#Monitoraggio povertà #Normativa

Monitoraggio settimanale sul contrasto alla povertà

A cura del Forum Nazionale Terzo Settore – Ufficio Studi e Documentazione

13/11/2017

 

SENATO

Commissione 5 – Bilancio

  • Esame ddl 2960 (Legge di Bilancio 2018) – Relatori Magda Angela ZANONI e GUALDANI. La norma prevede anche il finanziamento di diversi fondi di interesse: si cita in particolare l’incremento al fondo di contrasto alla povertà, che vie aumentato di 300 mln€ x il 2018, 700 mln€  per il 2019, 900 mln€  per ciascuno degli anni 2020 e 2021. In allegato si invia un Prospetto di sintesi provvedimenti di possibile interesse per il Terzo Settore. Il 6 e 7 novembre si sono svolte  le audizioni in sede congiunta con la Commissione 5 bilancio della Camera. Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto ven 10/11 h. 12.00.

Si segnala cheLa legge di stabilità presentata dal Governo già modificava quanto definito nel decreto di settembre, facendo passi avanti nella direzione del reale universalismo della misura: il disegno di legge prevede che da luglio 2018 non ci siano più categorie di accesso al ReI, tranne l’essere in povertà assoluta e stanzia più risorse, purtroppo ancora insufficienti per raggiungere l’intera platea delle persone in povertà assoluta (la previsione ora è di arrivare a un povero su due contro il 30% che si sarebbe raggiunto con lo stanziamento previsto finora). Ora due emendamenti vanno a perfezionare l’architettura del ReI, prima ancora del suo debutto: un primo emendamento aumenta dal 15% al 20% del Fondo la quota di risorse da destinare obbligatoriamente all’implementazione dei servizi sociali, necessari per rendere concreto il ReI, che prevede non solo una erogazione monetaria ma anche un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa, per uscire dalla condizione di povertà, che va rispettato pena la perdita del beneficio. Fino ad oggi la quota vincolata per rafforzare i servizi sociali territoriali era di «almeno il 15% del Fondo», pari a 262 milioni di euro per l’anno 2018 e 277 milioni di euro a partire dall’anno 2019. Ora l’emendamento alza la quota ad «almeno il 20%». Un secondo emendamento prevede che «al fine di garantire sistematicamente l’infrastruttura sociale della legge e i servizi» richiesta dal ReI come livello essenziale, «possono essere effettuate assunzioni di assistenti sociali in deroga ai divieti e alle limitazioni di nuove assunzioni previste dalla legislazione vigente, anche nel caso in cui l’amministrazione interessata sia in situazione di soprannumerarietà ovvero in condizioni strutturalmente deficitarie o in stato di dissesto». Questo punto era presente nel testo del decreto del ReI entrato il 9 giugno in Consiglio dei Ministri, mentre era scomparso nel testo poi trasmesso dal Governo alle Camere e approvato.” (fonte http://www.vita.it/it/article/2017/11/11/dopo-di-noi-poverta-bonus-bebe-gli-emendamenti-sociali/145069/ )

 

MINISTERO LAVORO E POLITICHE AGRICOLE

Programma annuale di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti

6 novembre 2017 – Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 2 novembre 2017, il Decreto ministeriale 20 luglio 2017   contiene il programma annuale di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti.

Per l’attuazione sono utilizzate le disponibilita’ del «Fondo per il finanziamento dei programmi nazionali di distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti», di cui al comma l dell’art. 58, del decreto-legge del 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazione, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134.

Le spese per la copertura dei costi dei servizi logistici ed amministrativi prestati dalle organizzazioni caritatevoli, di cui all’art. 3, comma 2, lettera c) del decreto 17 dicembre 2012, sono ammissibili nel limite del 5% dei costi dell’acquisto di derrate alimentari per singola aggiudicazione della fornitura del prodotto alimentare.

