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‘Far vincere la scuola’

Sono trentadue le associazioni promotrici dell’appello ‘La Scuola che cambia il Paese’, che ieri pomeriggio hanno presentato un nuovo documento, ‘Far vincere la scuola’, in cui tornano a chiedere la modifica del ddl del governo, l’avvio di un processo di cambiamento positivo e condiviso della scuola italiana e l’apertura di una fase di partecipazione su temi che riguardano la qualità del futuro di tutti i cittadini.

A presentarlo Agenquadri, Aimc, Arci, Auser, Cgd, Cgil, Cidi, Cisl, Cisl Scuola, Edaforum, Exodus onlus, Fnism, Flc Cgil, Forum Terzo settore, Irase, Irsef-Irfed, Legambiente, Legambiente Scuola e formazione, Libera, Link – Coordinamento universitario, Mce, Movimento studenti di azione cattolica, Movimento di impegno educativo di azione cattolica, Proteo fare sapere, Rete della conoscenza, Rete degli studenti medi, Rete29aprile, Uciim, Udu, Unione degli studenti, Uil, Uil Scuola.

“La principale difficoltà che incontra il tentativo del governo di far ripartire un cambiamento positivo nella scuola italiana – si legge in una nota congiunta – è la mancanza di ascolto del mondo della scuola. Noi che rappresentiamo chi nella scuola studia, insegna, partecipa, ci siamo uniti per far sentire la nostra voce critica”.

“Tra le diverse iniziative che stiamo mettendo in campo per cambiare il disegno di legge del governo – prosegue – abbiamo ritenuto fosse utile dar voce a esponenti mondo della cultura e a protagonisti dell’innovazione educativa. Il punto di vista degli intellettuali che studiano e pensano la scuola e di chi quotidianamente è impegnato a migliorarla dovrebbe essere un riferimento indispensabile per una riforma autentica. Così non è stato, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.

“Le brevi dichiarazioni che stiamo raccogliendo – sottolineano – sono unite dalla condivisione della necessità di rilanciare il processo riformatore del sistema educativo italiano, ma evidenziano limiti ed errori nel disegno di legge e propongono cambiamenti: ‘Riforma sì ma non così’ ci dicono, come i tanti protagonisti delle manifestazioni che riempiono le piazze italiane in questi giorni”.

“Quando il processo riformatore tornerà a essere partecipato e condiviso queste voci dovranno essere ascoltate in modo disteso e compiuto”, concludono.

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