Buone Notizie – Terzo settore: le nostre richieste ai candidati – 21 maggio 2019

Europa al voto /1 Cosa chiede il non profit

Manifesti, documenti, appelli raccolgono idee per una Unione più giusta. Si sollecita un cambio di passo: non più fondi a pioggia ma investimenti mirati. E azioni per occupazione, inclusione, reddito minimo, disabilità, minori 

di Giulio Sensi

(Buone Notizie del 21 maggio 2019)

C’è un’Europa più giusta: non manda solo fondi a pioggia nelle aree più svantaggiate, ma investe nell’economia civile, crea lavoro e inclusione e riduce il divario fra ricchi e poveri. Questa Europa ancora non esiste, però è quella che chiedono le reti delle associazioni, del Terzo settore e delle realtà filantropiche. In queste settimane stanno facendo sentire la loro
voce, rivolgendo proposte ai candidati alle elezioni del 26 maggio. L’appello per un «civil compact» – da affiancare al più freddo «fiscal compact» – lanciato dalle colonne di Buone Notizie il 23 aprile dal direttore di Aiccon Paolo Venturi ha aperto un ampio dibattito, con prese di posizione di realtà del Terzo settore e candidati. «Il civil compact -spiega Venturinon
va visto però in chiave difensiva. Se il fiscal compact è stato pensato per dare stabilità all’Europa, il civil va visto come leva di sviluppo nell’economia civile».
La competitività non passa solo attraverso l’equilibrio dei conti, ma da una significativa presenza di relazioni fra soggetti pubblici e privati. Il passaggio da fare – aggiunge Venturi- è uscire dalla «logica del sociale» con fondi a pioggia e investire in una filiera di soggetti politici ed economici: «Un esempio? Un conto è mandare soldi da spendere, spesso male, a Regioni e
Comuni; un altro è sostenere nelle aree a minor capitale sociale la crescita di imprese sociali o cooperative di comunità che creano lavoro, inclusione e impatto. Passare da una logica redistributiva a una produttiva».

«Serve un impegno serio»
Al centro delle richieste rimane il cosiddetto «pilastro europeo dei diritti sociali» nato su spinta soprattutto di Italia e Francia al summit di Goteborg a fine 2017. Il «Social pillar» prevede azioni per favorire pari opportunità nell’accesso all’occupazione, condizioni di lavoro eque, protezione sociale e inclusione. E rafforzare la dimensione sociale dell’Unione è proprio la prima delle richieste rivolte dal Forum Nazionale del Terzo settore ai candidati e inserite nel manifesto «L’Europa in cui crediamo: sostenibile, equa e solidale».
«È il tema più rilevante – sostiene la portavoce del Forum Claudia Fiaschi- da cui discendono anche tutti gli altri. Chiediamo che ci sia un reale monitoraggio e vengano utilizzati anche i criteri con cui è stata impostata l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. È positivo il fatto che su questo pilastro sia stata trovata un’intesa, ma ora serve un impegno serio dei governi
nazionali per fissare gli obiettivi concreti».
Il Forum del Terzo settore ha formulato una serie di richieste contenute in nove punti tematici, tra i quali «mettere l’economia sociale al centro delle politiche di welfare», «ampliare il Fondo sociale europeo nel nuovo ciclo di bilancio 2021/2027», «introdurre un sistema fiscale ad hoc per le imprese sociali», «promuovere norme che favoriscano il volontariato anche durante l’orario di lavoro». Fra le altre richieste del Forum anche il reddito minimo, più sostegno alle persone con disabilità, più fondi contro la povertà, in particolare dei minori, piena attuazione degli Accordi di Parigi sul clima, cambio radicale delle politiche sull’immigrazione con la riforma del regolamento di Dublino e creando canali migratori regolati, ordinati e sicuri, investimenti in educazione e cultura. «Tutto questo -aggiunge Fiaschi- con un ruolo forte del civismo attivo e dell’economia civile di cui l’Italia è un esempio europeo».

Un’economia più inclusiva è anche una delle richieste all’Europa rivolta dai giovani innovatori italiani con un manifesto in dieci punti firmato dall’Angi, l’Associazione italiana giovani innovatori. «Innovazione sociale, digitale, lavoro e supporto ai giovani e al mondo delle imprese – spiega il presidente Gabriele Ferrieri- devono essere al centro dell’agenda politica europea». Fra le proposte un network universitario unico con formazione e competenze certificate a livello europeo e il sostegno alla nascita di reti di impresa e startup innovative.

La voce del 19 per cento di cittadini dell’Unione europea che fanno volontariato è stata raccolta dalla campagna «Vote Volunteer Vision», lanciata dal Centro europeo per il volontariato (Cev) e ripresa in Italia da CSVnet. Il Coordinamento dei Centri di servizio al volontariato ha chiesto ai candidati due impegni concreti per il sostegno del volontariato in Europa, attraverso la sottoscrizione dei contenuti del documento base della campagna e, se eletti, la promozione di un intergruppo parlamentare sul volontariato. Fra le richieste lo sviluppo delle infrastrutture del volontariato per fare in modo che esso possa supportare l’attuazione delle politiche europee, come il Pilastro dei diritti sociali o l’Agenda 2030 e la garanzia di standard qualitativi per le aziende e i dipendenti coinvolti nel volontariato di impresa.

«Mettere le risorse a sistema»
Mettere a sistema tutte le risorse per ridurre le diseguaglianze è anche il cuore del «Manifesto della Filantropia – Per un’Europa migliore. Risorse private per il bene comune» lanciato da Dafne (Donors and foundations network in Europe) con Efc (European foundation centre) e sottoscritto in Italia da Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria, e da Assifero, che raccoglie fondazioni, enti filantropici e altri soggetti non profit di natura privatistica. Il mondo della filantropia istituzionale conta in Europa 148mila fra enti donatori e fondazioni, 50 miliardi di euro di stanziamenti annuali e un patrimonio di 400 miliardi di euro. Un manifesto che propone quattro azioni chiave: più riconoscimento della filantropia, iniziando a coinvolgerla nell’attività legislativa dell’Unione Europea e dei vari Stati membri; il supporto alla cooperazione transfrontaliera fra organizzazioni; la semplificazione della legislazione di settore per potenziare l’impatto delle risorse stanziate; la previsione di risorse e strumenti finanziari dedicati per promuovere e sostenere l’attività delle istituzioni filantropiche.