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Il futuro del sistema trasfusionale: AVIS riunisce istituzioni, sanità, pazienti e industria

Al Senato un confronto sulle sfide dell’autosufficienza di sangue e plasma, della gratuità e dell’innovazione. Il Manifesto della gratuità, promosso dall’Intergruppo parlamentare e condiviso con le componenti del sistema sangue, punta a tutelare il modello italiano della donazione e a rafforzare il ruolo del volontariato organizzato nelle politiche sanitarie

 

Istituzioni, mondo sanitario e scientifico, associazioni dei pazienti, industria dei plasmaderivati e donazione organizzata: riunire questi interlocutori attorno a una riflessione condivisa sul futuro del sistema trasfusionale italiano è stato uno degli obiettivi del convegno “Gratuità, fiducia e innovazione. I principi che guidano il futuro del sistema trasfusionale italiano”, svoltosi giovedì 29 ottobre al Senato della Repubblica, a Palazzo Carpegna.

Promosso dal senatore Sandro Sisler, presidente dell’Intergruppo parlamentare dei Donatori di Sangue, in collaborazione con AVIS Nazionale, l’incontro ha affrontato alcune delle questioni decisive per la tenuta del sistema: l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti, la disponibilità di plasma per la produzione di medicinali plasmaderivati, il ricambio generazionale dei donatori e le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica.

«Sono contento di essere riuscito a riunire attorno allo stesso tavolo tutti gli attori del sistema trasfusionale – ha dichiarato il senatore Sandro Sisler, presidente dell’Intergruppo parlamentare dei Donatori di Sangue – Credo che la politica, e in particolare un Intergruppo parlamentare, abbia proprio il compito di favorire il dialogo e mettere in relazione competenze e responsabilità diverse. Abbiamo ruoli differenti, ma dobbiamo perseguire lo stesso obiettivo: un sistema trasfusionale gratuito, fondato sulla fiducia e con i donatori al centro. Nell’interesse delle persone che hanno bisogno di cure, dobbiamo agire nel rispetto delle regole, assicurando trasparenza nelle responsabilità. Tra queste c’è la protezione dei dati sanitari, un tema a cui tengo molto: devono rimanere un patrimonio pubblico, perché rappresentano una risorsa fondamentale per la tutela della salute e per le cure del futuro. Organizzeremo anche un incontro specifico su questo argomento».

Per il vicepresidente dell’Intergruppo Luca Pastorino, «la politica deve farsi portavoce dell’esigenza di completare e rendere pienamente integrata e sistemica la filiera del sangue. È in questa direzione che nasce l’Intergruppo, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli attori: dai donatori alle associazioni, fino all’industria, affinché il sangue e i suoi componenti siano valorizzati al meglio per rispondere ai bisogni dei pazienti. La politica deve impegnarsi, anche attraverso gli strumenti normativi, per garantire un sistema trasfusionale efficiente, sostenibile e sicuro, fondamentale per la tutela della salute dei cittadini».

In questo scenario, AVIS si conferma un interlocutore di primo piano, grazie alla propria rete associativa e all’esperienza maturata nella promozione della donazione volontaria e gratuita. Il contributo dell’associazione non si esaurisce nella sensibilizzazione dei cittadini e nell’organizzazione della raccolta, ma comprende anche la partecipazione al confronto sulle politiche trasfusionali, con l’obiettivo di tutelare i donatori, rispondere ai bisogni dei pazienti e concorrere alla sostenibilità del sistema sanitario.

