#Associati

CNCA – Solidarietà ai 23 medici perquisiti: la medicina non può voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza

Solidarietà ai 23 medici perquisiti: la medicina non può voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza
La condizione giuridica di una persona non può cancellarne la condizione umana. È un principio che appartiene alla storia stessa della medicina e alla sua responsabilità etica
 

22 settembre 2026

Il CNCA-Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti esprime la propria piena solidarietà ai ventitré medici – ventuno infettivologi e due psichiatri – sottoposti a perquisizioni personali e domiciliari e costretti a consegnare cellulari e computer nell’ambito dell’inchiesta relativa alle certificazioni sanitarie rilasciate a persone migranti trattenute o destinate al trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr).

“Al di là degli sviluppi giudiziari, che dovranno naturalmente seguire il loro corso nel pieno rispetto delle garanzie previste dal nostro ordinamento,” afferma Caterina Pozzi, presidente del CNCA, “riteniamo fondamentale riaffermare un principio semplice: il medico è chiamato prima di tutto a tutelare la salute e la dignità della persona che ha davanti. Non esistono pazienti di serie A e pazienti di serie B. Non esiste una medicina che debba diventare meno attenta alla sofferenza quando il paziente è povero, straniero, detenuto o destinatario di un provvedimento amministrativo. La condizione giuridica di una persona non può cancellarne la condizione umana. È un principio che appartiene alla storia stessa della medicina e alla sua responsabilità etica. Il medico non è chiamato a stabilire chi meriti di essere curato: è chiamato a curare chi ha bisogno di cure, secondo scienza, coscienza e deontologia professionale.”

“Viene alla mente”, nota Maria Stagnitta, referente HIV/AIDS del CNCA, “Victor Hugo e il mondo de I miserabili: una società si misura anche dal modo in cui guarda a coloro che si trovano ai suoi margini, ai più vulnerabili, a chi è privo di potere e di voce. Jean Valjean, Fantine, Cosette non sono soltanto personaggi di un grande romanzo: rappresentano l’umanità che rischia di essere ridotta dalla società alla propria colpa, alla propria povertà o alla propria condizione. Ed è proprio davanti ai ‘miserabili’ – nel senso più profondo e non offensivo che Hugo attribuisce alla parola – che la medicina deve ricordare la propria vocazione alla compassione. Compassione non significa indulgere, né ignorare le leggi. Significa non smettere di vedere la persona dietro ogni condizione giuridica o amministrativa. Significa riconoscere che la sofferenza non ha nazionalità, e che la malattia non può diventare uno strumento di discriminazione. Il riferimento al giuramento di Ippocrate è, in questo senso, tutt’altro che retorico: il medico assume una responsabilità verso la persona malata e verso la tutela della salute, non verso l’interesse contingente di una politica o di un apparato amministrativo.”

Per queste ragioni il CNCA guarda con preoccupazione a ogni iniziativa che possa essere percepita come un’intimidazione nei confronti di professionisti che hanno esercitato il proprio giudizio clinico. Un medico deve poter certificare ciò che la sua scienza e la sua coscienza professionale gli impongono di attestare, senza temere che la tutela della salute possa trasformarsi, di per sé, in una colpa.

Le eventuali responsabilità individuali, qualora emergessero, dovranno essere accertate nelle sedi competenti e sulla base di prove, nel rispetto della presunzione di innocenza. Ma proprio per questo riteniamo indispensabile distinguere l’accertamento giudiziario da una delegittimazione pubblica dell’intera professione medica.

La tutela della salute deve rimanere un presidio di umanità anche nei luoghi di privazione della libertà. Tanto più quando si tratta di persone vulnerabili, affette da patologie fisiche o salute mentale, che affidano la propria integrità a chi ha scelto di esercitare la professione medica. Una società giusta non si riconosce soltanto dalla capacità di applicare le proprie leggi, ma anche dalla capacità di proteggere chi è più fragile. Ed è proprio davanti agli ultimi, agli esclusi e ai più vulnerabili – come ci ricorda la lezione di Victor Hugo –che siamo chiamati a decidere quale idea di umanità vogliamo difendere.

Info
Mariano Bottaccio – Responsabile Ufficio stampa e comunicazione
Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti (CNCA)
cell. 329 2928070 – email: ufficio.stampa@cnca.it
www.cnca.it

Collaborazioni

acri
anci
caritas
CEV
finanza sostenibile
fondazione triulza
istat
minstero del lavoro
Next
Social economy
welforum

Media partnership

Vita
Dire
redattore sociale
buone notizie