(FONTE: http://www.infocontinuaterzosettore.it )

 

ALLEANZA CONTRO LA POVERTA’

Legge di Bilancio, le richieste dell’Alleanza contro la povertà

8 novembre 2017 – Di seguito si riporta il comunicato stampa dell’8 novembre dell’Alleanza contro la povertà in Italia, di cui il Forum Terzo Settore è tra i soggetti fondatori.

“Il testo del Disegno di Legge di Bilancio presentato dal Governo non prevede gli incrementi progressivi degli stanziamenti destinati al Reddito d’Inclusione (Rei) richiesti dall’Alleanza, che avrebbero permesso di giungere ad una misura universale (rivolta a tutti i poveri assoluti) e adeguata (nell’importo dei contributi economici e nella disponibilità di servizi). Ciò detto, sono comunque previsti finanziamenti ulteriori, che portano la dotazione del Fondo povertà a 2059 milioni annui nel 2018, 2545 nel 2019 e 2745 a partire dal 2020. Poiché all’inizio della legislatura si partiva da zero, ed alla luce del pluridecennale disinteresse della politica italiana nei confronti della povertà, si tratta di un risultato di indubbia portata. Bisogna darne atto a questo Governo e a quello che l’ha preceduto.

La legge di Bilancio accoglie una richiesta che l’Alleanza formula da anni: il superamento della categorialità a favore di una logica universalistica, secondo la quale non c’è una gerarchia fra i poveri, ma tutti sono uguali. Si prevede, infatti, il progressivo superamento delle categorie per l’accesso al Rei, cosicchè lo potranno ricevere tutti i soggetti – oggi circa uno su due – che si trovano al di sotto delle soglie economiche attualmente previste. Un’altra richiesta dell’Alleanza che è stata accolta riguarda l’incremento degli importi per le famiglie con 5 persone o più, le quali risultavano svantaggiate dal disegno iniziale della misura.

Il cammino da compiere per dotare il nostro Paese delle risposte di cui necessita contro la povertà è – come evidenziato nel “Rapporto di Valutazione: dal SIA al REI”realizzato dall’Alleanza contro la Povertà – ancora lungo. A tal fine, l’Alleanza ritiene necessario concludere la legislatura costruendo le migliori condizioni possibili per lavorare in questa direzione. In particolare, bisogna agire sui servizi di welfare locale, cruciali per un’efficace attuazione del Rei e in Italia tradizionalmente trascurati. L’Alleanza richiede, pertanto, che nel dibattito parlamentare siano introdotte le seguenti modifiche alla Legge di Bilancio:

  • elevare dal 15% al 20% del Fondo povertà la quota dei finanziamenti destinati ai Comuniper la realizzazione dei percorsi d’inclusione sociale
  • prevedere la possibilità di utilizzare queste risorse per assumere in forma stabilefigure professionali sociali qualificate laddove le piante organiche dei Comuni risultassero deficitarie.

La riforma sarà credibile solo a condizione di  rendere effettiva, seppure in modo incrementale, la capacità dei servizi territoriali di costruire percorsi di integrazione personalizzati e duraturi.

Il  “Rapporto di Valutazione: dal SIA al REI” realizzato dall’Alleanza contro la Povertà offre alcuni elementi di comprensione dei processi di implementazione della prima fase del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) che potranno avere importanti risvolti negli anni a venire sull’efficacia del Reddito di Inclusione (REI). Dal Rapporto emergono alcune raccomandazioni che interpellano diversi attori e livelli di governo (nazionale, regionale e locale), per:

  1. Rafforzare le strategie di implementazione del REI: auspichiamo un consolidamento del ruolo di programmazione delle Regioni e la costruzione di strategie ad hoc per fortificare le integrazioni possibili tra politiche attive del lavoro, istruzione, formazione professionale, salute e politiche sociali e per sostenere gli ATS a cui è affidata la gestione operativa della misura
  2. Consolidare la governance, anche attraverso il rafforzamento del ruolo del Terzo settore e della società civile ed il coinvolgimento, da parte dei Comuni, delle parti sociali nelle attività di progettazione
  3. Perseguire la strada dell’accountability e della trasparenza: occorre migliorare il rilascio periodico da parte di Inps e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di dati utilizzabili da amministrazioni pubbliche, attori del Terzo settore, comunità dei ricercatori e media per alimentare un dibattito pubblico informato
  4. Modificare le indicazioni operative esistenti che sottendono le Linee guida sul SIA: è necessario integrare il focus del servizio sociale da intervento sulla singola presa in carico a promozione di opportunità a livello di comunità, concentrando le risorse professionali sui casi più fragili che maggiormente possono beneficiare di una presa in carico intensiva
  5. Riporre al centro la povertà minorile e giovanile, in particolare in alcuni contesti, e le strategie di rottura della trappola della povertà
  6. Rafforzare le competenze: occorre prevedere soluzioni multiple (aggiornamento professionali, formazione sul lavoro, seminari congiunti, e-learning, ricerca-azione) per favorire la crescita di competenze e lo scambio di pratiche. Si auspica una valorizzazione delle iniziative migliori che soggetti pubblici e del Terzo Settore stanno realizzando sul tema.

Attraverso il “Rapporto di Valutazione: dal SIA al REI” l’Alleanza contro la Povertà intende portare un contributo qualificato alla riflessione sul tema e continuare a giocare un ruolo proattivo per la definizione di efficaci politiche di contrasto alla povertà”.

Clicca qui per leggere il rapporto, qui per l’executive summary. Per altre informazioni consultare il sito dell’Alleanza contro la povertà.

Rapporto di valutazione: dal SIA al REI

8 novembre 2017 – Il “Rapporto di valutazione: dal SIA al REI” illustra i risultati di una valutazione indipendente sull’attuazione del Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia), promossa dall’Alleanza contro la povertà in Italia al fine di trarne indicazioni utili alla successiva implementazione del Reddito d’Inclusione (Rei).

Questo lavoro rappresenta la prima valutazione indipendente, cioè promossa da un soggetto non istituzionale, realizzata in Italia in merito ad una politica nazionale di welfare. È stata realizzata senza finanziamenti esterni, utilizzando le risorse professionali di ampia parte di soggetti dell’Alleanza, sia a livello nazionale che locale, e grazie ad un contributo economico della Fondazione Albero della Vita.

Lo scopo del Rapporto è:
– fornire indicazioni utili all’attuazione del Rei;
– promuovere un confronto ampio e basato su evidenze empiriche;
– offrire un termine di paragone per la messa in atto del Rei;
– verificare il lavoro svolto dall’Alleanza fino ad ora.

Per indagare i meccanismi di implementazione del programma sono stati utilizzati due principali
metodi:
• una indagine tramite questionario rivolta a tutti gli Ambiti territoriali sociali (ATS) che
ha interessato 17 regioni e 332 Ambiti pari al 56% degli ATS del Paese. Hanno risposto il 71% degli
ambiti del Nord Italia contro il 52% del Sud e delle Isole e il 30% del Centro Italia.
• Otto studi di caso realizzati in altrettante regioni (Sicilia, Calabria, Puglia, Campania,
Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia). I casi/ATS sono stati individuati secondo
l’approccio del caso multiplo e i ricercatori hanno realizzato interviste e focus group in loco
contattando circa 90 stakeholder.

E’ stato inoltre sviluppato un database aggiornato sugli ATS presenti in Italia al 1 gennaio 2017 con sviluppo di indicatori demografici e socioeconomici oltre a un indicatore sulla platea dei beneficiari potenziali. Tale database è messo a disposizione delle amministrazioni e dei ricercatori in formato opendata ed è stato utilizzato per le analisi statistiche che incrociano i risultati dell’indagine con i dati di contesto.