«Abbiamo fortemente voluto questo incontro e lo abbiamo proposto all’Intergruppo perché tutte le componenti del sistema potessero confrontarsi apertamente nelle sedi delle istituzioni – dichiara Oscar Bianchi, presidente di AVIS Nazionale – Ora chiediamo che all’ascolto seguano decisioni, risorse e una programmazione stabile. Le associazioni devono poter accompagnare i donatori tenendo conto dei loro tempi e delle loro vite. Per farlo servono convenzioni stabili e un sostegno concreto, anche economico». AVIS chiede di rafforzare il modello delineato dalla legge 219 del 2005, che riconosce il contributo delle associazioni al Servizio sanitario nazionale e affida alle associazioni e federazioni convenzionate la chiamata alla donazione, secondo una programmazione concordata con le strutture trasfusionali. Funzioni che devono essere rispettate anche nell’impiego di piattaforme e servizi esterni.

Sul plasma, l’associazione propone di destinare progressivamente una parte delle risorse oggi impiegate per acquistare medicinali sul mercato al rafforzamento della raccolta nazionale e della lavorazione del plasma donato: «Investire nella raccolta può ridurre i costi e rafforzare l’autosufficienza – sottolinea Bianchi – Proponiamo di riorientare risorse che il sistema già spende, costruendo capacità nel nostro Paese. Occorrono obiettivi verificabili e una valutazione di tutti i costi, dalla raccolta alla trasformazione industriale». Una prospettiva che valorizza il conto-lavorazione, la titolarità pubblica del plasma e dei medicinali ottenuti e il contributo delle imprese alla sicurezza e alla continuità delle forniture. La gratuità resta il punto fermo, anche nell’attuazione del Regolamento europeo SoHO: «Se al gesto fosse riconosciuto un corrispettivo economico, anche minimo e sotto qualsiasi forma, per noi si parlerebbe di dazione, non più di donazione. Rimuovere gli ostacoli e i costi sostenuti da chi dona deve rendere possibile il gesto, senza attribuirgli un prezzo».

Bianchi richiama inoltre il ruolo delle nuove generazioni: circa 350 mila soci AVIS hanno meno di 35 anni. «I giovani sono il nostro presente: donano, organizzano attività e assumono responsabilità. Raccontarli come assenti dalle associazioni non rende giustizia al loro impegno. La loro disponibilità va valorizzata e protetta: la volontà di donare non può diventare il pretesto per raccogliere dati destinati ad altri scopi». Per AVIS, l’innovazione digitale deve facilitare la partecipazione con finalità trasparenti, sicurezza e rispetto delle responsabilità. A questo si affianca l’impegno nella prevenzione e nella promozione di stili di vita sani, attraverso la presenza delle associazioni nelle scuole, nelle università e nelle comunità.

Tra i risultati del confronto figura il Manifesto della gratuità, promosso dall’Intergruppo parlamentare e condiviso con tutte le componenti del sistema sangue. Il documento raccoglie principi e obiettivi per il futuro del sistema trasfusionale, ponendo al centro la tutela della donazione volontaria, responsabile, anonima e non remunerata, fondamento del modello italiano ed espressione di solidarietà e responsabilità collettiva. Il Manifesto richiama il valore della legge 219 del 2005 e il ruolo del volontariato organizzato, affronta il rapporto tra gratuità e autosufficienza, con particolare attenzione alla disponibilità di plasma e medicinali plasmaderivati, e sottolinea la necessità di tutelare la salute e i diritti dei donatori e dei pazienti. Un’attenzione specifica è dedicata anche all’intelligenza artificiale, strumento che può migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi, ma che deve essere governato garantendo sicurezza, protezione dei dati personali e centralità della persona.

Il programma del convegno ha affiancato agli interventi istituzionali approfondimenti sull’autosufficienza e sulla sostenibilità, sul contributo del Terzo Settore e sulle prospettive dell’innovazione digitale. La tavola rotonda, moderata dalla professoressa Luciana Teofili, direttrice del Centro Nazionale Sangue, ha messo a confronto Francesco Fiorin, presidente SIMTI; Raffaella Origa, presidente SITE; Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria; Maria Prete, presidente UNITED ETS; Massimo Marra, presidente CIDP Italia APS; e Oscar Bianchi, presidente di AVIS Nazionale.

