INDAGINE ISFOL SUL 5X1000

Il 5×1000 come strumento di partecipazione nel nuovo modello di welfare: un’indagine sui contribuenti e sulle associazioni di promozione sociale”.

Questo il titolo di due indagini condotte dall’Isfol: una rivolta ai cittadini che hanno devoluto il 5×1000 dell’Irpef ad organizzazioni del Terzo settore ed una alle associazioni di promozione sociale beneficiarie. 

1. Indagine Isfol sui contribuenti che devolvono una quota Irpef alle organizzazioni non profit: sono principalmente pensionati urbani a reddito mediobasso e occupati di classe media residenti in provincia.

Coloro che devolvono il 5X1000 a favore di enti del Terzo Settore sono principalmente due gruppi: i “pensionati urbani a reddito mediobasso” e gli “occupati di classe media residenti in provincia”. Sono quindi coloro che appartenengono alla fascia mediana della popolazione, non le élites ma l’Italia popolare. 

E’ quanto emerge dall’indagine Isfol “Il 5X1000 come strumento di partecipazione nel nuovo modello di welfare”, presentata il 31 ottobre 2012 a Roma, presso la Biblioteca del Cnel (Viale David Lubin, 2).

E’ la prima volta in assoluto che si pone attenzione al particolare sottogruppo di contribuenti che usano il 5×1000 per sostenere gli enti di Terzo Settore, esplorando anche la natura delle Associazioni di promozione sociale che beneficiano dei contributi.

L’indagine è il frutto di un’attività di ricerca biennale, svolta dall’Istituto per conto dell’Osservatorio nazionale dell’associazionismo (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). 

Attraverso tali rilevazioni si è cercato di definire le potenzialità e le criticità di un dispositivo fiscale indispensabile per il sostegno del settore non profit in Italia, realizzando una forma di libertà fiscale che permette – e non impone – la destinazione a fini solidaristici di una quota della propria imposta sul reddito. E’di fatto un primo passo verso un differente rapporto tra cittadini e fisco e, allo stesso tempo, per rinvigorire i legami nella società civile.

Lo strumento del 5X1000, che nel solo 2008 ha permesso di raccogliere quasi 400 milioni di euro, di cui più di 265 milioni per la categoria delle Onlus e del volontariato, coinvolge in primo luogo due cluster molto omogenei al proprio interno: il primo costituito da “pensionati urbani a reddito mediobasso” e il secondo formato da “occupati di classe media residenti in provincia”. Si tratta quindi di persone con uno status sociale “ordinario”, non elevato, appartenenti alla fascia mediana della popolazione. La loro scelta è innanzitutto legata alla fiducia verso realtà che conoscono bene, direttamente o attraverso persone affidabili, e con le quali si condividono dimensioni valoriali profonde.

Le risposte degli intervistati suggeriscono in modo chiaro come il 5X1000 rappresenti una decisione consapevole e ponderata, attraverso la quale si esprime il proprio apprezzamento per le organizzazioni sociali che si ritiene lavorino meglio. Non a caso il 94,3% afferma di aver indicato uno specifico ente, per di più scegliendo, nella grande maggioranza dei casi, quei settori in cui la riduzione delle risorse pubbliche provoca le reazioni più allarmate da parte della cittadinanza: settore sanitario 38,4%, assistenza sociale 29,5% e istruzione e ricerca 19,0%; seguono gli enti attivi nella promozione culturale, ma con percentuali sotto il 10%.

L’indagine Isfol fa trasparire l’esigenza dei contribuenti di non essere considerati come clienti/utenti dei servizi ma come persone portatrici di una propria visione del mondo, che ci si aspetta di ritrovare all’interno delle associazioni finanziate. Il 32,6%, infatti, indica tra i motivi della scelta la condivisione dell’ideologia/del pensiero che ispira l’organizzazione che si sceglie di finanziare.

La modalità attraverso la quale gli intervistati sono venuti a conoscenza del 5X1000 passa principalmente attraverso i legami di prossimità, cioè conoscenza diretta dell’associazione o amici. Nel 31,3% dei casi la scelta è avvenuta a seguito di una sollecitazione del professionista che si occupa della dichiarazione dei redditi. Questa figura assume quindi un ruolo fondamentale, soprattutto rispetto al sottogruppo di persone con titolo di studio basso.

In merito alle valutazioni dei contribuenti sull’uso che le organizzazioni dovrebbero fare dei soldi ricevuti dal 5X1000, la maggior parte (74,5%) non dimostra dubbi nell’affermare che le risorse debbano andare a vantaggio di nuove iniziative e progetti di sviluppo e non per spese di sostegno alle organizzazioni e all’ordinaria amministrazione. 7 intervistati su 10 ritengono comunque che le Associazioni di Terzo Settore non abbiano risorse economiche sufficienti e 9 su 10 che siano necessari controlli sui requisiti minimi delle organizzazioni ammesse al finanziamento.

Più di due intervistati su tre (66,7%) non ha dubbi nel ritenere necessaria l’emanazione di una legge che stabilizzi il funzionamento del 5X1000. 

Per approfondire l’argomento, potete leggere il volume “Il 5×1000 come strumento di partecipazione nel nuovo modello di welfare : un’indagine sui contribuenti e sulle associazioni di promozione sociale”, a cura di Claudia Montedoro e Marco Marucci (ISFOL, 2012, 208 p.). 

Il libro riporta i risultati di due indagini condotte dall’Isfol in coordinamento con il Ministero del lavoro: una rivolta ai cittadini che hanno devoluto il 5×1000 dell’Irpef ad organizzazioni del Terzo settore ed una alle associazioni di promozione sociale beneficiarie. Attraverso tali rilevazioni si è cercato di definire le potenzialità e le criticità di un dispositivo fiscale che rappresenta per il settore non profit uno strumento indispensabile al sostegno di progetti di promozione sociale in Italia e all’estero. 

(Articolo tratto da: www.nonprofitonline.it


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