Database con le statistiche sugli Ambiti Territoriali Sociali

2 novembre 207 – Con l’obiettivo di condividere e aggiornare continuamente le informazioni, arricchirle con nuove variabili e promuovere l’interazione tra i soggetti interessati alla ricerca sociale, l’Alleanza contro la Povertà mette a disposizione delle Amministrazioni Pubbliche e della Comunità Scientifica due database, risultato di un approfondito lavoro di ricerca sulla documentazione ufficiale prodotta dalle 20 Regioni in materia di Piani di Zona:

1) Il Database statistiche comuni_2017 .xlsx) – la cui unità di osservazione è il singolo Comune – rappresenta una novità nel panorama delle statistiche open source. Fino ad oggi non esisteva, infatti, un database che associasse ai Comuni i relativi Ambiti sociali, anche a causa della frammentazione regionale che caratterizza la programmazione della rete d’offerta sociale (sulla base dei così detti Piani di Zona), nonché dei continui cambiamenti decretati dalle stesse amministrazioni regionali nel numero e nel perimetro degli Ambiti territoriali sociali. La versione attuale fa riferimento alla partizione osservata a dicembre 2016 (e alla corrispondente nomenclatura comunale), ma può essere agevolmente aggiornata.

2) Il Database statistiche_ambito (.xlsx) – la cui unità di osservazione è il singolo Ambito territoriale sociale – contiene le principali statistiche demografiche e socio-economiche calcolate a livello di Ambito a partire dalle statistiche dei Comuni che ricadono al suo interno, con l’eccezione delle statistiche sul mercato del lavoro (tassi di occupazione e disoccupazione) che sono a livello provinciale (se l’Ambito è interprovinciale è considerata la provincia all’interno della quale si trova il maggior numero di Comuni afferenti all’Ambito).

Indicazioni puntuali sulla costruzione dei due database sono nel terzo Capitolo del “Rapporto di Valutazione: dal SIA al REI” che sarà disponibile su questo sito interamente on-line a partire dall’8 novembre prossimo.

Insieme ai due database è a disposizione lo shape-file Ambiti_SIA (disponibile qui in formato compresso .rar) che ricostruisce i confini degli Ambiti territoriali sociali a dicembre 2016 e permette di realizzare analisi georeferenziate.

Materiali:

  1. Database statistiche comuni_2017[.xlsx]
  2. Database statistiche_ambito[.xlsx]
  3. Shape-file Ambiti_SIA[.rar]
  4. Tracciati record database su Ambiti territoriali sociali e sui comuni[.pdf]

Dal SIA al REI: i principali risultati della valutazione dell’Alleanza

9 novembre 2017 – L’Alleanza contro la povertà, ha presentato ieri, mercoledì 8 novembre, i risultati del Rapporto di Valutazione: dal SIA al REI. Lo studio mira a sostenere un dibattito informato sulle politiche di contrasto della povertà e a fornire indicazioni utili all’attuazione del Rei. Lo scopo è stato quello di valutare i processi di implementazione del SIA: l’adeguatezza dei processi di rafforzamento amministrativo e di infrastrutturazione dei servizi sociali dagli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), quali prerequisiti essenziali per una efficace azione della misura e per l’uscita da condizione di povertà estrema dei percettori della misura. Il lavoro, da me coordinato in qualità di responsabile scientifico per l’Alleanza, è stato auto-commissionato da una ampia rete della società civile senza alcun finanziamento pubblico ed è stato realizzato grazie all’impegno di un team di ricercatori con diverse appartenenze organizzative, oltre che da una rete di referenti territoriali dell’Alleanza. Per indagare i meccanismi di implementazione del programma sono stati utilizzati due principali metodi:

  • una indagine tramite questionario rivolta a tutti gli Ambiti territoriali sociali(ATS) che ha interessato 17 regioni e 332 Ambiti, pari al 56% degli ATS del Paese;
  • otto studi di caso realizzati in altrettante regioni(Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia). I casi/ATS sono stati individuati secondo l’approccio del caso multiplo e i ricercatori hanno realizzato interviste e focus group in loco coinvolgendo circa 90

E’ stato inoltre sviluppato un database aggiornato sugli ATS presenti in Italia al 1° gennaio 2017 con indicatori demografici e socioeconomici oltre che un indicatore sulla platea dei beneficiari potenziali (fase SIA 45 punti). Tale database è stato messo a disposizione delle amministrazioni e dei ricercatori in formato opendata.