Proprio la professoressa Teofili ha introdotto i lavori sottolineando che «per garantire l’autosufficienza di sangue e plasma in Italia, è necessario affrontare alcune sfide fondamentali. Stiamo vivendo una fase di profonda innovazione e trasformazione del sistema trasfusionale, anche alla luce delle nuove evoluzioni normative. È quindi fondamentale avviare un confronto con i nostri colleghi degli altri Stati membri europei, per condividere esperienze e individuare soluzioni comuni. Il sistema trasfusionale italiano è solido e garantisce elevati standard di sicurezza dei prodotti, ma deve continuare a evolversi su più livelli: tecnologico e normativo, attraverso l’introduzione di nuove innovazioni e il rafforzamento del sostegno a tutti gli attori coinvolti. In questo percorso, sono essenziali il contributo del mondo associativo e il supporto del Servizio sanitario nazionale, chiamato a svolgere un ruolo centrale nella gestione dei prodotti lungo l’intero percorso, dalla vena del donatore a quella del paziente».

Nel corso degli interventi è emersa la necessità di considerare il sistema trasfusionale nella sua interezza, mettendo in relazione la raccolta di sangue e plasma, la ricerca, l’organizzazione ospedaliera e la continuità delle cure. Il tema dell’innovazione e della gestione dei dati è stato affrontato da più relatori. L’avvocato e professore Andrea Monti, esperto della Presidenza del Consiglio per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ha sottolineato come dati, donazione e innovazione siano ambiti strettamente connessi. La disponibilità di informazioni è importante per la ricerca scientifica e per il funzionamento delle attività trasfusionali, ma richiede attenzione al trattamento e alla protezione dei dati personali.

Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, è intervenuto con un messaggio di saluto: «Credo che un convegno come questo, realizzato con la collaborazione di AVIS, sia importante non soltanto per i temi affrontati, ma anche perché contribuisce ad accrescere la consapevolezza del ruolo fondamentale che oggi rivestono la trasfusione e, di conseguenza, la donazione del sangue. Quest’ultima è stata finora considerata quasi esclusivamente un atto di liberalità, mentre rappresenta un elemento essenziale per la tutela della salute dell’intera popolazione. Per questo, ben vengano iniziative come questa e ogni occasione utile a promuovere una maggiore consapevolezza dell’importanza del mondo della donazione e della trasfusione».

Sul versante clinico e organizzativo, Francesco Fiorin, presidente della SIMTI (la Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia), ha evidenziato la duplice dimensione della medicina trasfusionale: da un lato la raccolta e la disponibilità dei prodotti, dall’altro le esigenze cliniche dei pazienti. Un sistema che deve essere ripensato anche in funzione delle attività ospedaliere, della terapia genica e dell’impiego delle cellule staminali. In questo quadro, le immunoglobuline rappresentano una risorsa essenziale per il trattamento di diverse patologie, dalle immunodeficienze a quelle neurologiche. Fiorin ha inoltre richiamato le criticità legate alla disponibilità di fibrinogeno, un derivato del plasma utilizzato anche nel trattamento delle emorragie gravi, evidenziando le possibili ricadute della carenza di questo prodotto sui pazienti politraumatizzati. La programmazione, ha osservato, può trarre beneficio anche dalla capacità di mettere in relazione i dati disponibili nel sistema trasfusionale, nel rispetto delle necessarie tutele.

