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Il Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – Rapporto 2021

Qui il rapporto: Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – 2021

Qui l’abstract del rapporto: Abstract_Il Terzo settore e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – 2021

Qui le slides con la sintesi dei dati principali: Slide Forum SDGs – 2021

Qui le slides del Presidente ISTAT, Gian Carlo Blangiardo: Slides Blangiardo-Istat

Qui il video con la presentazione del Rapporto e gli interventi di Fiaschi, Novarino, Ministro Orlando, Becchetti, Blangiardo, Sfefanini: www.youtube.com/watch?v=CNKvtKS5fz8&t=236s

Qui il comunicato stampa: “Il Terzo settore è asset strategico per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile
 


Di seguito si riporta la prefazione della portavoce del Forum Nazionale Terzo Settore, Claudia Fiaschi:

Quando abbiamo pensato di avviare il lavoro sul secondo Rapporto desideravano mettere in evidenza, oltre al contributo che gli Enti del Terzo settore portano alla realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, la loro importanza nelle comunità chiedendoci, un po’ provocatoriamente, cosa verrebbe a mancare se d’improvviso gli enti sparissero.

Il nostro voleva solo essere un esercizio teorico, che aiutasse a prendere piena consapevolezza di quanto cruciali siano gli Enti del Terzo settore nel promuovere e mantenere la socialità nel nostro Paese, nel favorire la partecipazione dei cittadini, svolgendo anche preziosi servizi di interesse generale con importanti ricadute occupazionali, creando fiducia e capitale sociale così indispensabili per lo sviluppo sostenibile della società. Mai più ci immaginavamo che la realtà ci avrebbe messo di fronte ad una così dura prova, facendoci vedere quanto siano delicate e fragili le nostre vite e le nostre società e quanto possano essere importanti le capacità di adattabilità e flessibilità, oltre che di nervi saldi, di diversi attori sociali – compresi gli enti del Terzo settore – nell’affrontare nuovi pericoli.

La pandemia di Covid-19 ha stravolto tutto, letteralmente bloccando da un giorno all’altro ogni attività in tanti Paesi, compreso il nostro. Sono stati e sono periodi di grande difficoltà per tutti, aggravata dalle perdite di oltre 100.000 persone, in gran parte nonne e nonni, madri e padri costruttori del nostro Paese nei decenni passati, custodi delle nostre più preziose memorie.

I cittadini si sono ritrovato prima attoniti (e speranzosi che il tutto si risolvesse in qualche settimana), poi attraversati da grande incertezza e, col passare del tempo, sempre più insofferenti e stanchi, provati da chiusure e lockdown. L’emergenza epidemiologica ha inferto profonde ferite: i nostri sistemi sanitario, sociale e scolastico sono stati messi in ginocchio; il tessuto economico del Paese è stato duramente colpito; abbiamo anche toccato con mano quanto sia importate la socialità: come accade per l’aria, solo quando ci è venuta a mancare ci si è resi contro di quanto ci è indispensabile.

In un tale contesto gli enti del Terzo settore sono stati variamente colpiti. Vi sono stati enti – quali ad esempio, quelli impegnati nella protezione civile, nella sanità o nel trasporto medico – catapultati in prima linea (spesso anche senza i necessari dispositivi di protezione individuale); altri che hanno dovuto all’improvviso sospendere le proprie attività, spesso, con grande rapidità e adattabilità, reinventandosi e mettendosi a disposizione delle nuove esigenze (es. per portare cibo e farmaci agli anziani, conforto a persone rimaste separate dai propri cari, etc.); altri ancora alle prese con disposizioni che imponevano la cessazione dei servizi, e con l’impossibilità (e anche la non volontà di farlo) perché persone disabili, non autosufficienti, minori, privati non solo della scuola ma anche delle più semplici occasioni di socialità) sarebbero stati lasciati al loro destino e privati di supporti fondamentali; infine, altri hanno interrotto le proprie attività con una perdita di occasioni di socialità che ha ulteriormente impoverire le nostre comunità.

Nella drammaticità degli eventi, la pandemia ha rappresentato un rilevante “stress test” che ha messo in luce quanto gli enti del Terzo settore – sia quelli che hanno continuato ad operato (fornendo un supporto essenziale alla tenuta del sistema), sia quelli costretti alla chiusura (che hanno messo in luce la loro importanza per la nostra socialità) – siano cruciali per il nostro Paese. L’Italia è il Paese con la più rilevante economia sociale d’Europa e riteniamo che questo sia un patrimonio prezioso. 

Ci auguriamo che il nostro Paese sappia cogliere appieno l’occasione legata ai prossimi strumenti, in primis il programma Next Generation EU e il Piano europeo per l’Economia sociale, il prossimo ciclo di programmazione europea, per valorizzare al meglio il potenziale di sviluppo sociale ed economico del protagonismo civico degli italiani rappresentato dal Terzo settore. In questo, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile continuano ad essere un’importante cornice entro la quale orientare i provvedimenti e misurare il contributo che ciascuno, a partire dagli enti del Terzo settore, sapranno portare all’insieme dei cambiamenti sociali desiderabili nel nostro Paese, in Europa, nel mondo.

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