Di seguito riporto  alcuni risultati che sono sintetizzati e discussi nel dodicesimo capitolo del rapporto.

1) Il tema della crescita delle capacità amministrative (programmazione, esternalizzazione dei servizi, rendicontazione, monitoraggio) è assolutamente centrale se si intende assicurare la qualità della spesa e l’esigibilità effettiva dei diritti dei cittadini. Nelle cinque regioni in via di sviluppo (Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata e Campania) si segnalano le principali barriere all’implementazione del SIA e del REI dovute a squilibri strutturali e al sovraccarico amministrativo. Tali regioni con meno di un terzo della popolazione italiana (29%), ricevono il 71% dei fondi destinati al rafforzamento dei servizi (PON Inclusione) per la presa in carico della metà della platea dei beneficiari previsti dal SIA.  Le amministrazioni  regionali e gli Ambiti territoriali sociali (ATS) dovranno gestire opportunità e rischi connessi alle risorse dei fondi strutturali che prevedono vincoli stringenti per la programmazione e la rendicontazione.

2) Processi di governanceLe regioni svolgono un ruolo fondamentale per garantire la governance a livello di sistema e quindi l’integrazione delle politiche di contrasto della povertà e delle politiche attive del lavoro nel contesto di un quadro programmatorio più ampio.

Il raccordo tra interventi sociali e servizi per l’impiego è fondamentale e tuttavia pratiche di integrazione tra questi servizi erano presenti, in fase di avvio del SIA, solo nel 53% dei casi (67% del Centro/Nord e 33% del Sud). Lo studio ha analizzato alcune specifiche difficoltà.  Le equipe multidisciplinari sono state costituite, con o senza atto formale, nel 58% degli Ambiti (67% al Centro-Nord e 46% al Sud), tuttavia, il ruolo del CPI previsto in tali equipe ha spesso riguardato solo funzioni di ‘profilazione’ dell’utenza. In quattro ATS su dieci, al momento della rilevazione (Aprile-Maggio), non erano stati ancora sottoscritti e attivati dei protocolli di intesa con attori rilevanti della rete territoriale.

3) L’accesso alla misura da parte della platea di beneficiari potenziali. Il tasso di take-up, inteso come percentuale dei percettori della misura rispetto alla platea dei beneficiari eleggibili per il benefit (che cioè risponde ai criteri determinati dal programma), rappresenta un indicatore molto importante; benché non sia direttamente associato all’efficacia permette di capire se la misura sta raggiungendo i potenziali beneficiari. A fine gennaio 2017, quindi a cinque mesi dall’avvio, il SIA aveva raggiunto poco meno di un nucleo su tre dei potenziali beneficiari con un tasso di take-up del 28,6%: il livello di take-up medio è più che doppio nelle regioni con tassi di povertà maggiori (37% al Sud contro 15% al Nord). Dai risultati degli studi di caso si rileva un aumento significativo del take-up tra febbraio e maggio 2017. Sebbene dai risultati degli studi di caso si evidenzia che tra febbraio e maggio vi sia stato un aumento significativo del numero di domande accettate, si tratta di una soglia di take–up ancora modesta ma in linea con quella di altre misure di trasferimento monetario con condizionalità (Leone L, 2015) realizzate nei Paesi OCSE che a regime (cioè dopo 2-3 anni) variano dal 40% all’80%. Una caratteristica tipica del contesto italiano è l’elevato take-up delle regioni del Sud rispetto al Nord. E’ stato chiesto quindi agli Ambiti di indicare in che misura a seguito dell’introduzione del SIA sono arrivati ai servizi nuclei in condizioni di povertà non noti al servizio sociale. Il SIA ha intercettato nuclei beneficiari in condizioni di povertà non in carico ai servizi: il 45% degli ATS delle regioni del Sud (molti in Campania e Sicilia) afferma che ‘nessuna o poche’ delle domande di SIA riguardano nuclei già conosciuti, mentre tale percentuale scende al 25% nel caso degli ATS del Centro –Nord.