Il tema dell’autosufficienza è stato approfondito anche da Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati di Farmindustria, che ha ricordato quanto la pandemia abbia evidenziato la fragilità delle catene di approvvigionamento. Poiché il plasma non può essere prodotto artificialmente e numerosi pazienti dipendono dai medicinali plasmaderivati, il contributo dei donatori e delle associazioni è determinante. Carugi ha sottolineato gli investimenti realizzati dalle aziende per ammodernare gli impianti e migliorare la resa del processo di lavorazione, ricordando al tempo stesso la crescita della domanda, in particolare di immunoglobuline. Pur a fronte delle oltre 920 tonnellate di plasma raccolte nel 2025, il sistema italiano non riesce ancora a coprire l’intero fabbisogno. Da qui la richiesta dell’industria di una programmazione più strutturata e di tavoli di confronto che coinvolgano istituzioni, AIFA, Centro Nazionale Sangue e associazioni. Tra le proposte avanzate figura anche l’esclusione dei medicinali plasmaderivati dal tetto di spesa farmaceutica.

La prospettiva dei pazienti ha dato concretezza alle conseguenze di queste criticità. Maria Prete, presidente di UNITED ETS, ha richiamato l’importanza dell’ascolto delle persone con patologie e delle loro famiglie, anche attraverso incontri nei territori, per far emergere bisogni, carenze informative e proposte utili a migliorare l’assistenza. Una buona programmazione, ha sottolineato, consente di investire nella prevenzione anziché intervenire soltanto nelle situazioni di emergenza. Massimo Marra, presidente di CIDP Italia APS, ha portato l’attenzione sulle persone con polineuropatia demielinizzante infiammatoria cronica, per le quali le immunoglobuline sono fondamentali per il trattamento. La continuità della terapia dipende quindi anche dalla disponibilità di plasma e dalla capacità del sistema di garantire medicinali in quantità adeguate.

Sul piano istituzionale, il senatore Franco Zaffini, presidente della 10ª Commissione permanente del Senato, competente in materia di affari sociali e sanità, ha richiamato le sfide della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la necessità di ricondurre le proposte emerse nel confronto all’interno di una programmazione complessiva: «La politica ha bisogno delle evidenze e delle sollecitazioni che arrivano dal mondo della scienza e del volontariato, da tradurre in proposte sostenibili anche dal punto di vista economico. È quello che tenteremo di fare nella prossima legge di bilancio, con l’obiettivo di cominciare a risolvere i problemi legati soprattutto alla disponibilità dei farmaci. Dobbiamo garantire la stessa assistenza in tutto il Paese, da Caltanissetta ad Aosta».

Per la senatrice Elena Murelli, vicepresidente dell’Intergruppo, «oggi abbiamo presentato il Manifesto per la gratuità del dono, fondato su tre principi: autosufficienza nazionale, formazione dei donatori e valorizzazione del dato sanitario per sviluppare nuove terapie e farmaci. Sono temi già presenti nell’ordine del giorno sull’autosufficienza nazionale di plasma per la produzione di plasmaderivati, approvato con la legge sulla legislazione farmaceutica. L’autosufficienza è una questione di sicurezza strategica: non possiamo dipendere dall’estero, come ha dimostrato il Covid, e dobbiamo garantire la continuità terapeutica ai pazienti con malattie rare e oncologiche».

La dimensione giuridica della gratuità è stata al centro della lectio magistralis del professor Gennaro Terracciano, che ha ricordato come il sistema trasfusionale, pur inserito in un contesto economico, debba mantenere saldi i principi costituzionali di solidarietà e responsabilità. Il dono, ha spiegato, rappresenta un bene collettivo e la gratuità costituisce una prerogativa da tutelare. In questo quadro è fondamentale il ruolo delle associazioni, riconosciute dalla normativa e chiamate a contribuire alla programmazione della raccolta e al soddisfacimento delle necessità del sistema.

Il confronto ha posto al centro una questione che riguarda l’intero sistema Paese: come garantire nel tempo la disponibilità di sangue e plasma e la continuità delle cure, preservando al contempo i principi solidaristici su cui si fonda il modello italiano.

Per AVIS, la risposta passa dalla capacità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sanità, associazioni, pazienti e industria, riconoscendo il valore della donazione gratuita e il ruolo del volontariato organizzato nella costruzione delle strategie future.

 

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