arci – Se sai contare inizia a camminare. Carovana Internazionale antimafie 2013

Nota dall’ARCI

La Carovana internazionale antimafie 2013 (sedicesima edizione) partirà da Tunisi il 30 marzo per arrivare a Roma il 6 giugno. La chiusura, in contemporanea con Milano e Firenze, permetterà di ricordare tutte le stragi del 1993. 79 giorni di viaggio in oltre 120 tappe.

Se sai contare inizia a camminare: questo è lo slogan prescelto, quasi un’evoluzione rispetto a quel Fare società che caratterizzò la precedente edizione. Non è più il tempo d’essere ‘soltanto’ cittadini consapevoli, è un lusso che non ci possiamo più permettere. Mentre una parte del Paese è stata immobile a contemplarsi nella sua indignazione, un’altra parte ne ha approfittato per recidere le radici più profonde di quell’indignarsi e sotterrarle in una fossa comune con il pudore e l’etica.

In nessuna democrazia, solo per fare un esempio, un candidato alle elezioni poli­tiche – pluriindagato e condannato per reati anche gravi – avrebbe, impunemente, potuto dire che la magistratura è peggio della mafia senza creare un moto popolare di forte dissenso.

Nello stesso periodo in cui, decine di migliaia di persone come accade ininterrottamente dal 1995, si ritroveranno per fare memoria delle oltre 900 vittime innocenti di mafia.

Un uomo condannato per corruzione, che si candida a Presidente della Repubblica mentre definisce eroe un mafioso sarebbe, in un Paese normale, fuori da qualsiasi consesso democratico.

Cacciato con ignominia dalla reazione civile, la rosa scarlatta della democrazia lo segnerebbe a vita come indegno.

Non In Italia. Non oggi. Non possiamo più nasconderci: se poco meno di un terzo di italiani vota un uomo così, non può che esserne complice.

Siamo d’altronde complici quando evadiamo le tasse, quando accostiamo l’auto alla donna costretta a prostituirsi sulla statale, quando giochiamo alle slot machine di dubbia provenienza, quando acquistiamo l’hashish dal piccolo spacciatore («tanto è una droga leggera…»), quando paghiamo per ottenere un posto che ci spetta in un ospedale. Siamo complici, null’altro che complici. Delle mafie, dei corrotti, di quelle massonerie con il colletto bianco e la giacca grigia che non sappiamo nemmeno definire perché tanto c’è ancora da capire. Le mafie si sono evolute in questi ultimi vent’anni, sono meno ‘epiche’ ma sicuramente più corrosive. Capaci di infiltrarsi nei settori dell’economia, senza molta distinzione fra legale e illegale, abili come sono a mischiare queste due realtà. Le organizzazioni criminali si avvantaggiano nella società, non solo grazie ai complici o a coloro che sono indifferenti, ma anche grazie al ruolo degli ‘indignati ma immobili’.

Si pensi alla vicenda della confisca dei beni ai mafiosi e a tutti quei parlamentari, anche onesti, che si sono prestati, nelle scorse legislature, a indebolirne la straordinaria valenza, proclamando l’ineluttabilità della vendita di questi beni o ancorando la riforma della legge sulle vittime di mafia alle retrovie delle proposte, relegando i familiari a quello che in fondo per qualcuno sono: testimoni di una memoria che non sempre si vuol riportare. Combattere le mafie senza una reale prospettiva sugli strumenti di lotta significa essere immobili anche se, a parole, la lotta c’è. E così, mentre bruciano poli scientifici d’eccellenza e l’usura diventa quasi la risposta più organica alla crisi del commercio, sentiamo con la Carovana, ancora una volta, l’esigenza di riprendere il cammino e dare voce a quelle vertenze territoriali che rappresentano i mille modi diversi per costruire società alternative alle mafie e al malaffare. Per riprendere a raccontare che non esistono solo le cose cattive ma ci sono le buone pratiche, c’è un sacco di gente, in giro per questo Paese, che se rimane senz’acqua sa che deve andare a prenderla al pozzo e che, se il secchio è forato, dovrà fare un viaggio in più. Sappiamo che il secchio è davvero forato ma che lamentarsi non serve a chiudere i fori ed impedire che l’acqua esca tutta. A noi quei 500 miliardi che le mafie e i corrotti sottraggono alle qualità e alla serenità delle nostre vite, proprio non stanno bene. Ecco, noi saremo in Carovana anche per riprenderci quei soldi e per dire che sapremmo usarli meglio. Perché sappiamo che, attraverso i nostri rappresentanti, questo Paese lo governiamo tutti. Allora la Carovana di Arci, Libera, Avviso pubblico con Cgil, Cisl, Uil e Ligue de l’enseignement, camminerà anche per raccontare le belle storie delle cooperative che gestiscono i beni confiscati o gli amministratori virtuosi che migliorano la propria comunità. E se i soldi si spendono meglio, ci può essere più lavoro e più giustizia sociale, per tutti.

info: cobianchi@arci.it