4) La predisposizione dei progetti personalizzati. Un Ambito territoriale su tre (33%) a maggio 2017 dichiarava di essere riuscito, come previsto dalle Linee guida sul SIA del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a predisporre dei progetti personalizzati di presa in carico per oltre i tre quarti dei nuclei beneficiari. Si conferma uno squilibrio tra macro aree regionali con una differenza di 24 punti percentuali tra Ambiti territoriali del Sud e del Centro Nord. Un terzo degli Ambiti tuttavia, il 32% al Sud e il 19% nel Centro Nord, è riuscito a predisporre i progetti personalizzati per meno di un quarto dei nuclei beneficiari cioè per una parte molto ridotta degli aventi diritto. Quasi un terzo degli Ambiti dichiara che ‘spesso o frequentemente’ la mancata predisposizione dei progetti personalizzati è dovuta alla scarsità delle risorse e solo una minoranza non riportano problemi dovuti a tali carenze.

I progetti personalizzati, a causa del razionamento delle risorse, tendono a concentrare l’attenzione sul ‘capofamiglia’ talvolta a scapito di potenziali sinergie con azioni delle politiche giovanili ed educative. Sebbene la povertà minorile rappresenti una priorità del PON Inclusione e del nostro Paese, in particolare per le regioni del Sud (n.b la Sicilia è la regione Nuts2 con il più alto tasso di povertà dell’UE a 28), non emergono in questa fase sistematiche soluzioni volte a rompere il circuito della trasmissione intergenerazionale della povertà minorile. L’aspetto positivo che emerge è invece riferibile alla frequente presenza delle scuole (4 su dieci ATS) nei partenariati locali segno di una buona attenzione ai problemi della dispersione scolastica.

Si stanno sperimentando approcci innovativi che mirano ad offrire reali opportunità mobilitando le risorse della comunità (es: nuove forme di tirocinio formativo e di coinvolgimento delle risorse territoriali anche con ‘lavori di utilità sociale’). Si stanno utilizzando strategie di progettazione e acquisto-finanziamento dei servizi sociali basati sull’utilizzo di budget (uno stock di risorse) associati alla persona/nuclei piuttosto che all’erogazione di ‘flussi’ di prestazioni svincolate dal punto di vista economico dal soggetto. Tali strumenti sono stati denominati budget di cura, budget di capacitazione o ‘doti’ e implicano una vera rivoluzione nel rapporto tra ente locale e attori dell’economia sociale.

Dalla valutazione sono state tratte alcune raccomandazioni (Capitolo 14) che interpellano diversi attori e livelli di governo (nazionale, regionale e locale). Di seguito ne menziono alcune:

  1. Rafforzare meccanismi di governance del REI. Il ruolo di programmazione delle regioni è stato indispensabile per garantire la costruzione di strategie ad hoc di integrazioni possibili tra politiche attive del lavoro, istruzione, formazione professionale, salute e politiche sociali e per sostenere gli ATS a cui è affidata la gestione della misura. Occorre mobilitare competenze e sviluppare la capacità programmatoria dal basso, rafforzando processi effettivi di coprogettazione con attori del terzo settore.
  2. Migliorare l’accountabilitye la trasparenza: occorre migliorare il rilascio periodico da parte di Inps e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di dati utilizzabili da amministrazioni pubbliche, attori del Terzo Settore, comunità dei ricercatori e media per alimentare un dibattito pubblico informato.
  3. Modificare alcune indicazioni operative presenti nelle Linee guida sul SIA:è necessario integrare il focus del servizio sociale da intervento sulla singola presa in carico a promozione di opportunità a livello di comunità, concentrando le risorse professionali sui casi più fragili che maggiormente possono beneficiare di una presa in carico intensiva.
  4. Riporre al centro la povertà minorile e giovanile, in particolare in alcuni contesti, e le strategie di rottura della trappola della povertà.

