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Tragedia alla Lamina di Milano, ANMIL fa il bilancio infortuni nel 2017

“Ancora una volta dobbiamo dolorosamente partecipare al cordoglio di famiglie di lavoratori vittime di incidenti sul lavoro che lasciano sgomenti per la loro tragica ripetitività” è il primo commento di Franco Bettoni, Presidente dell’ANMIL, per  la tragedia consumatasi il 16 gennaio, a Milano nell’azienda metalmeccanica Lemina.

“Si allunga la scia di morti sul lavoro causate da intossicazioni in ambienti confinati – prosegue Bettoni – a dimostrazione del fatto che la storia non ci ha insegnato nulla e che è ancora lunga la strada da percorrere per garantire la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro”.

“Seguiremo con trepidazione nelle prossime ore la situazione – conclude il Presidente dell’ANMIL – ma posso già garantire che con altrettanta attenzione seguiremo le fasi delle indagini e l’accertamento dei fatti per costituirci parte civile nell’eventuale avvio di un procedimento penale, convinti che si debba ormai affermare per questi casi il principio dell’applicazione non solo del risarcimento effettivo, ma anche di quello punitivo in caso di confermate responsabilità”.

Un bilancio degli infortuni nel 2017

“Sotto molti punti di vista, per il nostro Paese, il bilancio 2017 si prospetta come quello di un anno molto particolare, un anno cruciale”, dichiara il Presidente dell’ANMIL Franco Bettoni nel commentare quanto accaduto quest’anno al fine di operare al meglio per il prossimo con l’auspicio di risultati più entusiasmanti. “Si  è trattato, infatti, di un anno che ha concluso una serie di cicli decennali che ha segnato un punto di snodo tra il saldo finale di un ciclo e la premessa per l’inizio di nuovi”, aggiunge Bettoni sottolineando ancora che “esattamente dieci anni fa, nel 2008, ci fu l’esplosione della crisi economica in Italia, determinata sì da fattori esterni, ma che agirono solo da innesco ad una crisi strutturale che stava indebolendo l’economia nazionale già dai primi anni 2000, mentre su un altro versante, sempre nel 2008, ci fu l’emanazione del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008), pietra miliare nel campo della tutela antinfortunistica. E sempre al 2008 risale l’emanazione della Tabella delle malattie professionali (D.M. 22/07/2008) che aveva dato avvio, in maniera quasi vorticosa, al processo di emersione di quel fenomeno endemico di sottodenuncia delle cosiddette malattie sommerse”.

L’evoluzione del fenomeno infortunistico nell’ultimo decennio si è sviluppata quasi perfettamente in linea con la dinamica economica appena esposta. Già da alcuni decenni il fenomeno infortunistico ha fatto registrare nel nostro Paese un calo continuo sia per gli infortuni che per le morti sul lavoro. Ma tale flessione si è notevolmente accentuata a partire proprio dal 2008 e fino al 2014, gli anni cioè della profonda crisi economica, di cui si è detto, e che, producendo un forte taglio di produzione e lavoro (sia in termini di occupati che di ore lavorate), ha ridotto l’esposizione al rischio, quindi gli infortuni stessi.

Nel 2015 e 2016, a seguito dei primi segnali di ripresa produttiva, il calo degli infortuni ha cominciato a dare segni di un sensibile rallentamento finché nel 2017 ha iniziato, già dai primi mesi, una crescita via via più consistente che comunque si è attenuata nell’ultimo mese di novembre. Sulla base dei più recenti dati, relativi ai primi undici mesi del 2017 (rilevati dall’Open Data dell’INAIL) gli infortuni sul lavoro sono aumentati dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (circa 2.000 infortuni in più); l’incremento era stato molto più sostenuto nei mesi precedenti sfiorando +2% e solo nell’ultimo mese, come detto, ha rallentato.

Un percorso pressoché analogo si riscontra per le morti sul lavoro che erano scese dai 1.200 casi del 2008 a 1.170 nel 2014 per risalire a 1.286 nel 2015 e ridiscendere a 1.104 nel 2016. Nel 2017, infine, sempre con riferimento ai dati disponibili del periodo 1 gennaio-30 novembre, si assiste ad una crescita dell’1,8% (17 casi in più), che con molta probabilità porterà ad un saldo annuo finale intorno a +2%.

