Giornata mondiale dell’alimentazione: boom di costi, serve un’agricoltura meno dipendente da fertilizzanti chimici e pesticidi
14 Ottobre 2026
Le tensioni geopolitiche evidenziano le contraddizioni del nostro sistema alimentare e si riflettono sul prezzo del carrello della spesa, senza benefici per gli agricoltori. L’agroecologia è una scelta economica e ambientale sempre più necessaria e urgente.
In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre, Slow Food Italia rilancia un appello a istituzioni, produttori e cittadini, affinché promuovano un cambiamento radicale del sistema alimentare. A fronte dei rincari e dell’inflazione, soltanto un’agricoltura meno dipendente da input esterni – pesticidi, fertilizzanti, carburanti, i cui costi sono esplosi a causa della guerra all’Ucraina e all’Iran – può rappresentare una via di uscita.
In Italia fare la spesa costa sempre di più: tra il 2021 e il 2026il carrello alimentare è cresciuto del 29,5% (fonte Sole 24 Ore). Eppure, gli italiani spendono sempre meno per acquistare cibo (fonte Istat) e nell’ultimo anno il 29,4% delle famiglie ha dichiarato di aver ridotto la quantità o la qualità dei prodotti acquistati: dilaga il cibo a basso costo, spesso ultra-processato o frutto di pratiche agricole che scaricano sulla collettività gli effetti dannosi sull’ambiente e sulla salute. Le famiglie non solo spendono meno per il cibo, perché sono più povere, ma spendono male, perché non hanno gli strumenti per scegliere. Il cibo è sceso nella scala delle priorità, manca una diffusa educazione alimentare nelle scuole, si comprano sempre meno ingredienti sfusi, freschi e di stagione, e sempre più cibi processati, in confezioni che sembrano economiche ma non lo sono. Spesso, infatti, si spende per riempire i carrelli di plastica, additivi, conservanti, cibi poco nutrienti o, peggio ancora, nocivi per la salute.
All’aumento del prezzo della spesa noncorrisponde un incremento di reddito per gliagricoltori, che si trovano sempre più in difficoltà a far fronte all’aumento del costo delle materie prime e del carburante per il lavoro nei campi, oltre che alle problematiche dovute alla crisi climatica. Per rendersi conto del paradosso dell’aumento dei prezzi e, al tempo stesso, del mancato riconoscimento di un prezzo giusto agli agricoltori, è sufficiente fare un confronto tra i prezzi medi all’origine corrisposti a chi produce e quelli al dettaglio rilevati nelle scorse ore in un supermercato della provincia di Cuneo: le zucchine, pagate ai contadini tra 0,65 e 1,45 euro al kg a seconda della varietà e in vendita intorno ai 4 euro al kg; l’uva da tavola, pagata 0,62 euro al kg e commercializzata al dettaglio 3,49 euro al kg; ancora peggio, l’insalata, che se viene acquistata lavata e confezionata in sacchetti di plastica arriva a costare tra i 10 e i 20 euro al kg (a fronte di prezzi all’origine che variano da 0,80 a 1,30 euro al kg).
«I sistemi alimentari dominanti sono basati su dinamiche industriali e finanziarie – sostiene Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia – e, in nome di produttività e competitività, sfruttano e compromettono le risorse naturali (il suolo, l’acqua, la biodiversità), alimentano lo spreco, non si curano della salute dei consumatori, concentrano la ricchezza in pochi luoghi (con molti territori sempre più abbandonati) e in poche mani, impoverendo sia chi produce il cibo (gli agricoltori), sia chi lo acquista. L’aumento delle rese produttive e dei consumi continua a essere l’obiettivo prioritario delle politiche agricole, così le aziende e gli allevamenti diventano sempre più grandi, e si riduce il numero di agricoltori e allevatori. I pochi che rimangono si trasformano in operatori, autisti di macchinari agricoli. Le aziende di piccola scala chiudono, e con loro spariscono presidi ambientali e sociali fondamentali, perché molte di queste realtà non si limitano a produrre merci, ma mantengono pascoli montani e oliveti, tengono in vita paesi e tessuti sociali. Una terra sana e fertile è la base per l’agricoltura del futuro e per la nostra salute, e dovrebbe quindi essere l’obiettivo primario di un’estesa e forte alleanza tra mondo produttivo, consumatori e istituzioni. Invece la disperazione per l’aumento dei costi, spesso, porta al paradosso di un assurdo scontro fra le istanze ambientali e quelle del mondo rurale».
Nonostante il quadro preoccupante, da ogni parte del mondo arrivano segnali di speranza: donne e uomini, spesso di nuove generazioni, che scelgono di allevare nel rispetto degli animali, di coltivare la terra proteggendo il suolo, di produrre cibo promuovendo la biodiversità. Contadine e contadini, molti dei quali arrivati a Torino nei giorni di Terra Madre Salone del Gusto, che lavorano nel segno dell’agroecologia, ma che hanno bisogno di essere riconosciuti, sostenuti, valorizzati. «Non esiste una sola agricoltura – aggiunge Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia e docente all’Università di Palermo –. Quella che promuoviamo da sempre come Slow Food vede agricoltori e ambientalisti uniti verso la stessa direzione: un’agricoltura basata su rispetto e cura del suolo, delle risorse idriche, degli animali, del paesaggio e della salute di tutti. L’unica che dovrebbe essere sostenuta in ogni modo a ogni livello».
Per garantire sistemi alimentari sani, giusti e sostenibili per tutte e tutti, Slow Food sostiene e invita a unirsi all’Iniziativa dei cittadini europei Il cibo è un diritto umano per tutti!.
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