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Messaggio di Sergio Mattarella al Forum del Terzo Settore, il 3 dicembre 1999

MattarellaIl 3 dicembre del 1999 Sergio Mattarella‬, neo eletto Presidente della Repubblica e allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri,  scrisse un lungo intervento per il Forum del Terzo Settore, in occasione degli “Stati Generali” del terzo settore. Allora il Portavoce del Forum era Edoardo Patriarca.

 

“Abbiamo già avuto occasione di incontrarci e dalle vostre discussioni ed esposizioni, frutto di lunghe e molteplici esperienze e di un impegno personale, in questa zona di frontiera tra pubblico e privato, tra economico e “civile”, tra leggi di mercato e impulsi etici ed umanitari, si traggono sempre motivi di riflessione; insieme, naturalmente, a critiche, proposte, denunce. E penso che tutto ciò sarà presente, oggi nel Vostro dibattito, dato che l’oggetto di questi “Stati generali” del Terzo Settore sono i rapporti con la sfera politica e con la pubblica amministrazione in questa fase di transizione dall’occasionalità alla maturità. E questo carattere operativo e propositivo del Vostro Convegno, accresce in me il rammarico di non poter essere presente e seguire i Vostri lavori.

Ho però grande interesse a conoscere il senso del Vostro dibattito, le conclusioni e le proposte, in modo che se ne possa tenere conto anche in sede politica e normativa. Mi auguro che sia possibile incontrarsi, nei prossimi giorni, per valutare proposte e definire iniziative.

L’interesse del Governo, e quello mio personale, nasce infatti dalla convinzione e dalla constatazione del ruolo cruciale che il Terzo Settore sta svolgendo nel mondo occidentale e delle sue prospettive. Ruolo cruciale sotto l’aspetto culturale, democratico, economico, sociale; ruolo cruciale perché crocevia di pulsioni personali ed interessi economici; ruolo cruciale, perché incontro di convinzioni ideologiche, espressioni locali, tradizioni delle più diverse etnie che in ogni Paese oggi si sovrappongono.

Il punto è come favorire l’espansione del Terzo Settore senza condizionamenti o indirizzi che potrebbero, nel primo caso, ingessarlo, nel secondo caso, incoraggiarne scelte verso aree di intervento e obiettivi di maggiore convenienza economica. In questo senso è estremamente delicata ogni decisione sul piano normativo e il Vostro supporto può essere di grande utilità. Di fatto, la regolamentazione è rimessa ad alcuni articoli del Codice Civile, di cui sono a gran voce richieste modifiche che già sono allo studio, ed al Decreto Legislativo n. 460/1997 sulle ONLUSS, che ne affronta tuttavia solo i risvolti tributari. E’ anche in discussione, alla Camera, un Disegno di Legge sulle associazioni di promozione sociale, che ha già provocato un ampio dibattito.

Quale è la posizione del Forum, quali i suoi suggerimenti? E’ mia convinzione che occorra una legislazione a maglie larghe; per non contraddire gli elementi di innovazione, sperimentazione, adattabilità alle concrete e mutevoli domande che provengono dalla società, che costituiscono l’essenza naturale dei soggetti del Terzo Settore. Ma, certamente, non si potranno trascurare norme di comportamento, tutela dei terzi, garanzia di parità di azione nei confronti dei destinatari di servizi e prestazioni, individuazione di piani di responsabilità.

Pur avendo dimensioni inferiori a quelle registrate in altri Paesi avanzati, il Terzo Settore assorbe ormai in Italia il 2% dell’occupazione totale, ed è in continua espansione, specialmente nei tre settori che sono, almeno attualmente , trainanti: assistenza sociale, sanità, istruzione, nei quali associazionismo, cooperative sociali, volontariato, svolgono un’azione indispensabile al fianco dei soggetti pubblici. Azione che, nel Welfare mix italiano, è destinata a crescere per una serie di cause concomitanti: la tensione personale e di gruppo a spendersi per gli altri o, comunque, in funzioni di pubblica utilità, il ridimensionamento dell’impegno pubblico diretto, la frammentazione e personalizzazione dei bisogni, che esigono risposte mirate e non universalistiche, l’aprirsi di nuove frontiere agli interessi umani.

Come politico, per giunta impegnato in un ruolo istituzionale, aggiungo un altro elemento cui annetto preminente rilievo: il Terzo Settore è il luogo privilegiato in cui sussidiarietà e solidarietà si uniscono realizzando momenti di partecipazione (alla vita pubblica, ai problemi degli altri, al rispetto dell’ambiente, delle culture, delle tradizioni) che sono la migliore scuola di democrazia ed un luogo privilegiato di coesione sociale.

