosufficienti e disabili, ma anche tutte le famiglie che usufruiscono, ad esempio, di servizi all’infanzia e asili. Non è inoltre accettabile la motivazione che rimanda a Bruxelles e alla temuta procedura di infrazione europea l’ispirazione del provvedimento. Infatti non esiste su questo argomento una procedura di infrazione aperta, vi è solo una richiesta di chiarimento. L’Italia dovrebbe anzi utilizzare l’occasione aperta dalla Commissione Europea che ha avviato una consultazione sulle aliquote IVA agevolata, intrecciando questo lavoro con quelli sull’imprenditoria sociale. Il Governo ha una grande occasione per affermare l’autorevolezza dell’esperienza italiana in materia di Impresa sociale, riconoscendo che la cooperazione sociale italiana che è il miglior esempio di impresa sociale a livello europeo”.
Sulla stessa linea d’onda Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore, secondo il quale “aumentare l’Iva di 6 punti percentuali sulle cooperative di tipo “A”, quelle che si occupano di infanzia, anziani, assistenza domiciliari, disabilità, tossicodipendenza, significa impedire la prosecuzione delle loro attività e minare profondamente il welfare della sussidiarietà, quello che coinvolge le organizzazioni del privato sociale anche nella realizzazione dei servizi essenziali che le istituzioni pubbliche non sono più in grado di erogare.
A fronte di un gettito finanziario di entità assai modesta, il provvedimento porterà ad una ulteriore riduzione dei servizi sociali, costi più elevati, meno posti di lavoro e una crescita del sommerso”.

Scritto da  mca 

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