In conclusione lo studio dimostra che una misura complessa come il SIA-REI incontra nel corso dell’implementazione molte difficoltà attuative non sempre prevedibili e che è necessario uno sforzo conoscitivo attento e costante per sostenere una politica di contrasto della povertà di cui abbiamo urgente necessità.

Fonte: www.welforum.it

 

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L’Albero della vita

Conferenza Italia: poveri bambini

Per una definizione di bisogno che riscriva le regole dell’aiuto.

Mercoledì 15/11/2017 – ore 9.30-17.30

La Voce

Così il Rei diventa universale

7 novembre 2017 – La legge di bilancio rafforza notevolmente il reddito di inclusione. Da luglio 2018 sarà universale e non più riservato ad alcune categorie, come le famiglie con minori. Ma le risorse non sono ancora sufficienti per raggiungere tutti i poveri assoluti.

 

Il Rei nella legge di bilancio

La bozza di legge di bilancio per il 2018 ora in discussione in parlamento prevede, all’articolo 25, un significativo potenziamento del reddito di inclusione (Rei), il trasferimento contro la povertà introdotto dal decreto legislativo 15/9/2017 n. 147. Da gennaio, il Rei sostituirà il Sia, il sostegno per l’inclusione attiva, in vigore da più di un anno, e assorbirà anche l’Asdi e in parte la carta acquisti. La riforma del Rei prevista dalla legge di bilancio interviene quindi ancora prima che la misura entri in vigore.

La novità principale consiste nell’ampliamento della platea dei beneficiari. Finora infatti il Rei era riservato alle famiglie con almeno un minore o un figlio adulto disabile o una persona in stato di gravidanza, oppure con una persona di almeno 55 anni disoccupata da almeno tre mesi. La legge di bilancio prevede che da luglio 2018 tutti questi requisiti categoriali vengano meno e il Rei diventerà una misura universale, aperta a tutte le famiglie in grave povertà.

Riassumiamo qui le caratteristiche che il Rei avrà da luglio del prossimo anno. Per accedervi occorre avere Isee inferiore a 6mila euro e componente reddituale dell’Isee inferiore a 3mila euro equivalenti. Inoltre il patrimonio immobiliare (diverso dalla casa di abitazione) non può superare 20mila euro e quello mobiliare 6mila euro, accresciuti di 2mila euro per ogni membro successivo al primo (fino a 10mila). Non si devono possedere autoveicoli immatricolati negli ultimi due anni, ad eccezione di quelli per disabili. La soglia più importante per stabilire il diritto al sussidio è quella relativa alla parte reddituale dell’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente): il limite di 3mila euro è in realtà abbassato di un quarto dalla legge, quindi per una persona sola sarà possibile ottenere il Rei solo se l’“Ise reddito” sarà inferiore a 2.250 euro annui.

Misura universale

La tabella mostra gli importi di questa soglia al variare del numero dei componenti, che corrispondono anche al trasferimento massimo, dal momento che il Rei si calcola come differenza tra soglia e Ise reddituale. Va notato che la componente reddituale dell’Ise (Indicatore di situazione economica) può essere nulla o molto bassa anche se la famiglia percepisce un reddito. Godono di specifiche deduzioni, infatti, i nuclei che vivono in locazione, o che percepiscono redditi da lavoro o pensione. Ad esempio, una famiglia di quattro persone con un solo lavoratore dipendente con reddito complessivo di 10mila euro, ma che paga un canone annuale di affitto di 5mila euro, ha Ise reddituale di 2mila euro, e può quindi ricevere un Rei annuale di 3.535 euro (294 al mese). Dall’importo del Rei vanno dedotti eventuali altri trasferimenti già ricevuti dalla famiglia. Per le famiglie numerose, la legge di bilancio aumenta del 10% (a 534 euro al mese) il limite superiore del Rei, prima fissato al livello dell’assegno sociale (485 euro per 12 mensilità).

