Auser – Il Piano Casa del Governo si dimentica di anziani e fragili “Il disagio abitativo non si risolve solo abbassando gli affitti”
13 Maggio 2026
La posizione di Auser, SPI CGIL e Abitare e Anziani
Roma, 13 maggio 2026
Ridurre il disagio abitativo non significa soltanto affrontare il caro affitti. Significa anche garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alla fragilità e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità, assistenza sociosanitaria e relazioni sociali. Il Piano Casa del Governo, invece, concentra quasi tutte le sue proposte sulla costruzione e ristrutturazione di alloggi, confidando nella possibilità di offrire canoni calmierati, senza interrogarsi davvero su chi abiterà quelle case e in quali condizioni.
In questo modo il disagio abitativo viene ridotto a una semplice questione economica. Ma abitare non è solo pagare un affitto. A essere ignorato è soprattutto il disagio abitativo vissuto da milioni di persone anziane e fragili: oggi il gruppo demografico più numeroso e più esposto. Alla base di questa mancanza c’è una visione ormai superata: considerare l’invecchiamento quasi esclusivamente un problema sanitario.
Da qui deriva l’idea che la risposta principale debba essere la RSA, collocando le persone anziane nell’ambito della non autosufficienza. È un errore di prospettiva.
La qualità dell’abitare è invece la prima infrastruttura della cura e della long term care.
Con questo Piano Casa si continua a perpetuare un pregiudizio culturale molto radicato: “gli anziani stanno a casa loro”. Come se tutto potesse continuare a funzionare così: la casa come proprietà privata, la famiglia che supplisce ai bisogni assistenziali, l’anziano che non si sposta mai.
Ma la realtà oggi è cambiata profondamente. La transizione demografica sta modificando profondamente il quadro sociale del nostro Paese: circa 4 milioni di anziani sono non autosufficienti; 4,3 milioni vivono soli; 2,8 milioni abitano in case non adeguate; aumentano gli over 80, la fragilità e la domanda di assistenza; le reti familiari si assottigliano sempre di più.
Questo significa più solitudine, più isolamento e maggiore vulnerabilità sociale.
Per questo SPI CGIL, Auser e Abitare e Anziani sostengono da tempo la necessità di un vero cambio di paradigma: passare dall’idea di “casa” come semplice bene economico all’idea di “abitare” come servizio integrato.
Abitare significa poter contare non solo su un alloggio, ma anche su:
- servizi sociosanitari di prossimità;
- supporti alla domiciliarità;
- spazi di relazione;
- assistenza condivisa;
- quartieri accessibili e inclusivi.
Un modello che non risponde soltanto ai bisogni delle persone più fragili, ma che produce anche un forte risparmio sociale ed economico: per ogni euro investito nell’adeguamento della domiciliarità si generano infatti da 1,5 a 2 euro di risparmio sanitario e assistenziale.
Eppure il Piano Casa del Governo sembra ignorare completamente questa trasformazione sociale e demografica, che riguarda già oggi milioni di famiglie italiane e la qualità della loro vita quotidiana.
















