Ici arretrata, ipotesi prescrizione per il non profit. “Questione da chiarire” – Redattore Sociale 19/11/2018

Fonte: http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/606592/Ici-arretrata-ipotesi-prescrizione-per-il-non-profit-Questione-da-chiarire

 

Ici arretrata, ipotesi prescrizione per il non profit. “Questione da chiarire”

A dieci giorni dalla sentenza della Corte di Giustizia Ue in merito all’imposta non pagata dal 2006 al 2011, sono tanti ancora i dubbi da risolvere. Maurizio Mumolo, direttore del Forum del terzo settore: “La preoccupazione è quella di essere assimilati tout court a soggetti di mercato”

19 novembre 2018

ROMA – Una “questione da chiarire”, anche con il governo, ma a preoccupare di più gli enti di terzo settore è il rischio di essere “assimilati tout court a soggetti di mercato”, dimenticando la dimensione sociale. Sono passati dieci giorni dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul caso Ici e sulla vicenda ci sono ancora interpretazioni contrastanti. Al momento, non è detto che la decisione dei giudici di Lussemburgo, che riguarda non solo la Chiesa ma anche gli enti non profit, possa far scattare realmente il recupero delle imposte non devolute tra il 2006 e il 2011. A fare il punto della situazione su Redattore sociale è Maurizio Mumolo, direttore del Forum del terzo settore. “Ci sono ancora diversi aspetti non chiari sulla vicenda – spiega il direttore -. A partire dai termini di prescrizione. Una certa lettura tenderebbe a sostenere che la sentenza potrebbe non avere efficacia, in quanto stiamo parlando di somme prescritte. Alcuni operatori del diritto hanno eccepito il fatto che si tratta di una sentenza priva di efficacia per questa ragione, tuttavia ci sono dichiarazioni contrastanti in merito a questa lettura. Staremo a vedere”.  Rimettere mano su una questione chiusa ormai da circa sette anni, da cui l’ipotesi della prescrizione poiché si tratterebbe di intimare il pagamento dell’imposta ben oltre i cinque anni, non è cosa semplice. Inoltre, il timore che il recupero dell’imposta comunale sugli immobili possa far gola al governo sembra esser svanito. “Il ripristino e il pagamento non effettuato dell’imposta, in questo caso, riguarda una molteplicità di enti locali – continua Mumolo -. Non è un’imposta nazionale. Queste sono problematiche di natura tecnica che devono essere analizzate e valutate. Immagino anche dal governo, prima ancora che dai soggetti che potrebbero essere investiti dagli effetti della sentenza”. Certo è che “stiamo parlando di un’imposta che non esiste più – sottolinea Mumolo -. Quindi anche quelle agevolazioni non esistono più perché l’imposta è stata sostituita da un’altra (l’Imu, ndr) che per l’appunto è molto meno agevolativa, per quanto riguarda gli enti del terzo settore. All’epoca il Forum del Terzo settore si espresse contro quel tipo di articolazione della nuova imposta, perché non teneva conto del valore sociale delle attività degli enti del terzo settore”. Ed è proprio questo il nodo che fa discutere il mondo del non profit in questi giorni. “Abbiamo raccolto una generica preoccupazione delle nostre organizzazioni e anche una necessità di chiarire meglio i termini della questione – spiega Mumolo -. Su questo non c’è dubbio, perché sono state scritte cose molto diverse tra loro e c’è necessità di fare chiarezza”. Tuttavia, non è tanto l’ipotesi di un debito da saldare con le istituzioni locali a preoccupare di più, quanto il solidificarsi di un fraintendimento di merito. Secondo Mumolo, “si sta mettendo molto in secondo piano la qualità sociale delle attività svolte dalle organizzazioni di terzo settore – spiega -. La preoccupazione è quella di essere assimilati tout court a soggetti di mercato, quando invece sappiamo che il ruolo delle nostre organizzazioni non è quello di produrre beni e servizi. Lo è anche, ma è soprattutto quello di favorire e costruire coesione sociale delle nostre comunità e nel paese. È questo il valore sociale delle nostre organizzazioni. Pensare che il prodotto finale di una attività svolta da un ente di terzo settore possa essere assimilata a un qualsiasi bene di mercato a prescindere da come venga realizzato e con quali finalità e a prescindere anche dal fatto che l’attività generi o no lucro, e gli enti di terzo settore sono enti senza alcuno scopo di lucro, questo è motivo di grande preoccupazione. Una preoccupazione di natura politica, naturalmente”. Al momento, oltre alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, di certo c’è davvero poco. “Comunque servirebbe un atto normativo da parte del governo per rendere la sentenza effettivamente operativa”, precisa Mumolo. E su questo fronte, da parte del Forum del terzo settore non ci sono stati ancora contatti organici. “Al momento non abbiamo avuto un confronto con il governo su questo tema – spiega il direttore -. L’agenda dell’esecutivo credo sia molto incentrata sulla costruzione della legge di bilancio. Tuttavia, la prima cosa da chiedere è fare chiarezza sui termini della questione, verificando quali sono le implicazioni. Le dimensioni in termini economici, poi, sono tutte da verificare. Si tratta in larga parte di organizzazioni piccole e piccolissime. È una problematica che va analizzata nel dettaglio”. La questione, però, sarà sicuramente tra quelle che finiranno all’ordine del giorno nel prossimo testa a testa con l’esecutivo guidato da Conte. “Nel prossimo incontro che faremo con il governo, tra i temi in agenda, tratteremo anche le implicazioni relative alla sentenza europea – chiarisce Mumolo -. Chiederemo al governo cosa intende fare, qual è l’orientamento e come intende recepire questa sentenza”.(ga)