Decine di organizzazioni internazionali escluse da Israele
04 Gennaio 2026
La Piattaforma Medio Oriente e Mediterraneo, AOI, CINI e Link2007, hanno scritto al Ministro Tajani e al Governo italiano
Decine di organizzazioni internazionali escluse da Israele: le reti della società civile italiana AOI, CINI – Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali, Link 2007 e la Piattaforma delle Organizzazioni della Società Civile in Medio Oriente e Mediterraneo hanno inviato una lettera formale al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e all’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) per denunciare le gravi restrizioni imposte dal Governo israeliano all’operatività delle ONG internazionali nei Territori Palestinesi Occupati.
Secondo le informazioni disponibili e le dichiarazioni ufficiali rese pubblici dalle autorità israeliane[1], decine di organizzazioni non governative internazionali hanno già visto negata o non rinnovata la propria registrazione. Il numero è destinato ad aumentare, come emerge dalle ulteriori decisioni di rigetto recentemente adottate.
Si tratta di ONG umanitarie di primo piano, attive da decenni nei settori della salute, della protezione, dell’educazione, dell’assistenza alimentare e dell’acqua e sanificazione, molte delle quali operano in partenariato diretto con organizzazioni italiane e nell’ambito di interventi finanziati da AICS e da altri donatori istituzionali europei.
Le reti firmatarie denunciano che il nuovo quadro normativo israeliano sulla registrazione delle ONG internazionali è iniquo, sproporzionato e fortemente discrezionale, e consente l’esclusione delle organizzazioni sulla base di criteri vaghi e non verificabili.
Particolare preoccupazione suscita il recente comunicato del Ministero israeliano per la Diaspora e la Lotta all’Antisemitismo, che assimila l’azione umanitaria a una possibile copertura per attività terroristiche, delegittimando l’intero settore umanitario attraverso accuse gravi formulate al di fuori di procedimenti giudiziari indipendenti.
Un approccio che mette seriamente a rischio i principi di neutralità, imparzialità e indipendenza dell’azione umanitaria, e che rischia di compromettere ulteriormente l’accesso agli aiuti per una popolazione già colpita da una crisi umanitaria senza precedenti.
Le restrizioni israeliane hanno un impatto diretto sulla Cooperazione italiana. Numerose ONG italiane, finanziate da AICS, operano infatti nei Territori Palestinesi Occupati in partenariato con ONG internazionali oggi escluse o sospese.
Ciò comporta:
- interruzioni operative e ritardi nei progetti;
- rischi di inadempienza contrattuale;
- impossibilità di raggiungere determinate aree o comunità;
- un indebolimento concreto dell’efficacia degli interventi finanziati con fondi pubblici italiani.
Senza un intervento politico-diplomatico deciso, esiste il rischio concreto che risorse già stanziate non possano essere utilizzate conformemente alle finalità approvate, con gravi conseguenze per le popolazioni beneficiarie.
Nella lettera inviata a MAECI e AICS, le reti della società civile chiedono che il Governo italiano:
- richieda formalmente a Israele la sospensione immediata delle misure adottate contro le ONG internazionali;
- difenda il pieno rispetto dell’operatività umanitaria, respingendo ogni indebita assimilazione tra azione umanitaria e terrorismo affinché la popolazione possa ricevere l’assistenza di cui ha urgentemente bisogno;
- tuteli l’efficacia degli interventi finanziati dalla Cooperazione italiana;
- si attivi in sede europea e multilaterale per la salvaguardia dello spazio umanitario nei Territori Palestinesi Occupati.
In quanto Potenza occupante, Israele ha l’obbligo, ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario e in particolare della IV Convenzione di Ginevra, di facilitare – e non ostacolare – l’accesso umanitario. Tali obblighi sono stati ribaditi anche da recenti pronunciamenti della Corte Internazionale di Giustizia e dalle Nazioni Unite.
“Non si tratta di casi isolati, ma di una politica sistematica di restrizione dello spazio umanitario. Impedire l’operatività di decine di ONG internazionali significa colpire direttamente il diritto dei civili a ricevere assistenza salvavita e compromettere l’azione della cooperazione internazionale, inclusa quella italiana. L’intero sistema internazionale dell’aiuto umanitario è a rischio”. Dichiarano AOI, CINI, LINK e la Piattaforma Medio Oriente e Mediterraneo















