Ai.Bi. – L’adozione internazionale è ancora un ponte d’amore
14 Luglio 2026
Tempi di attesa reali, costi rimborsati e verità sui minori “special needs”: facciamo chiarezza sullo stato delle adozioni internazionali in Italia
14 luglio 2026 – L’annuncio della partenza per il viaggio d’adozione della cuoca Benedetta Rossi, nota al pubblico televisivo, ha riacceso i riflettori sul tema dell’accoglienza in Italia. Un recente articolo pubblicato su la Repubblica a firma di Maria Novella De Luca ha preso spunto da questa notizia per tracciare un bilancio sullo stato delle adozioni nel nostro Paese. L’analisi ha evidenziato un quadro di forte contrazione, ben noto agli addetti ai lavori e alle famiglie, parlando di tempi d’attesa estenuanti, costi elevati e un calo drastico sia del numero di minori in ingresso sia delle domande da parte delle coppie, definendo la situazione attuale come residuale rispetto all’epoca d’oro di dieci o quindici anni fa quando le adozioni internazionali erano oltre 4mila l’anno.
Ancora una volta, tuttavia, si è guardato alle adozioni dal punto di vista dei numeri, fotografando la situazione lasciando sfuggire alcuni elementi interessanti di contesto, che è fondamentale conoscere da parte delle coppie che sono risorsa per i bambini in attesa di famiglia.
Se è indubbio che il settore stia attraversando un momento di complessa transizione strutturale e anche geopolitica, fermarsi a una lettura unicamente scoraggiante rischia di non rendere giustizia alla realtà dei fatti.
Per fare chiarezza sui dati e restituire una prospettiva ancora più analitica e al contempo ottimistica, abbiamo rivolto alcune domande a Michele Torri che per Ai.Bi. Amici dei Bambini è responsabile Adozione internazionale.
Partiamo dai dati. L’articolo di Repubblica sostiene che, rispetto al passato, il numero dei bambini che entrano in Italia e quello delle coppie che fanno domanda sia ormai del tutto residuale. È davvero così, anche alla luce dell’ultimo Report della CAI?
È innegabile che lo scenario sia mutato rispetto a quindici anni fa, ma definire la situazione “residuale” credo sia una forzatura che non fotografa la realtà internazionale. Tra i Paesi di ricezione dei minori, l’Italia continua a essere tra i più virtuosi in assoluto. Il calo delle adozioni, legato a dinamiche globali, non solo italiane, è stato proporzionalmente superiore in molti altri Paesi occidentali e l’Italia è il paese che ancora ha famiglie accoglienti per questi bambini. Non dimentichiamo che molti paesi, specie nel Nord Europa, hanno chiuso o stanno chiudendo le adozioni internazionali. C’è poi un importante chiarimento tecnico da fare riguardo ai numeri citati nell’articolo: i dati che vengono definiti “domande” in flessione (da 536 a 527) non indicano in realtà le richieste totali presentate dalle coppie ai Tribunali per i Minorenni. Quello screen numerico rappresenta invece le autorizzazioni all’ingresso, ossia il numero effettivo di coppie che hanno concluso felicemente il percorso e poi adottato.
In genere, il quadro descritto dai media evidenzia ostacoli pesanti per le famiglie: costi elevati, attese infinite e la preoccupazione per la salute dei minori, spesso descritta come fortemente compromessa. Partiamo dall’aspetto economico: adottare oggi è un privilegio per pochi?
Assolutamente no, e questo è un messaggio fondamentale da far passare per non scoraggiare le famiglie. Già oggi, per molte coppie, l’adozione ha un costo marginale grazie a significative facilitazioni e rimborsi di Stato, introdotti negli ultimi anni.
Attualmente sono in vigore decreti ministeriali molto precisi che sostengono concretamente l’iter e che cerchiamo sempre di far conoscere ai nostri incontri informativi:
- Rimborsi Spese (Decreto 31 dicembre 2025): per chi ha completato una procedura nel 2025 o nel 2026, è previsto un rimborso “ordinario” delle spese sostenute che varia tra i 7.000 e i 12.500 euro, modulato in base all’ISEE ordinario del nucleo familiare.
- Tutela Special Needs: Se il minore adottato rientra nelle condizioni di “special needs” (secondo i criteri del Permanent Bureau della Conferenza dell’Aja), il rimborso spese sale fino a 20.000 euro, indipendentemente dalla fascia ISEE.
