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Italiani e risparmio, l’indagine Acri su abitudini e fiducia nel futuro

In occasione del 31 ottobre, 93esima Giornata mondiale del risparmio, Acri (Associazione Fondazioni e Casse di Risparmio) pubblica il report realizzato insieme a Ipsos “Gli italiani e il risparmio”, che indaga  la situazione economica delle famiglie, il tasso di fiducia in un miglioramento futuro e le abitudini al consumo e al risparmio.

Il 2017, si legge nel report, mostra un “lento ritorno alla normalità”: paura e preoccupazioni, pur ancora presenti, stanno lasciando spazio a un atteggiamento più tranquillo e fiducioso nel futuro. Anche se permangono forti differenze, soprattutto territoriali: mentre nel Nord Ovest si registrano i principali segni di ritornata fiducia, nel Sud questi segni sono molto poco presenti, quando non del tutto assenti. Complessivamente, il numero dei fiduciosi sul miglioramento della propria situazione personale è nettamente superiore a quello degli sfiduciati (12% gli sfiduciati, 22% i fiduciosi, saldo +10 a favore di questi ultimi come lo scorso anno), anche se il 64% degli intervistati non si attende cambiamenti della propria situazione economica. Il maggior recupero di fiducia si registra tra gli individui fra i 31 e i 44 anni, con un saldo positivo superiore alla media della popolazione (+19) e un aumento di 9 punti percentuali rispetto al 2016 (era +10).

La situazione economica delle famiglie mostra un trend positivo, dopo l’interruzione dello scorso anno: quelle colpite direttamente dalla crisi sono meno di una su cinque (19% contro il 28% del 2016). Questa situazione determina un netto miglioramento in termini di soddisfazione rispetto alla propria situazione economica, che torna ai massimi del periodo post-Euro. Oggi i soddisfatti superano gli insoddisfatti (sono il 56% contro il 44% di insoddisfatti), con un incremento di 5 punti percentuali rispetto al 2016. Da un’attenta analisi emerge, però, un’Italia divisa: il miglioramento è concentrato nel Nord, soprattutto nel Nord-Ovest (oggi c’è il 69% di soddisfatti, 16 punti in più del 2016, mentre nel Nord-Est i soddisfatti sono il 64%, 6 punti in più del 2016). Il Centro e il Sud invece arretrano lievemente (-3 punti percentuali), dove i soddisfatti sono il 52% al Centro e il 43% al Sud. Inoltre si allarga la forbice tra chi se la cava e chi rimane in seria difficoltà. Rimangono, infatti, costanti coloro che si trovano in una situazione di grande insoddisfazione: negli ultimi tre anni sono stabilmente al 15%.

Nel complesso, considerando l’andamento dei vari indicatori rilevati (personale, territorio, Italia, Ue e mondo) si assiste a una ripresa di ottimismo (+2% rispetto al -6% dello scorso anno), trainata, oltre che dalla percezione legata al futuro personale, anche da una rinata fiducia nel futuro del proprio territorio (saldo +3), specie nel Nord, e da aspettative nettamente migliori circa l’economia europea (saldo +5 contro il -10 del 2016). Se si riduce la negatività circa il futuro dell’Italia (con un saldo tra fiduciosi e sfiduciati che va dal -12 del 2016 al -4 del 2017), è la situazione internazionale a destare minore entusiasmo e una crescente preoccupazione (+1 di saldo positivo, era +3 nel 2016).

In uno dei momenti più difficili per l’Ue, gli italiani divengono meno negativi rispetto all’Unione. Pur criticando l’eccesso di regole (il giudizio è negativo per il 56%), ne valutano la positività più che nel recente passato. Quelli che hanno fiducia nell’Unione Europea (il 51%) tornano a essere maggioritari, seppure di poco. Però, coloro che non hanno per niente fiducia (il 24%) sono molti di più di coloro che hanno grande fiducia (il 17%). D’altra parte, però, senza l’Unione Europea l’Italia sarebbe più arretrata (62% vs il 30% che pensa il contrario, l’8% non si esprime) e meno importante sulla scena internazionale (60% vs il 31% che pensa il contrario, il 9% non si esprime), avrebbe un minore livello di sicurezza (54% vs il 37% che pensa il contrario, il 9% non si esprime) e meno giustizia sociale (51% vs il 34% che pensa il contrario, il 15% non si esprime); per i più sarebbe anche più povera (48%), ma sono molti coloro che la pensano diversamente: il 41% ritiene che sarebbe più ricca, l’11% non si esprime. Inoltre cresce (dal 25% al 26% nell’ultimo anno) l’importanza percepita dell’Europa nei prossimi 20 anni; e il numero di coloro che ritengono l’Euro uno svantaggio fra 20 anni diminuisce significativamente: sono il 33% (erano il 36% nel 2015, il 42% nel 2016) anche se oggi circa 2 italiani su 3 ne sono insoddisfatti.

