La Libertas sollecita le istituzioni ad attuare una rivoluzione copernicana dall’emergenza endemica alla cultura della prevenzione

Dissesto idrogeologico e sismicità cronica divorano il patrimonio naturale e l’identità culturale del territorio. La “dominant class” deve compiere, con un alto senso di responsabilità e di consapevolezza, un salto di qualità per tutelare le prestigiose radici demo – etno – antropologiche del nostro Paese. La ricostruzione non restituisce i reperti del folkore, i manufatti della cultura popolare, i siti della memoria storica, gli spazi vetusti dell’aggregazione sociale. Scompare irreversibilmente una testimonianza ancestrale di civiltà ed uno straordinario retaggio di valori.

I media bombardano il remake di una lunga, tragica litania (Irpinia, Valle del Belice, Friuli, Valnerina, Basilicata, Umbria, Abruzzo, Emilia, ecc.). Scorre impietoso il “déjà vu” di comunità divelte, corpi martirizzati, bambini traumatizzati, anziani inebetiti, monumenti sbriciolati, chiese ferite, scuole “ristrutturate” che si accartocciano come icone emblematiche di un radicato ed indelebile sistema corruttivo. Il sipario cala sulle rituali e demagogiche esternazioni dei politici che solidarizzano, sostengono, condividono, ecc. In prima linea, come sempre, i veri protagonisti delle emergenze idrogeologiche e sismiche che deturpano la morfologia del territorio: i volontari che affiancano le forze istituzionali (protezione civile, vigili del fuoco, forze armate, polizia, carabinieri, unità cinofile, ecc.). Presenti anche i volontari della Libertas e gli operatori dell’AVIS (Associazione Volontari Italiani Sangue). E’ stato un proficuo collaudo per le due associazioni che recentemente hanno sottoscritto un protocollo di intesa.

La Libertas sollecita la “lentocrazia” del nostro Paese che continua a tergiversare sulle norme per la progettazione secondo criteri antisismici. L’iter delle NTC (Norme Tecniche per le Costruzioni) ha avuto un sussulto in occasione del sisma in Abruzzo. Esaurito lo sciame sismico si è anche rallentato lo sciame delle volontà politiche e delle buone intenzioni. Il lavoro dei tecnici del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – organo consultivo del Ministero delle Infrastrutture – procede tra frenate e ripartenze intercalate da lungaggini burocratiche. Una bozza, approvata a novembre 2014, è parcheggiata nei cassetti ministeriali mentre si avverte l’emergenza – non più procrastinabile – di un capillare intervento preventivo per mettere in sicurezza il patrimonio del nostro Paese a cominciare dalle strutture scolastiche.

Enrico Fora – ufficiostampa@libertasnazionale.it

 

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