Banca Etica: la social economy nella Ue vale come l’automotive, ma serve migliorare gli strumenti di garanzia
16 Luglio 2026
La social economy in Ue vale come l’automotive, ma serve migliorare strumenti di garanzia. Da qui ha preso il via la riflessione di Banca Etica che ha portato alla presentazione di un pacchetto di proposte pensato per sostenere le imprese sociali. Nei 19 Stati membri per cui il dato è disponibile, il fatturato della social economy, infatti, supera i 912 miliardi di euro, non lontano dall’intero comparto automotive, senza contare che si tratta dell’infrastruttura invisibile che regge la qualità della vita in Italia e in Europa, dagli asili nido, all’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, dalla protezione dell’ambiente, al turismo responsabile.
Rafforzando le garanzie pubbliche per l’accesso al credito – come il Fondo per le PMI in Italia o InvestEU in Europa – gli Stati e la UE potrebbero sostenere l’economia sociale senza gravare sui bilanci pubblici. Si tratta, infatti, di strumenti che permettono alle banche più attente al proprio ruolo sociale di investire sempre più in imprese sociali che hanno già dimostrato una solvibilità pari, se non superiore, alle imprese profit-oriented. È proprio questo il cuore del documento di proposte elaborato da Banca Etica e presentato oggi a Roma in un incontro presso l’hotel Capranichetta promosso dalle organizzazioni socie di riferimento di Banca Etica, da sempre specializzata in credito all’economia sociale. Il documento è già stato sottoscritto da Acli, Altromercato, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Cooperfidi, COSPE, Emergency, First CISL, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam, RITMI e altre adesioni sono in arrivo.
Far crescere l’economia sociale. Perché le banche etiche europee continuino a sostenere la social economy occorre che gli strumenti di garanzia pubblica rispondano anche alle esigenze delle imprese sociali. L’attuale sistema delle garanzie in Italia e in Europa, infatti, funziona, genera nuova finanza ed è ampiamente utilizzato dal sistema bancario. Tuttavia, la sua discontinuità, i limiti dimensionali e il disallineamento rispetto ai destinatari ne riducono fortemente il potenziale. Banca Etica propone miglioramenti che non riguardano solo la disponibilità di risorse finanziarie, ma soprattutto la configurazione tecnica, la stabilità normativa e l’adeguatezza degli strumenti di garanzia già esistenti rispetto alle caratteristiche proprie dell’economia sociale. I programmi pubblici di garanzia risultano oggi poco prevedibili nel tempo, disegnati prevalentemente per PMI tradizionali e solo parzialmente adattati all’economia sociale (cooperative, mutue, imprese sociali, enti del Terzo Settore), non coordinati tra livello europeo e livello nazionale e non pienamente complementari con le forme di garanzia privata e mutualistica.
Le proposte di Banca Etica. In Italia, Banca Etica propone di stabilizzare il Fondo di Garanzia PMI eliminando le proroghe annuali, estenderlo a tutta l’economia sociale (non solo al Terzo settore), alzare il limite dei 60 mila euro e renderlo pienamente complementare alle garanzie private e mutualistiche già attive nel settore. In Europa, la priorità è garantire la continuità e il rifinanziamento di InvestEU nel prossimo ciclo 2028–2034, con un’allocazione esplicita per l’economia sociale, procedure più semplici e il coinvolgimento degli intermediari specializzati nella programmazione degli strumenti. Le proposte avanzate da Banca Etica – e già sottoscritte da molte organizzazioni della social economy – sono in parte recepite nel Piano d’azione nazionale per l’economia sociale, recentemente illustrato al Consiglio dei Ministri e di cui Banca Etica auspica una concreta attuazione in tempi rapidi.
Soldi: “Investire nelle garanzie è un moltiplicatore di valore sociale ed economico”. “Per intermediari come Banca Etica, che operano in via prevalente con soggetti dell’economia sociale, le garanzie pubbliche, pur non incidendo sulla sostenibilità del modello di business, rappresentano uno strumento di mitigazione del rischio che consente di ampliare in modo prudente ma efficace la capacità di finanziamento verso un segmento caratterizzato da specificità strutturali. – ha detto il presidente di Banca Etica, Aldo Soldi -. “Gli enti dell’economia sociale presentano modelli organizzativi, strutture patrimoniali e flussi economici che non si allineano ai parametri tipici dell’impresa tradizionale. In questo contesto, gli strumenti di garanzia pubblica favoriscono l’assunzione di esposizioni creditizie nel rispetto dei vincoli regolamentari. La priorità non è quella di introdurre nuovi strumenti, bensì garantire l’adeguamento, la stabilità, la continuità nel tempo e il rifinanziamento di quelli esistenti. Investire nelle garanzie non è un costo, è un moltiplicatore di valore sociale ed economico”.
Banche etiche come partner da coinvolgere già nella fase di disegno delle misure di garanzia. La finanza etica in quasi 30 anni di attività è diventata un attore centrale per il finanziamento dell’economia sociale e ha sviluppato credibilità ed esperienza nella gestione del rischio e nell’adattamento degli strumenti pubblici alle caratteristiche dei soggetti finanziati. Per questa ragione, le banche etiche e le reti dell’economia sociale chiedono oggi di non essere considerate esclusivamente come utilizzatori finali di strumenti progettati altrove, ma come partner da coinvolgere già nella fase di disegno delle misure di garanzia. Questo approccio consente di ridurre il divario tra policy e pratica operativa e di aumentare l’efficacia degli strumenti.
Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore: “L’economia sociale ha bisogno di garanzie stabili e adeguate per potersi sviluppare e rispondere ai bisogni crescenti delle persone. Non si tratta di privilegi, ma di infrastrutture abilitanti per permettere ai vari soggetti di operare al meglio. Con Banca Etica condividiamo l’importante percorso per una ridefinizione del Fondo di garanzia PMI aperto a tutti gli enti di Terzo settore e ci auguriamo che proceda speditamente, in questa direzione, l’attuazione del Piano nazionale dell’Economia sociale. Per il Terzo settore, che è attore fondamentale di questo modello di economia, superare gli attuali ostacoli normativi nell’accesso al credito e avere strumenti finanziari adeguati significa riuscire ad amplificare l’impatto e la sostenibilità delle azioni a favore della collettività”.
