Per la prima volta, dopo oltre 25 anni, si assiste dunque ad una crescita contemporanea sia di infortuni che di morti sul lavoro e, anche se si tratta di dati parziali e provvisori, riteniamo che dopo dieci mesi, sia molto alto il rischio di un bilancio finale annuo dello stesso segno.

I settori che fanno registrare i maggiori aumenti in termini infortunistici sono proprio quelli legati ad attività industriali in cui si riscontrano più marcati segnali di ripresa produttiva, vale a dire: l’Industria metallurgica (+6,3 %), i Trasporti (+4,0%), la Metalmeccanica (+3,7%) e i Servizi alle imprese (+1,9%). Per contro, tra i settori in diminuzione troviamo: l’Agricoltura, che prosegue nella sua tendenza storica al ribasso con un calo infortunistico pari a -5,2%; la Pubblica Amministrazione (-9,8%), le Attività finanziarie ed assicurative (-8,6%) e la Sanità (-2,8%), ovvero tutti settori in cui la ripresa produttiva ha avuto scarsissimo impatto.

Anche a livello territoriale i maggiori incrementi infortunistici si registrano nelle aree più industrializzate e produttive del Centro-Nord ed in particolare in Lombardia (+2,7), Emilia Romagna (+2,6%), Trentino (+2,5%) e Lazio (+1,3%). Le regioni più “virtuose” risultano essere, quasi tutte quelle del Centro-Sud, in particolare Molise (-14,9%), Umbria (-6,3%) e Puglia (-3,2%).

Le malattie professionali

Anche per le malattie da lavoro il 2008 è stato l’anno di inizio di un ciclo molto particolare durante il quale vi è stata, in tutte le aree geografiche del Paese, una crescita molto sostenuta delle denunce che si è protratta fino al 2016. Ma in questo caso l’andamento è stato fortemente influenzato da un fattore di natura esclusivamente tecnica dovuto al fatto che, con l’aggiornamento della “Tabella delle malattie professionali”, avvenuto proprio in quell’anno, sono state inserite in “Tabella” le patologie muscolo-scheletriche le cui denunce sono così aumentate in misura vorticosa.

L’INAIL, come noto, classifica le malattie professionali in base ad un sistema “Tabellare misto”, vale a dire che nella “Tabella delle malattie professionali” (che viene aggiornata periodicamente) sono elencate tutte le malattie che vengono riconosciute automaticamente al lavoratore che è stato esposto per un dato numero di anni all’agente patogeno collegato alla malattia; per le malattie “non tabellate”, invece, al lavoratore spetta “l’onere della prova” cioè deve dimostrare (con documenti, certificazioni mediche, testimonianze, ecc.) l’origine professionale della malattia. Questa circostanza ha indotto i lavoratori a ricorrere massicciamente allo strumento assicurativo al fine di vedersi riconoscere ed indennizzare quelle patologie (Muscolo scheletriche e Sindromi del tunnel carpale) che prima non venivano neppure denunciate in quanto, non essendo tabellate, avevano scarsa probabilità di essere riconosciute.

In questo arco di tempo le denunce di malattie professionali sono “emerse” prepotentemente salendo ininterrottamente dalle 30.000 circa del 2008 alle 60.000 del 2016, praticamente raddoppiate. La crescita si è andata man mano indebolendo negli ultimi anni finché nel 2017 la spinta si è completamente esaurita e ha fatto registrare, nei primi undici mesi dell’anno, un calo del 3,7% rispetto allo stesso periodo 2016. Nello stesso tempo le denunce di Patologie dell’apparato muscolo scheletrico sono diminuite del 4,3% e le Sindromi del tunnel carpale di ben il 6,7%.

“Su queste premesse – conclude il Presidente Bettoni commentando l’analisi elaborata e sviluppata dall’Associazione – non è azzardato prevedere che l’andamento del fenomeno, raggiunto ormai il suo livello ‘fisiologico’, sia destinato ad assestarsi su valori che risultano più congrui ed in linea con gli altri Paesi dell’Unioni Europea. Purtuttavia, la forza dell’ANMIL che risiede principalmente nella propria rete di volontari e il cresciuto impegno associativo sul fronte della prevenzione con progetti e iniziative dedicate in modo capillare sul territorio alla formazione e alla prevenzione, ci vedranno protagonisti e in prima linea per contribuire a questo indispensabile cambiamento”.

 

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