- Contributi Straordinari (Decreto 5 settembre 2025): Sono previsti bonus cumulabili, tra cui 2.500 euro per le famiglie che conferiscono l’incarico a un ente tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2026; 1.000 euro per chi conclude la formazione post-mandato standard nello stesso arco temporale; ulteriori 3.500 euro per l’accoglienza di bambini con bisogni speciali.
A tutto questo si aggiunge la deducibilità fiscale del 50% di tutte le spese debitamente documentate dal reddito complessivo.
Sarà mai possibile la gratuità per le adozioni internazionali, come esiste già per le nazionali?
In prospettiva, con il progetto di convenzionamento degli enti autorizzati di cui si è ampiamente discusso insieme alla CAI nell’ultima assemblea generale lo scorso marzo, l’obiettivo è arrivare alla totale gratuità dell’adozione internazionale. Naturalmente ci vorrà ancora qualche tempo ma la direzione è questa.
I tempi di attesa, però, sono un dato di fatto, con una media di 4 anni prima di poter incontrare il proprio figlio o la propria figlia. Quali sono i tempi reali di gestione degli enti?
La stabilità internazionale influisce, è ovvio. Pensiamo solo ai Paesi storicamente cruciali per le adozioni e oggi bloccati dai conflitti, come Russia e Ucraina, o alla chiusura della Cina dopo il Covid, che hanno costretto a un complesso lavoro di ridestinazione delle coppie già abbinate verso altri Paesi. Eppure, nonostante questa eccezionale instabilità, i dati reali dal 2022 a oggi mostrano un trend in costante miglioramento, se leggiamo bene i dati del report CAI 2025.
Il tempo medio che intercorre dal momento in cui la coppia conferisce il mandato all’ente fino all’autorizzazione all’ingresso in Italia è sceso gradualmente da 33 mesi agli attuali 30 mesi. Siamo quasi tornati ai livelli pre-Covid, quando la media era superiore ai 27 mesi. C’è di più: questa è una media matematica e stiamo parlando solo di 3 mesi, ma la realtà pratica ci dice che ben una coppia su quattro (il 25% di chi ha adottato nel 2025) ha completato questa fase in due anni o meno (24 mesi).
Nel calcolo dei 4 anni totali, si tende a includere anche la primissima fase burocratica in Italia per ottenere l’idoneità. In questa fase è possibile ridurre i tempi?
Ad oggi il tempo che trascorre dalla presentazione della domanda al Tribunale per i Minorenni fino all’emissione del decreto di idoneità è stabile a 11 mesi, perfettamente in linea con il periodo precedente alla pandemia. Anzi, basandoci sul nostro osservatorio interno e sui riscontri diretti delle coppie che frequentano i nostri incontri informativi, i tempi di ottenimento dell’idoneità da parte delle istituzioni sembrano essere in via di progressiva, seppur lenta, riduzione.
Un ultimo tema delicato riguarda le condizioni dei bambini, che nella quasi totalità delle adozioni appartengono alle categorie “Special needs” identificate dalla Convenzione dell’Aja ma presentati spesso in modo allarmistico. Cosa si nasconde davvero dietro questa definizione?
Anche su questo punto è necessaria un’operazione di chiarezza per non generare paure infondate. Spesso si pensa che “special needs” equivalga automaticamente a gravi e insormontabili patologie sanitarie. I dati del 2025 smentiscono questo timore: il 55% dei minori classificati sotto questa dicitura e adottati nell’ultimo anno sono, dal punto di vista medico, bambini del tutto sani. Rientrano in quella categoria semplicemente per l’età, avendo più di 7 anni o perché inseriti in un gruppo di fratelli che non si vuole separare. Solo il restante 45% presenta effettivi bisogni di natura sanitaria, spesso gestibili o reversibili.
Quindi per concludere l’adozione è ancora una strada percorribile?
L’adozione internazionale resta una strada percorribile, sicura e oggi più sostenuta che in passato sia dal punto di vista dei costi che della formazione alle coppie. Le difficoltà esistono e non vanno negate, ma gli strumenti per affrontarle e vincerle insieme alle famiglie ci sono tutti.
Ufficio Stampa Ai.Bi. Amici dei Bambini
Francesco Elli
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