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Protezione umanitaria, le ong scrivono al ministro Salvini

Le organizzazioni A Buon Diritto, Acli, Action Aid, ARCI, Asgi, Casa dei Diritti Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Médecins du Monde Missione Italia, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere, Oxfam Italia e Senza Confine del Tavolo Asilo Nazionale, hanno scritto una lettera aperta alla Commissione nazionale per il diritto d’asilo, a tutte le Commissioni e Sezioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato e a tutte le Questure e le Prefetture d’Italia, in merito alla circolare a firma del Ministro Salvini relativa al permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, esprimendo la loro forte preoccupazione e il loro dissenso per i contenuti della stessa circolare, spiegando in maniera dettagliata e puntuale le loro ragioni.

La protezione umanitaria“, si legge nella lettera, “prima ancora di costituire forma residuale di tutela rispetto alla protezione internazionale, è un istituto giuridico a sé, in cui è la stessa legge che prevede il suo riconoscimento in presenza di «seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano». È un diritto, pertanto, il cui riconoscimento può essere chiesto direttamente al Questore, il quale è tenuto a verificare l’esistenza dei presupposti della legge. In caso di diniego, è possibile presentare ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria, sottendendo la sua natura di diritto soggettivo (Cass. SU n. 11535/2009, SU n. 19393/2009).

Di fronte a questa premessa, un esercizio rigoroso della funzione delle Commissioni e Sezioni Territoriali presuppone che ciascun caso venga valutato nel merito e individualmente: sorprende dunque che il Ministro dell’Interno richiami, nell’esame dei casi, la “salvaguardia di interessi primari della collettività”, subordinando a questa i diritti dei richiedenti. Si ritiene inoltre che le decisioni non debbano essere orientate da considerazioni meramente numeriche, se non addirittura da presunzioni circa la maggiore o minore “difficoltà di inserimento” di chi negli anni è stato o è ancora titolare di permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Nelle stesse premesse della circolare si legge che sul tema è stata prodotta una copiosa giurisprudenza che ha riconosciuto il fondamento di situazioni meritevoli di godere della tutela umanitaria. Al fine di garantire organicità nel procedimento decisionale, amministrativo e giudiziario, un’eventuale stretta sulle decisioni di parere favorevole al riconoscimento della protezione umanitaria comporterà un ulteriore intasamento dei ruoli dei giudici ordinari, e l’allungamento complessivo dei tempi di definizione delle situazioni individuali”.

[…] “La protezione umanitaria”, scrivono in conclusione le organizzazioni, “ha consentito di affermare in maniera chiara che vi sono diritti che l’Italia riconosce a tutte le persone, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dalla lingua, dalla religione, dal credo politico. Diritti che valgono sempre e comunque e che trovano la loro fonte nella Costituzione italiana e nelle norme internazionali, che tutelano i diritti inderogabili e le libertà fondamentali delle persone.

Il nostro Paese può dunque rivendicare con orgoglio l’aver introdotto e disciplinato nel proprio ordinamento questa forma di protezione, che ha consentito, negli anni, di creare condizioni di vita dignitose alle persone che, da regolari, hanno potuto curarsi, avere un regolare contratto di lavoro  e ricostituire il proprio nucleo familiare, scongiurando il pericolo che, rimanendo irregolari, finissero per alimentare i già floridi circuiti di criminalità e sfruttamento, questi si causa di problemi di ordine pubblico.

Non si può infine ignorare che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, bel lungi dal creare insicurezza e mancata integrazione, contribuisce in misura sostanziale a rendere possibili percorsi di legalità e di inclusione, unica vera garanzia per la sicurezza delle comunità”.

Qui il testo completo della lettera.

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