Presentata la CARTA DEI PRINCIPI DELLO SPORT PER TUTTI

E’stata oggi presentata presso la Biblioteca della Camera di Palazzo San Macuto la “Carta dei principi dello sport per tutti” in cui il Forum del Terzo Settore, le associazioni di sport per tutti che ad esso fanno capo (con il prezioso contributo di altre non aderenti) hanno raccolto, in una enunciazione di sintesi, i criteri che caratterizzano la pratica dello sport per tutti distinguendola da altre forme di sport, rendendola strumento di promozione umana e sociale e indicando anche alcuni elementi su cui fondare una politica di sviluppo dello sport per tutti.
Tra i relatori Edoardo Patriarca Portavoce del Forum del Terzo Settore, Leo Leone Coordinatore del Gruppo di Lavoro “associazionismo sportivo”, Antonio De Poli, Coordinatore Politiche Sociali Conferenza delle Regioni, numerosi presidenti ed esponenti di Enti e Associazioni che hanno contributo alla stesura della “Carta” e senatori e deputati.

La “Carta dei principi dello sport per tutti” assume particolare rilievo se si considera che:
– il 2004 è stato dichiarato Anno Europeo dell’Educazione attraverso lo Sport.
– la città di Roma ospiterà (11-14 Nov. 2004) il X Congresso Mondiale dello Sport per Tutti;
– quasi 30 anni venne approvata la “Carta Europea dello Sport per Tutti” (Bruxelles 1975)

L’incontro odierno ha segnato l’avvio delle iniziative che il Forum del Terzo Settore e le associazioni di promozione sportiva ad esso aderenti realizzeranno in occasione dell’Anno Europeo dello Sport per tutti ed essere una prima occasione di confronto e dibattito per l’inizio di un percorso che porti alla realizzazione di una via italiana allo sport per tutti.

CHE COSA E’LO SPORT PER TUTTI:
E’innanzitutto un diritto di tutti i cittadini, a prescindere dall’età e dalle categorie sociali di appartenenza.
Pone al centro la persona e non il risultato.
E ancora:
Ha prevalenti finalità sociali: non il perseguimento della prestazione ma tutela e miglioramento della salute, divertimento, fruizione del tempo libero, formazione continua dell’individuo, inclusione e coesione sociale.
Il suo sviluppo è primariamente responsabilità delle istituzioni pubbliche centrali e territoriali, secondo il principio affermato già nella “Carta” emanata dalla Conferenza dei ministri dello sport del Consiglio d’Europa, Bruxelles, 20-21 marzo 1975.
Assume forme e modelli organizzativi più flessibili in quanto, per essere davvero “per tutti” deve adattarsi alle condizioni locali e alle capacità di ogni cittadino.

I NUMERI
Secondo le ultime statistiche Istat (anno 2000) il 28.4% della popolazione italiana, pari a circa 16 milioni di individui pratica attività sportiva in forma continuativa o saltuaria. Di questi il 77’1% pratica lo sport per tutti. Un dato in costante aumento, a fronte di una progressiva diminuzione dei tesserati delle federazioni sportive nazionali e discipline associate. In pratica, solo poco più di 3 milioni fanno capo al mondo dello sport finalizzato alla pura performance, ovvero dello sport promosso dalle Federazioni Sportive Nazionali.

Il sistema sportivo italiano non ha più motivo di essere incentrato sull’interesse per lo sport di performance, l’unico che – ad oggi – trova al suo interno riconoscimento e supporto.
Non c’è dubbio che l’anomalia tutta italiana di avere un Comitato Olimpico facente funzioni di “Ministero dello sport” abbia indirizzato per oltre mezzo secolo la quasi totalità delle attenzioni e delle risorse sportive del Paese in direzione dello sviluppo dello sport di selezione e di prestazione assoluta.

Lo sport per tutti è cresciuto; si è affermato in Italia solo grazie allo sforzo compiuto dall’associazionismo di settore ma è tuttora privo di riconoscimento giuridico e non fruisce di una politica pubblica di sostegno.

