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Sulle Strade dell’uguaglianza – Concluso il XXV congresso nazionale ACRI

COMUNICATO STAMPA

Profumo: Promuoviamo l’innovazione e accompagniamo le fragilità, perché un Paese prospera solo se c’è equilibrio tra le sue parti, tra chi cresce e chi fa fatica: questa è l’uguaglianza che vogliamo e di cui abbiamo assoluto bisogno.

Il video dell’evento su www.acri.it   

Cagliari, 7 aprile 2022Con il patrocinio della Camera dei Deputati, alla presenza di circa 500 partecipanti, si è aperto oggi a Cagliari il XXV Congresso Nazionale di Acri, realizzato insieme alla Fondazione di Sardegna. Si tratta di un appuntamento che, con cadenza triennale, consente di fare il punto su ruolo e prospettive delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa.  

Questa edizione del Congresso si intitola “Sulle strade dell’Uguaglianza” ed è il culmine di un percorso partecipato di riflessione, condotto da Acri, sul tema delle disuguaglianze nel nostro Paese, sulle sperimentazioni già in atto e sulle nuove azioni da mettere in campo per contribuire a contrastarle.  

Alla cerimonia inaugurale di stamattina, che si è aperta con la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica, insieme al presidente di Acri, Francesco Profumo, sono intervenuti: Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari; Christian Solinas presidente della Regione Sardegna; Vittorio Colao, ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale; Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cassa Depositi e Prestiti; Antonio Decaro, presidente di Anci in videocollegamento, Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore; Angel Font, presidente di Philea – Philanthropy Europe Association. La vicepresidente del Parlamento europeo, on. Giuseppina Picierno, ha inviato un videomessaggio. 

Questi alcuni dei passaggi principali della relazione introduttiva del presidente di Acri Francesco Profumo. 

«Acuite dalla pandemia, negli ultimi anni le disuguaglianze nel nostro Paese sono sensibilmente aumentate. Parliamo di disuguaglianze territoriali, tra Nord e Sud del Paese, tra grandi città e aree interne; disuguaglianze di genere, in termini salariali, di opportunità di lavoro, di possibilità di carriera; disuguaglianze sociali, tra garantiti e non, per le diverse forme di contrattualizzazione del lavoro; disuguaglianze generazionali, tra giovani e adulti, a causa di una mobilità sociale da anni bloccata; disuguaglianze di diritti, tra chi nasce nel nostro Paese e chi qui decide di venirci a vivere.

Per troppo tempo, qualcuno ha pensato che sarebbe bastato il solo sviluppo economico per sanare le imperfezioni del sistema. Sembrava ci fossimo quasi assuefatti a un certo tasso irrinunciabile di disuguaglianza e che a parlare di uguaglianza fossero rimasti solo pochi utopisti e sognatori. Questo perché per troppo tempo, sviluppo e sociale sono stati considerati separatamente. Per troppo tempo, è stata dominante una visione che voleva che i due termini fossero al più collegati da un rapporto di causa-effetto: la crescita economica di un territorio e la creazione di posti di lavoro avrebbero progressivamente fatto crescere il capitale umano e sanato le disuguaglianze della società.

Ma non è stato affatto così. Ci siamo finalmente resi conto che, se non vogliamo produrre uno sviluppo fragile e superficiale, le due cose devono andare di pari passo. Per realizzare una crescita radicata e duratura, dobbiamo contestualmente alimentare la coesione sociale, attraverso il protagonismo delle comunità. Perché siamo finalmente tutti consapevoli che la disuguaglianza, a lungo andare, non è solamente ingiusta, ma anche portatrice di una complessiva inefficienza dell’intero sistema.

Se un Paese non è in grado di far partecipare tutti i suoi cittadini al progresso della società, significa che sta minando le basi della sua stessa crescita. Se precludiamo, nei fatti, la possibilità a tutte le donne di partecipare attivamente al mondo del lavoro, non stiamo solo negando un loro diritto, stiamo privando l’intero sistema di un apporto insostituibile di idee ed energie. Se precludiamo ai giovani – a tutti, indipendentemente dal luogo e dalla famiglia in cui nascono – la possibilità di accedere a un’istruzione di qualità, di scoprire e mettere a frutto il loro potenziale, stiamo privando l’intero sistema di una fondamentale spinta all’innovazione, rinunciando al concorso di risorse fondamentali per immaginare il futuro. Se precludiamo la possibilità di avviare percorsi stabili lavorativi e di vita, se non rendiamo accessibili per tutti cultura e bellezza, se non ci facciamo carico di “rimuovere gli ostacoli” che negano l’uguaglianza, stiamo condannando il nostro Paese non solo a non crescere, ma a regredire: stiamo minando il futuro della nostra comunità, stiamo creando la povertà e le disuguaglianze di domani!

