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La riforma Terzo settore in corsa contro il tempo, Il Sole 24 Ore – 11/06/2018

Su Il Sole 24 Ore dell’11 giugno, l’articolo di Valentina Melis sulla riforma del Terzo settore a poche settimane dalla scadenza del termine per l’adozione di importanti decreti correttivi del Codice del Terzo Settore, con le dichiarazioni della portavoce del Forum Claudia Fiaschi. Di seguito il testo.

“Restano meno di due mesi per adottare i decreti correttivi della riforma del terzo settore: la dead line è il 3 agosto per il Codice che disciplina i nuovi regimi fiscali e il 19 luglio per la disciplina dell’impresa sociale.
Per dare attuazione a tutti gli aspetti della riforma mancano all’appello ancora 33 decreti, prevalentemente di competenza del ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Non tutti i provvedimenti hanno la stessa importanza, certo, ma di fatto la riforma resta un cantiere aperto. Ne è consapevole il neo-presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che nel suo discorso per il voto di fiducia al Senato, martedì 5 giugno, ha sottolineato: «L’azione di Governo sarà sensibile anche al principio di sussidiarietà, che impone di limitare l’azione dei pubblici poteri quando l’iniziativa dei privati, singoli oppure organizzati in strutture associative, possa rivelarsi più efficiente. Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi – ha aggiunto – che consentano la piena realizzazione di un’efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali».

I decreti da approvare non esauriscono la partita: per far partire i nuovi regimi fiscali agevolati degli enti non profit manca ancora il via libera della Commissione europea, richiesto dal precedente ministro del Lavoro, ma non arrivato.
La riforma avviata nel 2016 per semplificare una selva di registri nazionali e locali e di regimi fiscali diversi, è andata avanti con l’emanazione nel 2017 del Codice del terzo settore e dei decreti di revisione dell’impresa sociale, del cinque per mille dell’Irpef e del servizio civile universale. Ad attendere il completamento della riforma sono 336.275 organizzazioni non profit, che impiegano oltre cinque milioni di volontari e 788 mila dipendenti e hanno entrate per quasi 64 miliardi.
Il decreto correttivo del Codice, in particolare, contiene un’apertura sull’attività considerata non commerciale (e quindi non tassata) degli enti: perché le attività di interesse generale svolte dalle organizzazioni del terzo settore siano considerate non commerciali, il correttivo ammette che i ricavi possano superare del 10% i relativi costi, per ciascun periodo di imposta e per non più di due anni consecutivi. Oggi l’articolo 79 del Codice richiede invece la gratuità dell’attività o una parità fra corrispettivi e costo effettivo del servizio fornito. È chiaro che la versione definitiva di questa disposizione servirà agli enti non profit per valutare quante delle proprie attività ricadano nell’alveo della non commercialità e quante saranno invece considerate commerciali, rendendo più appetibile ad esempio per alcune grandi Onlus la trasformazione in impresa sociale. Se il decreto correttivo non sarà approvato entro il 3 agosto (un anno dall’entrata in vigore del Codice), resterà valida la versione oggi in vigore.
Alcune modifiche riguardano anche la disciplina dell’impresa sociale: gli incentivi fiscali per privati e società che investiranno nel loro capitale, ad esempio, dovrebbero essere vincolate al mantenimento dell’investimento per almeno cinque anni (invece dei tre attuali).
Mentre sono stati già adottati i decreti sul Consiglio nazionale del terzo settore (già insediato), sulla cabina di regia (non ancora insediata) e sull’Organismo nazionale di controllo dei centri di servizio per il volontariato, tra i provvedimenti chiave da adottare, c’è quello sulle attività “diverse” che gli enti non profit potranno esercitare insieme a quelle di interesse generale, spesso per finanziarsi. Il tassello essenziale a completare il puzzle della riforma è poi la costituzione del Registro unico degli enti di terzo settore: qui, oltre a un decreto del ministero, serve che le Regioni stabiliscano le proprie regole e mettano in piedi la struttura informatica del Registro.
«Valutiamo positivamente la posizione espressa dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte – spiega Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del terzo settore – che ha messo in agenda in modo chiaro il completamento della riforma. E confermiamo la nostra disponibilità al confronto»”.

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