FISH – “Piano Casa”: l’accessibilità deve diventare un principio strutturale delle politiche abitative
02 Luglio 2026
Divenuto Legge in questi giorni, il cosiddetto “Piano Casa”, secondo la FISH, «potrebbe e dovrebbe diventare un intervento strategico per mettere al centro dell’attenzione l’accessibilità e la fruibilità degli spazi interni ed esterni, garantendo pari opportunità per tutti e non escludendo nessuno». In tal senso la Federazione continuerà il proprio confronto con Governo e Parlamento affinché i provvedimenti attuativi trasformino il “Piano Casa” stesso, rendendo l’accessibilità un principio strutturale delle politiche abitative
La FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) invita a prestare «particolare attenzione a non perdere l’occasione rappresentata dal cosiddetto “Piano Casa”», sancito dal Decreto Legge 66/26, convertito in questi giorni in Legge. Secondo la Federazione, infatti, il provvedimento «potrebbe e dovrebbe diventare un intervento strategico per mettere al centro dell’attenzione l’accessibilità e la fruibilità degli spazi interni ed esterni, garantendo pari opportunità per tutti e non escludendo nessuno». «Le risorse destinate alla riqualificazione del patrimonio abitativo – sottolinea in tal senso il presidente della FISH Vincenzo Falabella – devono diventare un’opportunità concreta per garantire il diritto all’abitare delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.
Su un piano in generale, la Federazione ha accolto con interesse l’approvazione del “Piano Casa”, sottolineando come esso «introduca misure per ampliare l’offerta abitativa, recuperare il patrimonio edilizio esistente e promuovere la rigenerazione urbana, prevedendo la riqualificazione di circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica».
Particolarmente positiva, viene ritenuta inoltre dalla FISH, la scelta «di destinare risorse al recupero del patrimonio abitativo esistente, privilegiando la rigenerazione urbana rispetto al consumo di nuovo suolo e favorendo il riuso di immobili oggi inutilizzati o degradati. Si tratta di un’opportunità significativa anche per migliorare la qualità della vita di molte persone con disabilità e delle loro famiglie». «E tuttavia – viene sottolineato -, il provvedimento non riconosce ancora l’accessibilità universale, la progettazione universale e la qualità inclusiva dell’abitare come princìpi strutturali delle politiche abitative. La principale criticità del provvedimento, infatti, è l’assenza di criteri chiari e vincolanti, volti a garantire che gli investimenti pubblici producano sistematicamente abitazioni accessibili, usabili e inclusive, in coerenza con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e con la Norma UNI EN 17210:2021 (Accessibilità e usabilità dell’ambiente costruito – Requisiti funzionali)».
Quest’ultimo tema, tra l’altro, si raccorda pienamente con il terzo Piano di Azione triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità, prodotto dall’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, adottato con Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che individua proprio nell’accessibilità la prima linea strategica di intervento. Le proposte della FISH rappresentano quindi una concreta attuazione di quell’indirizzo e possono trovare piena applicazione attraverso i Decreti Attuativi del “Piano Casa”.
«Le risorse destinate alla riqualificazione del patrimonio abitativo – afferma Falabella – devono diventare un’opportunità concreta per garantire il diritto all’abitare anche delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Il “Piano Casa”, infatti, contiene interventi significativi, ma sarebbe un errore limitarsi a riqualificare gli edifici senza interrogarsi su chi potrà realmente viverli in condizioni di pari dignità e autonomia. L’accessibilità, infatti, non è un elemento aggiuntivo, ma una condizione essenziale per garantire autonomia, partecipazione e pari opportunità. Per questo lavoreremo affinché i Decreti Attuativi recepiscano i princìpi della progettazione universale e valorizzino le risorse già previste dal Piano Casa. Solo così questa riforma potrà diventare una vera politica per i diritti, oltre che per l’abitare».
La Federazione, quindi, intende continuare il confronto con Governo e Parlamento affinché appunto i provvedimenti attuativi trasformino il “Piano Casa” in una concreta occasione di inclusione, rendendo l’accessibilità un requisito ordinario delle politiche abitative e degli investimenti pubblici. (S.B.)
A questo link è disponibile l’approfondimento Piano Casa e persone con disabilità, elaborata dalla FISH in collaborazione con il CRABA (Centro Regionale per l’Accessibilità e il Benessere Ambientale) della Federazione LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) e in particolare con il contributo dell’architetto Armando De Salvatore, direttore tecnico dello stesso CRABA.
Fonte: superando.it
















