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FTS Puglia – Coronavirus, il Terzo Settore c’è. Giove: “Pronti a evitare una bomba sociale”

Fonte: Ambiente & Ambienti

Articolo di Fulvio Di Giuseppe

 “È necessario, ovviamente, affrontare in primis l’emergenza sanitaria. Ma non dobbiamo tralasciare l’altra emergenza, quella che rischia di provocare una bomba sociale”. Davide Giove è il portavoce del Forum Terzo Settore Puglia , cioè dell’organismo che riunisce il mondo del Volontariato, dell’Associazionismo, della Cooperazione Sociale, della Solidarietà Internazionale, della Finanza Etica, del Commercio Equo e Solidale del nostro Paese.  E ha un quadro preciso e dettagliato di come si stia affrontando, nella regione, la lotta al Coronavirus. Perché tra problematiche quotidiane e interventi eroici, il Terzo settore si sta dimostrando un valido alleato delle istituzioni per contrastare il contagio e aiutare le persone.

Terzo Settore, in Puglia i fronti sono due. E allora, Davide Giove, qual è la situazione in Puglia?

Siamo impegnati su due fronti. Innanzitutto quello dell’emergenza sanitaria, perché nel Terzo Settore tante realtà sono Enti gestori di servizi socio – sanitari e quindi è stata forte la ricaduta: dove ci sono residenze, i servizi essenziali vengono erogati normalmente anche se con il susseguirsi dei DPCM e le varie circolari, a volte c’è stato qualche dubbio interpretativo.

E l’altro fronte?

È quello dell’emergenza sociale, e qui l’orizzonte si allarga. C’è la partecipazione attiva delle associazioni, non solo delle cooperative. E qui, ripeto, dobbiamo considerare che la questione sociale rischia di portarci a situazioni post belliche e quindi è necessario l’intervento in zone troppo spesso ai margini. Penso, ad esempio, al campo Rom di Lecce o i ghetti nel Foggiano.

Ma le associazioni, come operano nel concreto?

Sono tre le modalità: servizi a distanza, raccolta fondi e distribuzione alimentare.

Nel dettaglio?

Quello dei servizi a distanza può sembrare poco importante, ma in realtà la presenza di sportelli informativi e aiuti psicologici, fino alla possibilità di contattare un nutrizionista, diventa fondamentale in questo periodo. Per la raccolta fondi, invece, attraverso i nostri soci abbiamo donato attrezzature agli ospedali e previsto acquisti di beni di prima necessità. Nella distribuzione, infine, le associazioni fungono da centro raccolta e affiancano la Protezione civile in quell’opera che, dicevo, permette di prevenire emarginazione sociale.

Terzo Settore e Regione Puglia. A proposito di collaborazione, come è il rapporto con le istituzioni?

Con le istituzioni c’è un dialogo forte, in particolar modo con la Regione Puglia che, con fondi propri, ha aggiunto 11,5 milioni di euro ai 400 milioni previsti per l’emergenza. Sin dall’inizio ci ha supportato, con un’ordinanza che ha regolamentato gli spostamenti deli volontari e ha consentito di lavorare con la cassa integrazione in deroga per gli enti del Terzo Settore.

L’altro aspetto è la gestione dei COC comunali.

Sono aperti al Terzo settore e va chiarito che non sono COC per l’emergenza sanitaria ma per quella sociale. Qui la realtà è a macchia di leopardo: ci sono Comuni virtuosi che hanno coinvolto gli Enti del Terzo Settore e altri Comuni che, invece, intendono le associazioni di volontariato semplicemente come coloro che devono dare una mano ma senza particolare voce in capitolo.

Ma ci sono criticità?

Una, in particolare, quella dei DPI, i dispositivi di protezione individuale. È difficile per noi reperire le mascherine e le attrezzature: siamo gli ultimi della lista perché, giustamente, viene data priorità agli operatori sanitari. Ma il problema è che a noi non arrivano nella misura necessaria.

Il vostro è un ruolo anche particolarmente pericoloso: avete avuto caduti sul campo?

Fortunatamente no, almeno nella nostra regione, perché in altre aree, come la Lombardia, purtroppo si contano dei morti.

“Non dilapidare i fondi”. Quali sono ora i prossimi passi?

Oltre a intervenire nell’emergenza, bisogna già pensare a cosa può attenderci da qui a poco, cioè una situazione simile a quelle post belliche. Ci sarà da riprogrammare la questione relativa al sostegno al reddito e anche per i fondi che stanno arrivando, è necessario che ci si coordini con una gestione centralizzata per non dilapidare quei fondi e non disperdere la fiducia della gente che ha donato perché crede nel Terzo settore.

Per lasciarci con un messaggio positivo e di speranza, c’è qualche episodio in particolare che l’ha colpita in questi giorni?

Due, in particolare. Una raccolta fondi a Brindisi che ha raggiunto l’obiettivo di 2500 euro in neanche 48 ore, con una risposta d’istinto del tessuto sociale. E poi la gratitudine di tanti anziani, che si sentivano soli e avevano semplicemente bisogno di aiuto e assistenza.

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