Tabella 1 – Reddito di inclusione: la soglia di accesso al variare del numero dei componenti e il trasferimento massimo mensile

L’estensione della platea è un risultato di grande rilevanza: finalmente si costruisce una misura universale contro la povertà assoluta. Il numero di famiglie beneficiarie, secondo le stime del governo, dovrebbe passare da mezzo milione (previsto per il Rei categoriale del decreto di settembre) a 700mila.

Si adeguano anche gli stanziamenti, che crescono di 300 milioni per il 2018, di 700 per il 2019 e di 900 per ciascuno degli anni successivi. In totale, il fondo contro la povertà vale circa 2 miliardi per il 2018, 2,5 miliardi nel 2019 e 2,7 miliardi dal 2020. Buona parte delle risorse sarà spesa per l’erogazione del beneficio economico, il resto per l’organizzazione della rete dei servizi.

Secondo le stime dell’Istat, le famiglie in povertà assoluta sono circa 1,6 milioni (con 4,7 milioni di persone). Il Rei dal 2018 sarà universale nel senso che tutte le famiglie con reddito molto basso potranno fare domanda indipendentemente dalla loro composizione, ma la soglia non permette di raggiungere tutti i poveri. Un altro passo avanti molto importante è stato comunque fatto. Nei prossimi anni si dovrà lavorare sugli importi, per portare la soglia più vicina ai 3mila euro equivalenti.

Svimez

8 novembre 2017 – Il Mezzogiorno è uscito dalla lunga recessione e nel 2016 ha consolidato la ripresa, registrando una performance per il secondo anno superiore, se pur di poco, rispetto al resto del Paese. L’industria manifatturiera meridionale è cresciuta al Sud nel biennio di oltre il 7%, più del doppio del resto del Paese (3%); influiscono positivamente le politiche di sviluppo territoriale mentre restano le difficoltà delle imprese del Sud ad accedere agli strumenti di politica industriale nazionale. La stretta integrazione e interdipendenza tra Sud e Nord rafforza la necessità di politiche meridionaliste per far crescere l’intero Paese. Ottima la performance soprattutto al Sud delle esportazioni nel biennio 2015-2016. Le previsioni per il 2017 e il 2018 confermano che il Mezzogiorno è in grado di agganciare la ripresa, facendo segnare tassi di crescita di poco inferiori a quelli del Centro-Nord. Tuttavia la ripresa congiunturale è insufficiente ad affrontare le emergenze sociali. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è ancora il più basso d’Europa (35% inferiore alla media UE), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”. La povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi. Il Sud è un’area non più giovane né tantomeno il serbatoio di nascite del Paese. Il Governo nell’ultimo anno ha riavviato le politiche per il Sud; fondamentali due interventi: le ZES e la “clausola del 34%” sugli investimenti ordinari.

I materiali disponibili

Introduzione e Sintesi e Appendice statistica dell’Introduzione e Sintesi

Testo dell’intervento del Vice Direttore Giuseppe Provenzano

Slides dell’intervento del Vice Direttore Giuseppe Provenzano

Schede regionali

Indice del Rapporto

Documentazione statistica

Comunicato stampa

Sintesi per la stampa

Programma della manifestazione

Rassegna tv e radio

Rassegna stampa

La ripresa non riguarda i poveri

12 novembre 2017 – Con il 2,4% di incremento del Pil risulta la Regione che nel 2016 è cresciuta … palesi preoccupazioni per la persistenza di diffuse sacche di povertà.

Al Sud il 10% dei cittadini vive in povertà

8 novembre 2017 – La povertà e le politiche di austerità deprimono i consumi…Il Pil per abitante della regione più ricca d’Italia, il Trentino Alto Adige, con i suoi 38.745…

Il Pil del Sud cresce più di quello del Nord Italia. Ma calano gli investimenti – Dire

Rapporto Svimez 2017. Un Mezzogiorno tra poche luci e ancora tante ombre: scarsi investimenti… – Jobsnews.it

Svimez, il Sud riparte ma resta alta la povertà assoluta – Avanti!

 

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