Il numero di italiani propensi al risparmio rimane estremamente elevato: sono l’86% (nel 2016 erano l’88%), di questi sono il 37% quelli che non vivono tranquilli senza mettere da parte qualcosa, il 49% coloro che ritengono sia bene fare dei risparmi senza troppe rinunce. Torna ai livelli pre crisi la quota di coloro che preferiscono godersi la vita senza pensare a risparmiare: sono il 12% (+1 punto percentuale sul 2016). Dopo quattro anni consecutivi di crescita, diminuisce di 3 punti percentuali la quota di italiani che affermano di aver risparmiato negli ultimi dodici mesi: passano dal 40% del 2016 al 37% attuale e aumentano coloro che consumano tutto il reddito (41%, erano il 34% nel 2016). Al contempo diminuiscono le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 25% del 2016 al 21% attuale, perché decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 19% dello scorso anno al 16% attuale) e diminuisce lievemente anche chi ricorre a prestiti (sono il 5% contro il 6% del 2016). Tra coloro che hanno risparmiato di più nel 2017 ci sono i giovani (il 41%) mentre le persone fra 31 e 44 anni hanno risparmiato meno (6 punti meno della media della popolazione).

Per il 65% degli italiani il risparmio significa attenzione alle spese superflue e agli sprechi: è un atteggiamento di vita, un’attenzione che parte dalle piccole cose e arriva alle più grandi, piuttosto che una costante rinuncia. Si risparmia per il futuro, per tutelarsi personalmente (37%) o – per chi ha figli – per poter pensare al loro futuro (25%). La preoccupazione per il futuro è confermata dal fatto che il 71% dei lavoratori è preoccupato per il proprio domani dopo la pensione. Tra gli altri motivi per cui si risparmia, il 14% – specie i più giovani – lo fa perché ha in mente un progetto personale, l’8% per un atteggiamento etico, il 7% perché si sente portato come indole, il 4% perché ha in mente un progetto imprenditoriale e vuole avere una propria attività, mentre il 3% perché vi è costretto per ridurre i debiti cumulati. Detto questo, la sensazione degli italiani è che si faccia un po’ meno di ciò che si dovrebbe: si pensa che le generazioni passate abbiano risparmiato assai più di quella presente (84%). Solo l’8% ritiene che l’attenzione al risparmio sia più forte ora e l’8% pensa che sarà più forte nelle generazioni future.

L’80% degli italiani ritiene che il risparmio sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese: il 28% pensa sia fondamentale (in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2016), il 52% lo ritiene importante. Il dato complessivo è in crescita di 3 punti percentuali rispetto al 2016. Inoltre, c’è una quota non trascurabile di individui (il 38%) che sarebbe disposta a usare almeno una parte dei propri risparmi per investire in iniziative sociali, umanitarie, culturali, ambientali, scientifiche o per sviluppare piccole attività economiche (il 23% sarebbe attratto ma non si fiderebbe, il 35% non sarebbe per niente attratto, il 4% non sa cosa pensare). In particolare si vorrebbe sostenere la ricerca scientifica (39%), iniziative sociali e umanitarie (35%), lo sviluppo di imprese del territorio (24%), il recupero ambientale del territorio (20%). Ma chi non si fiderebbe mostra una chiusura abbastanza forte: il 56% afferma che nessun soggetto lo rassicurerebbe a tal punto da dare una parte dei propri risparmi per iniziative sociali, umanitarie, culturali, scientifiche o per sviluppare piccole attività economiche; per gli altri la diffidenza potrebbe essere attenuata dallo Stato (24%), da una banca o da un’assicurazione (12%), da una grande organizzazione pubblica internazionale (10%) e da altri soggetti (5%).

Riguardo ai consumi, per il terzo anno di fila, si nota un miglioramento del clima. L’italiano si conferma attento e volto a ponderare bene le proprie scelte, ma molto più aperto che in passato. Il miglior andamento della situazione personale, le minori preoccupazioni per il futuro immediato, l’affievolirsi dell’ansia di risparmiare a vantaggio di un risparmio senza troppe rinunce testimoniano un Paese che cerca di tornare alla normalità e sembra pronto a sperimentare livelli di consumo più elevati di quelli degli ultimi anni, specie nel Nord Italia. Il consumo compresso nei lunghi anni di crisi sembra si stia per decomprimere, ma non bisogna dimenticare che l’uscita dalla crisi sta avvenendo con una forte polarizzazione tra i consumatori.

Leggi qui il rapporto completo.

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