Così come, altro elemento che mi piace sottolineare, esso rappresenta il punto di intersecazione tra le ragioni dell’economia e la realizzazione del dono di sé stessi: altruità e gratuità sono elementi propri di comportamenti individuali o di gruppo nei confronti del prossimo, per ricorrere ad una categoria evangelica che ormai è divenuta patrimonio comune dell’Occidente. Quando questi elementi si uniscono ad un metodo di lavoro proprio delle società commerciali, entriamo nel campo dell’economia civile e ci troviamo di fronte al nodo di fondo: i rapporti con lo Stato, in tutte le sue articolazioni, e la relazione tra la natura privata di questi soggetti e la loro funzione pubblica.

Scalvini nella Sua relazione alla Commissione che, nell’ambito della 43° Settimana sociale dei cattolici italiani, si è occupata di “Privato sociale ed economia civile” ha usato un’espressione felice nell’individuare una delle più significative novità di questi ultimi anni: l’irruzione della dimensione economica nella sfera delle iniziative del privato sociale.

Dimensione economica negli scambi, nell’acquisizione delle risorse (diminuzione delle donazioni, passaggio dal lavoro gratuito a quello retribuito), nella cessione dei beni e dei servizi, nell’organizzazione degli Enti che si stanno sempre più dando criteri imprenditoriali. Entrano cioè nei soggetti del Terzo Settore le componenti della efficienza, dell’efficacia e della economicità proprie di ogni corretta gestione di risorse umane, materiali, immateriali; componenti di nuovo ingresso, che si incontrano con il tradizionale “specifico” di questi soggetti: il dono di sé, la gratuità.

Anche sotto questo aspetto il Terzo Settore è, dunque, un crocevia in cui gli elementi chiave della nostra società si incontrano, influenzandosi reciprocamente: partecipazione, sussidiarietà, solidarietà, imprenditorialità, economicità, privata iniziativa, pubbliche funzioni. Con un positivo effetto finale sul servizio agli altri, sulle “buone pratiche” (ecologia, tradizioni locali, ruralità, vicinato, etc.), sul bilancio pubblico, sull’occupazione. Non va trascurato il fatto che è proprio nei servizi alla persona che si sta realizzando un forte incremento dei posti di lavoro sia dipendenti che associati: nel triennio 1993-1996 le sole cooperative sociali hanno avuto un incremento del 27%; l’ultimo censimento di area cattolica dava la presenza di circa 5.000 tra associazioni e fondazioni direttamente o indirettamente collegate con la Chiesa, la Fondazione italiana per il volontariato, adottando criteri molto rigidi, ha schedato circa 13.000 associazioni di volontariato con oltre 450.000 volontari; da una indagine condotta dall’IREF risulta che circa il 35% degli italiani aderisce ad una qualche associazione. Sono cifre a Voi ben note, che sono in continua espansione e la stessa Vostra organizzazione con le sue 88 associazioni è la dimostrazione più evidente della vitalità di questo mondo, cui il Governo dedica la massima attenzione. Ne è prova l’impegno ad attuare i patti sottoscritti nell’aprile del 1998 e nel febbraio di quest’anno. In particolare vorrei assicurare la particolare attenzione del Governo circa l’istituzione e la disciplina dell’organismo di controllo degli Enti non commerciali e delle ONLUS: vorrei a tal proposito fare presente che il relativo schema di regolamento è ormai in avanzata fase di predisposizione da parte del Governo che è sensibile alle esigenze di dotare, in tempi molto brevi il settore del no-profit di tale importante organismo.

Condivido, poi, la centralità dei temi da voi evidenziati della riforma dell’assistenza, della necessità di approvare la legge sull’associazionismo di promozione sociale che appaiono elementi rilevanti della costruzione di uno stato sociale più moderno. La riforma dell’assistenza, come è a voi noto, è all’esame del Parlamento. Tale provvedimento andrà in Aula dopo la finanziaria e sarà approvato nella prima settimana di lavoro parlamentare dopo la pausa di fine d’anno. Da parte del Governo, vi è l’intenzione che questa riforma sia approvata velocemente. Così come vi è la massima attenzione del Governo sulla legge sull’associazionismo di promozione sociale. A tal proposito la tabella A della Finanziaria 2000 nella rubrica del Ministero del Tesoro prevede risorse (circa 100 miliardi) da destinare alla legge sull’associazionismo sociale.

Vorrei ricordare inoltre che per quanto riguarda le associazioni sportive dilettantistiche, l’art. 25 della legge 133/99 ha previsto agevolazioni fiscali in favore delle stesse. Conosco anche le vostre proposte di modifica della legge 266 del 1991. A mio personale avviso tratta di una buona legge e le eventuali proposte di modifica dovrebbero partire dalla necessità di rafforzare l’identità ed il ruolo del volontariato, adeguando la normativa al cambiamento che questo settore ha registrato negli ultimi anni.

Vorrei inoltre precisare che la legge 266/91 ha previsto l’esenzione dall’applicazione dell’IVA per le operazioni effettuate dalle associazioni di volontariato e, che il Ministero delle Finanze ha fornito una interpretazione estensiva di questa disposizione precisando che l’esenzione IVA opera per tutti gli acquisti di mobili registrati. Non è invece possibile, stante il contrasto con la normativa comunitaria, prevedere l’esenzione dall’IVA per l’acquisto di beni strumentali.