Dobbiamo, infatti, riuscire a tenere insieme, da un lato, la promozione e la crescita dell’innovazione, dall’altro, dobbiamo accompagnare le fragilità della nostra società. Perché un Paese prospera solo se c’è equilibrio tra le sue parti, tra chi cresce e chi fa fatica: questa è l’uguaglianza che vogliamo e di cui abbiamo assoluto bisogno.

[…]

Le Fondazioni di origine bancaria stanno festeggiando i primi trent’anni di attività. Nate dalla Legge Amato del 1990, hanno visto definita con esattezza la loro missione e il loro ruolo dalla Legge Ciampi del 1999. Questa legge conteneva un’intuizione che si è rivelata cruciale nel tempo: alle Fondazioni è stato affidato il duplice compito di perseguire fini di utilità sociale e, insieme, di promozione dello sviluppo economico.

L’aver tenuto insieme sociale e sviluppo fu un’intuizione lungimirante, che ha sempre orientato il modo di operare delle Fondazioni sul tema delle disuguaglianze. Questo si traduce nella pratica quotidiana delle Fondazioni, che promuovono contemporaneamente startup ed empori solidali, ricerca scientifica e spazi di aggregazione, alta formazione e inserimento lavorativo. Le Fondazioni non intendono curare “a valle”, ma intervenire “a monte”. Lavorano per contrastare le disuguaglianze di domani. Lo fanno utilizzando diversi strumenti, a seconda delle esigenze: erogazioni assegnate tramite bando, cofinanziamenti, progetti propri, attività di accompagnamento, mission related investment, finanza sostenibile, impact investing, e tanti altri. Lo fanno senza volersi sostituire al Pubblico, ma, secondo il principio di sussidiarietà, sperimentano soluzioni innovative per il bene comune, che possano ispirare policy più ampie e durature. Lo fanno costruendo vasti e inediti partenariati, che riuniscono Istituzioni, Terzo settore, cittadini. Lo fanno avendo a mente un obiettivo ben preciso: al di là e ben oltre la quantità di risorse stanziate, il cuore dell’intervento delle Fondazioni sta nel voler diffondere una cultura della partecipazione e della responsabilità. Al centro ci sono i valori che in questi anni le Fondazioni hanno condiviso e, con la loro azione, hanno contribuito a diffondere nel Paese: solidarietà, pluralismo, uguaglianza».  

I lavori del Congresso proseguono oggi pomeriggio con due tavole rotonde. La prima dal titolo “Inefficienza e ingiustizia, perché parliamo di disuguaglianze”, condotta da Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo, a cui partecipano: Carlo Borgomeo presidente Fondazione Con il Sud, Angelo Moretti referente Rete “Piccoli Comuni Welcome”, Luisa Pomarici del think tank Tortuga, Paola Profeta, docente di Scienza delle finanze all’Università Bocconi. Alla seconda tavola rotonda, moderata dal direttore generale di Acri Giorgio Righetti e intitolata “Fondazioni, trent’anni di sperimentazioni per promuovere l’uguaglianza”, partecipano i vicepresidenti Acri: Paolo Cavicchioli, presidente Fondazione di Modena, Giuseppe Morandini, presidente Fondazione Friuli, e Luigi Salvadori, presidente Fondazione CR Firenze. A intervallare i due appuntamenti, tre testimonianze di alcuni progetti di sistema sostenuti dalle Fondazioni: Valeria Taurino, direttrice generale SOS Mediterranée Italia, Cristina Malegori, ricercatrice Università di Genova, Ugo Bressanello fondatore Domus de Luna.

Domani mattina il programma prevede una serie di interventi dedicati alle banche, introdotti da Gerhard Brandstätter, vicepresidente di Acri e presidente della Cassa di Risparmio di Bolzano Spa. Partecipano: Antonio Patuelli presidente Abi; Luigi Federico Signorini, direttore generale Banca d’Italia, on. Carla Ruocco, presidente Commissione Parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario; Peter Simon, direttore ESBG – European Savings and Retail Banking Group; Camillo Venesio, presidente onorario Pri.Banks. La mattinata si concluderà con l’approvazione della mozione finale del Congresso, presentata dal presidente di Acri che darà le linee guida per l’Associazione in merito ai temi e gli obiettivi strategici per i prossimi tre anni.

 

Ufficio Stampa Acri

Responsabile Giacomo Paiano – 0668184262 – 3485906381 – giacomo.paiano@acri.it

 

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