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#RiGenerazioneNonProfit: il Terzo settore visto dai giovani. Puntata3

Con Rigenerazione Non Profit alle porte, un altro appuntamento con “Il Terzo settore visto dai giovani”. Dopo aver raccontato come alcuni under 35 sono entrati in contatto con il mondo del non profit (Puntata1) e perché, dopo il primo approccio, hanno scelto di rimanerci (Puntata2), resta una domanda importante a cui una dare risposta.

Cos’è il Terzo settore per i giovani?” Tra definizioni più o meno ufficiali, spiegazioni troppo complesse o forzatamente semplicistiche, ciò che percepisce chi opera nel Terzo settore è probabilmente più reale di tante parole.

Per Maria Giovanna, diversi anni di volontariato alle spalle e membro del coordinamento del Forum Lametino, il Terzo settore non si può ridurre nella definizione che finora lei ha incontrato nei manuali di diritto: “insieme eterogeneo di organizzazioni caratterizzate da un intento altruistico, che induce i soggetti che ne fanno parte ad individuare bisogni collettivi non adeguatamente soddisfatti dal mercato e dall’azione pubblica e a conferire volontariamente risorse produttive”.

Per me“, scrive Maria Giovanna, “il Terzo settore non è solo questo. È attenzione costante verso chi davvero ne ha bisogno. Attenzione non fine a sé stessa. Immagino tutti noi come tanti piccoli megafoni, che gridano i bisogni e le speranze (che non devono essere disattese) di chi, non viene ascoltato per niente dai “potenti”.

Antonio lavora da un anno con ActionAid.  Si occupa di attivazione e mobilitazione politica, di costruzione e consolidamento di comunità orientate a un obiettivo di cambiamento.

Non mi piace la locuzione Terzo settore“, scrive. “Così come non profit, non sembra definirsi per una qualità propria, ma in opposizione o compensazione di altri elementi che si autoqualificano: lo Stato, il mercato, il profit“. Ragionare su cosa potrà voler dire in futuro Terzo settore e su che basi sostanzierà la sua rilevanza sociale è uno dei temi che Antonio spera di affrontare nel weekend del 6 e 7 ottobre a Bologna, in particolare all’interno dei Cantieri di design sociale.

Il Terzo settore di domani, si chiede, potrà essere il luogo di incubazione delle innovazioni sociali? Potrà essere quello spazio libero e audace in cui nascono alternative politiche ad un mondo che va sgretolandosi lungo pericolose linee di frattura? Possono gli ideali che guidano la cooperazione e l’associazionismo essere cause efficienti del cambiamento e non valori da custodire in recinti sempre più stretti?

Molto spesso, solo dopo avere avuto esperienze lavorative nel Terzo settore si riesce ad avere un’idea ben definita di questo mondo. E’ quello che pensa anche Chiara, di Uisp Emilia Romagna: fino a poco tempo fa, scrive, “il Terzo settore era per me quel settore dell’economia di un Paese che raggruppava tutti quei lavori che non rientravano né nel settore primario né in quello secondario. Era il settore dei servizi pubblici. E credo che per i “non addetti ai lavori”, per chi non ha esperienze di associazionismo, volontariato sociale o non lavori direttamente per il Forum o a contatto con il Forum sia ancora così“.

Chiara, entrata nel Terzo settore per “una serie di fortunate circostanze”, è finita per appassionarsi al suo lavoro. Oggi ne parla in questi termini: “Lavorare nel Terzo settore vuol dire lavorare in primis per gli altri e poi per sé stessi, mettere a disposizione le proprie capacità, le proprie idee e il proprio tempo, coniugare le ambizioni con le passioni senza avere fini altri se non quello di realizzare il bene comune, il benessere sociale e civile”.

Infine Camilla: Presidente dell’Auser  Filo d’Argento di Empoli è considerata la presidente più giovane d’Italia. Racconta di aver partecipato poco tempo fa a un convegno dal titolo “E se il Terzo settore diventasse il primo”. Camilla la definisce “una meta”. E con il pensiero alla riforma del Terzo settore scrive: “Il prossimo futuro rappresenterà una fase transitoria impegnativa e delicata: si avranno di fronte impegni importanti, si tratterà di una vera e propria rivoluzione.Saranno necessarie modifiche statuarie, l’allargamento della base sociale, l’ampliamento delle associazioni beneficiarie dei servizi. Sono sicura però che il Terzo settore sarà all’altezza delle sfide future e del rinnovamento richiesto dalla riforma“.

Leggi #RiGenerazioneNonProfit: il Terzo settore visto dai giovani. Puntata 1 e Puntata 2

 

 

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