Va recuperato il “ritardo culturale” normativo e devono essere rimosse le discriminazioni che ancora sussistono in molteplici aspetti:
1) Il riconoscimento dell’autonomia: Allo sport per tutti va riconosciuta una propria autonomia rispetto allo sport di performance: risulta invece che, anche nel nuovo ordinamento del CONI appena varato dal recente decreto governativo (gennaio 2004) le associazioni di sport per tutti sono presenti in misura ridotta e discriminata, rispetto alle Federazioni sportive che vi sono invece tutte rappresentate.
2) La questione dei finanziamenti: il CONI riconosce all’insieme dell’associazionismo di sport per tutti un contributo globale annuo pari allo 0.9% delle sue entrate. Il restante 99.1% va alle Federazioni; 3) la Legislazione nazionale: non è mai arrivato alla discussione in aula nessuno dei numerosi progetti di legge (presentati in Parlamento nel corso dei decenni da diverse forze politiche) finalizzati ad una legge-quadro dello sport che riconoscesse e assegnasse risorse sufficienti allo sport per tutti; 4) la Legislazione regionale: il DPR 616/77 ha affidato alle Regioni competenze in materia di impiantistica e promozione sportiva sul territorio: tutte si sono dotate di leggi in materia sportiva, ma nessuna di esse è finalizzata alla promozione dello sport per tutti.

Allo stato attuale – sottolinea Edoardo Patriarca Portavoce del Forum del Terzo Settorecrediamo non siano assolutamente più rinviabili una riforma legislativa e il varo di un diverso modello sportivo che deve inevitabilmente passare attraverso una mutata considerazione dello sport per tutti e del ruolo sociale che esso svolge. Richieste che assumono maggiore urgenza se si considera che il 2004 è stato eletto “Anno europeo dell’educazione attraverso lo sport”, sport inteso tra l’altro come strumento di promozione dell’istruzione e della formazione permanente e di lotta contro l’emarginazione sociale e la discriminazione. Sono le stesse valenzeconclude Edoardo Patriarcache noi diamo allo sport per tutti, promosso in Italia da oltre 30.000 Società sportive non profit che si avvalgono dell’opera di centinaia di migliaia di operatori volontari”.

La “Carta dei principi dello sport per tutti”

1. Praticare lo sport è un diritto dei cittadini di tutte le età e categorie sociali.
2. Lo sport per tutti costituisce un fenomeno socialmente rilevante, poiché assolve a primarie funzioni nei processi di crescita degli individui e della collettività.
In particolare, lo sport costituisce un elemento irrinunciabile della dimensione educativa, per il ruolo che esso svolge nella formazione del fanciullo e dell’educazione continua degli adulti. Il diritto allo sport è dunque diritto a compiere un’esperienza di maturazione umana e di integrazione sociale. Lo sport per tutti è un’attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali, e rappresenta quindi un eccellente strumento per equilibrare la formazione e lo sviluppo della persona in ogni età.
3. Lo sport per tutti svolge una preziosa funzione sanitaria a beneficio di tutti: tutela la salute ed è fattore di prevenzione contro le malattie. Il diritto allo sport è quindi parte integrante del diritto alla salute.
4. La dimensione associativa dello sport costituisce un’importante risorsa di relazione e interazione sociale, una preziosa esperienza di democrazia, partecipazione e corresponsabilità.
5. Lo sport per tutti, in tutte le sue forme e per tutti i cittadini, dev’essere affermato, riconosciuto e garantito per assicurare i massimi benefici dell’esperienza sportiva alle singole persone, ai gruppi sociali e alla collettività.
6. Per assolvere le sue funzioni educative, culturali e sociali lo sport deve essere organizzato e praticato sulla base di principi e criteri scientificamente fondati, nel rispetto delle regole disciplinari, di norme di fair play condivise e liberamente accettate, e dei bisogni dei cittadini.