Quanto, infine, alla nuova disciplina del servizio civile, vorrei rammentare che, come è a voi noto, il relativo disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri nella sua seduta di venerdì 26 novembre. Circa le risorse finanziarie per il servizio civile, preciso che il combinato disposto degli stanziamenti di cui alla legge 230 del 1998 e l’accantonamento inserito nella Tabella A del ddl finanziaria per il finanziamento della nuova legge, evidenziano un complesso di risorse finanziarie per il servizio civile pari a 220 miliardi per il 2000, 230 per il 2001, 250 per il 2002.

Credo vada ricordato inoltre l’impegno del Governo sul tema del servizio civile per gli anziani, oggetto di un ddl proprio oggi all’esame del Consiglio dei Ministri. Nel ddl tra l’altro, è previsto un trattamento fiscale agevolato per gli anziani che svolgono attività di volontariato.

Passi in avanti sono stati compiuti inoltre per l’estensione delle agevolazioni e degli incentivi già previsti per le PMI anche alle imprese sociali senza scopo di lucro. L’articolo 74 della legge 448 del 1998 dà delega al Presidente del Consiglio di predisporre un apposito decreto che realizzi l’obiettivo sopra menzionato. Il Ministro dell’Industria, dopo una riunione con me e con il Ministro Turco, ha inviato alla Presidenza del Consiglio il testo del regolamento attuativo.

Anche per ciò che attiene gli aiuti siano essi in termine di detrazione o di deduzione fiscale alle famiglie, vorrei ricordare che la Finanziaria in discussione ha previsto l’aumento delle detrazioni per figli a carico, la detrazione fiscale per i figli inferiori a 3 anni; così come il regime fiscale particolare per l’assistenza ai portatori di handicap va nel senso dell’attuazione di quanto stabilito nel protocollo d’intesa del febbraio ’99. Nello stesso senso va collocato l’Atto Camera 62/70 (Legge sulla Parità Scolastica) che, sulla base di un piano nazionale, offre alle Regioni la possibilità di perseguire politiche di diritto allo studio sulla base di borse di studio finanziate tramite detrazioni fiscali.

Passi in avanti sono stati compiuti inoltre sul tema della regolamentazione della figura del “socio-lavoratore”. Come sapete infatti, con atto Senato del 16 settembre 1998, n. 3512, l’allora Ministro Treu, ha presentato un apposito disegno di legge. Anche sul tema del diritto di voto alle amministrative ai cittadini immigrati ricordo che il Parlamento dovrà analizzare il ddl che sul tema presentò il Ministro Napolitano.

Vorrei concludere questi rapidi cenni sugli adempimenti di competenza del Governo ricordando che nel Maggio del 1999 si è tenuta, come previsto nel Protocollo del Febbraio la Conferenza Nazionale sui problemi della popolazione anziana del nostro Paese e che, sul piano della riforma della cooperazione allo sviluppo la proposta di Legge relativa dopo esser stata approvata dal Senato a larga maggioranza sarà portata all’esame della Camera dopo l’approvazione della Legge Finanziaria. Il provvedimento in oggetto contiene significative aperture alla valorizzazione del mondo del volontariato ed importanti novità sul tema della cooperazione decentrata riprendendo così i principi federalisti.

Sono consapevole del lavoro ancora da fare, ma ritengo che da parte del Governo si possa ritenere di aver corrisposto in buona parte a domande ed attese che il Terzo Settore aveva con determinazione rivolto all’Autorità governativa. Vorrei ribadire comunque che per quello che ci compete continueremo a operare per dare piena attuazione agli impegni assunti.

Il passo ulteriore – ma qui esprimo un mio pensiero personale – dovrebbe essere quello di coinvolgere a pieno titolo una rappresentanza del Terzo Settore nei confronti, per la riforma dello Stato sociale. Quando si ha, soprattutto nei servizi sociali e socio-sanitari, ma anche in quelli educativi e formativi, una ampia presenza di forze e di risorse professionali e patrimoniali; e quando si afferma la necessità di uno Stato più leggero – non sul piano finanziario e della responsabilità politica, ma su quello burocratico e gestionale -; bisogna riconoscere a queste espressioni della società civile il loro ruolo di parte costituzionalmente integrante del nostro sistema di Welfare-state. In fondo, quando tutti diciamo di voler passare da uno Stato del “benessere” ad una comunità in cui si realizzi il “bene-essere”, intendiamo proprio questo: coinvolgere tutti i cittadini come singoli e nelle varie formazioni sociali in un modello in cui Stato, Regioni, Enti locali, cittadini concorrano, ciascuno nella sua responsabilità e con la sua missione, alla realizzazione del bene comune.”

Sergio Mattarella

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