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Dal carcere al volontariato. A Pavia avviati 47 progetti

CarceriNel primo anno di sperimentazione sono stati attivati 47 percorsi, con il coinvolgimento di 15 realtà associative: è il progetto di giustizia riparativa realizzato sul territorio di Pavia e provincia grazie alla collaborazione tra il Centro di Servizi per il Volontariato provinciale e l’Ufficio esecuzione penale esterna (Uepe).
Tra novembre 2012 e dicembre 2013, il CSV ha esaminato 22 progetti socio-educativi di giustizia riparativa, proposti dall’Uepe, e 25 richieste di persone interessate a svolgere attività di pubblica utilità. Su 9 progetti già conclusi, in 4 casi le persone coinvolte hanno deciso di proseguire l’attività di volontariato nelle associazioni che le hanno ospitate.
Questo primo anno di attività ha confermato il valore positivo di queste esperienze, anche in relazione ai dati nazionali secondo cui il 70% di chi, a vario titolo, viene inserito in percorsi educativi/rieducativi non reitera il reato – spiega il CSV – La giustizia riparativa e i lavori di pubblica utilità rappresentano, nell’ambito dello stato di sovraffollamento e degrado in cui versano le carceri italiane, una possibilità concreta offerta al reo per riparare, nei limiti del possibile, le conseguenze del reato, oltre che per risanare, non solo risarcire, il danno provocato nei confronti della comunità“.
Queste esperienze possono essere “un’occasione di cambiamento e di riflessione su di sé per molti di questi soggetti” spiega il CSV, tanto che in molti territori è aumentato il numero di progetti realizzati dalle amministrazioni penitenziarie in collaborazione con le associazioni.
Uno di questi è proprio quello di Pavia, dove il protocollo stipulato ha facilitato l’inserimento, all’interno delle organizzazioni di volontariato, di persone che hanno ricevuto una condanna lieve (ad esempio per guida in stato di ubriachezza) e che accanto ad una pena alternativa al carcere, devono o vogliono svolgere un’attività di volontariato riparativa del danno a favore della collettività.
Tuttavia, non mancano le difficoltà nel realizzare questo tipo di iniziative, come ad esempio gli adempimenti burocratici ritenuti troppi lunghi. “I tempi sono ormai maturi per migliorare le procedure e la tempistica per la realizzazione di questi progetti – aggiunge il CSV – in molti casi infatti abbiamo riscontrato un lasso di tempo eccessivo (anche oltre un anno) per formalizzare la disponibilità da parte dell’associazione ospitante e l’effettivo inizio delle attività concordate, provocando diverse difficoltà nella programmazione delle attività da parte delle associazioni ospitanti e varie lungaggini burocratiche“.

Fonte: CSVnet

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