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“Le radici del futuro”: i piccoli Comuni al centro del rilancio dell’Italia

Se solo un quarto delle superfici coltivate abbandonate negli ultimi venti anni fosse riutilizzato in modo innovativo oggi si avrebbero 125mila nuove aziende agricole (di 12 ettari ognuna). Se i posti letto dei Comuni fino a 5mila abitanti fossero utilizzati secondo la media nazionale (21,9% invece dell’attuale 18,2%), il fatturato indotto del turismo sarebbe di 1,84 miliardi di euro, con l’attivazione di circa 33.400 unità di lavoro.

Di piccoli Comuni, innovazione sociale ed economia del Paese si è parlato all’appuntamento “Le radici del futuro”, che si è svolto il 1 giugno presso il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. L’incontro, alla presenza del ministro Dario Franceschini, della presidente di Legambiente Rossella Muroni, del presidente di UNPLI Antonino La Spina e di molti altri, tra cui sindaci di piccoli borghi, si è tenuto alla vigilia della festa dei piccoli Comuni “Voler Bene all’Italia”, promossa da Legambiente insieme a un vasto comitato dal 2 al 4 giugno, con il contributo di Menowatt Ge. E’ stato inoltre l’occasione per presentare l’ottavo rapporto nazionale “Piccoli Comuni”.

 

“I borghi, già oggi – ha dichiarato Rossella Muroni, presidente di Legambiente – pur soffrendo in tanti casi di calo demografico e rarefazione dei servizi basilari, concorrono allo sviluppo di strategie per ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche e per creare un ‘sistema Italia’ capace di generare competitività e miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Le potenzialità che l’indagine che presentiamo oggi pone all’attenzione lasciano capire come la distanza per recuperare il disagio insediativo e produttivo di questo pezzo di Paese non è irrecuperabile, indicando anche la via di cui l’Italia ha bisogno per garantire attraverso serie politiche di forte riequilibrio territoriale la qualità produttiva paesaggistica e attrattiva che le invidiano in tutto il mondo”.

L’ottavo rapporto nazionale Piccoli Comuni a cura di Sandro Polci e Roberto Gambassi, oltre a restituire un’analisi puntuale dello stato dei territori italiani dei piccoli Comuni, si concentra infatti quest’anno su tre opportunità – quella residenziale, quella agricola e quella turistica – per contrastare, secondo criteri di economia circolare, lo spopolamento, l’invecchiamento e la denatalità di ampia parte del territorio. Con una chiave di lettura che rompe e capovolge lo scenario attuale di disgregazione dei borghi, i numeri, analizzati in prospettiva, tracciano, infatti, quelli che potrebbero essere i risultati di azioni, concrete e fattibili su questi tre fronti.

Nei piccoli Comuni si conta circa una casa vuota ogni due occupate. Un patrimonio abitativo che rappresenta un’opportunità di riuso sociale, di recupero edilizio e turistico che potrebbe essere utilmente impiegata per nuova residenzialità, anche sul fronte dell’accoglienza dei migranti.  Solo puntando sul 15% del patrimonio abitativo disponibile si potrebbero ospitare 300mila nuovi cittadini e invertire il tragico calo demografico a cui sono condannate queste aree, oltre a produrre con opere di adeguamento 2 miliardi di giro di affari nel settore della rigenerazione urbana e 30mila nuovi addetti da impiegare.

Considerato anche il ritorno di giovani all’agricoltura, l’exploit di prodotti di eccellenza italiana sul mercato internazionale, il connubio tra la filiera agroalimentare e l’attrattività turistica enogastronomica, che oggi possono divenire un sistema coordinato, stiamo parlando di un’economia della bellezza, che già in Italia produce 1 euro su 6 del fatturato nazionale (indagine Prometeia). In una proiezione studiata sui trend della vicina Francia – che sui comparti dei consumi alimentari e del turismo, cioè le maggiori vocazioni dei territori minori fa meglio di noi – si potrebbe sviluppare per l’Italia dei borghi sotto i 5mila abitanti un fatturato aggiuntivo di 1,6 miliardi per quasi 30 mila unità di lavoro.

Invertire il trend, dunque, è possibile e oggi diventa una questione fondamentale, se si considera che l’Italia è il Paese più vecchio in Europa e che il picco di cittadini over 65 è proprio nei piccoli Comuni. In particolare, in quelli sotto i 2mila abitanti, gli over 65 sono attualmente al 25,5% (a fronte del 21,4% nazionale) con una crescita stimata al 30% nel 2020 (nazionale al 27%) e al 34% nel 2030: in pratica, un anziano ogni 3 persone e 3 anziani per ogni bambino. Ma esperienze innovative stanno dimostrando che i piccoli Comuni sono la terra ideale di quella green society che vuole e sa realizzare un’economia solidale, circolare e rispettosa delle risorse.

Perché una festa dei piccoli Comuni, ma anche perché un Anno dei Borghi, ce lo dice anche l’appello ai cittadini italiani, promosso da Legambiente e dalla rete di Borghi Autentici d’Italia, “affinché sia posto all’attenzione della opinione pubblica, delle istituzioni e di tutte le forze politiche, economiche e sociali il tema del futuro dei borghi italiani”.

Il testo propone azioni concrete per migliorare la qualità della vita nei borghi e, nel rivendicare con forza le potenzialità dei piccoli Comuni per il futuro del Paese, definisce gli “argomenti cruciali di questa ‘Italia speciale’. Una realtà che costituisce il 55% del territorio nazionale e su cui vive oltre il 16% della popolazione del Paese, e che deve essere messa in condizione di avere una parte da protagonista attiva della crescita e del miglioramento futuro del Paese”.

 

Tutte le iniziative di Voler Bene all’Italia sono consultabili su http://www.piccolagrandeitalia.it/

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