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FISH – La scuola è di tutti: nessun alunno con disabilità resti ai margini

La lettera di Vincenzo Falabella, presidente FISH ETS, agli alunni con disabilità

 

Roma, 10 settembre 2026 – Care bambine, cari bambini, care ragazze e cari ragazzi,

ogni anno, quando si riaprono le porte delle scuole, ricomincia qualcosa che va molto oltre le lezioni, i libri, i quaderni e le interrogazioni. Ricomincia un viaggio.

Per alcuni di voi sarà il ritorno in una classe conosciuta, tra volti familiari. Per altri sarà il primo giorno in una nuova scuola, con nuovi insegnanti, nuovi compagni, nuovi spazi da conoscere. Ci saranno entusiasmo, curiosità, emozione. Forse anche qualche paura. Tutto questo fa parte del crescere. A voi, alunne e alunni, studentesse e studenti con disabilità, desidero rivolgere, a nome mio e di tutta la comunità di FISH ETS, un augurio particolare. Un augurio che è anche un impegno.

Vorrei dirvi innanzitutto una cosa semplice, ma fondamentale: la scuola è vostra. Non siete ospiti. Non siete persone alle quali bisogna semplicemente “fare spazio”. Non siete il problema da organizzare, il caso da assegnare, l’alunno o l’alunna “del sostegno”. Avete diritto a imparare, certamente, ma anche a partecipare, a costruire amicizie, a ridere, discutere, fare sport, andare in gita, prendere parte ai laboratori, sbagliare, riprovare, avere successo, essere ascoltati e immaginare il vostro futuro. Perché inclusione non significa semplicemente essere presenti. Significa esserci davvero.

Una scuola può essere formalmente accessibile e continuare ad avere barriere. Alcune sono fatte di scale, porte strette, materiali non accessibili o tecnologie inutilizzabili. Altre sono più difficili da vedere: sono gli stereotipi, le basse aspettative, la pietà, l’indifferenza, la convinzione che qualcuno “non possa farcela” ancora prima di avergli dato la possibilità di provare. Non bisogna decidere in anticipo ciò che una persona potrà o non potrà diventare. Ogni ragazza e ogni ragazzo deve avere qualcuno capace di guardarlo e dirgli: “Proviamo. Vediamo fin dove possiamo arrivare.”

E vorrei rivolgermi anche ai vostri compagni e alle vostre compagne: non abbiate paura della diversità. Conoscetela. Fate domande. Parlate. Ascoltate. Costruite amicizie. La disabilità è una caratteristica della persona, non la sua identità intera. E spesso sono proprio le relazioni tra coetanei a produrre l’inclusione più autentica. Non quella scritta nei documenti, ma quella che avviene quando nessuno rimane solo durante l’intervallo, quando tutti partecipano a una gita, quando una difficoltà viene affrontata insieme, quando la diversità smette semplicemente di fare paura.

Agli insegnanti, ai dirigenti scolastici e a tutto il personale della scuola vorrei invece rivolgere un invito: abbiate alte aspettative per ogni studente. L’insegnante di sostegno è una risorsa preziosa, ma l’alunno con disabilità appartiene all’intera comunità scolastica. La responsabilità educativa non può essere delegata a una sola persona. L’inclusione è responsabilità di tutti.E soprattutto ricordiamoci che la continuità scolastica ed educativa deve essere costruita attorno all’alunno: è il suo percorso che dobbiamo proteggere, la sua crescita che dobbiamo accompagnare, le sue relazioni che dobbiamo rendere stabili.

Alle famiglie voglio rivolgere un pensiero particolare. Conosciamo le difficoltà che troppo spesso accompagnano l’inizio dell’anno scolastico: insegnanti che mancano, ore di sostegno non ancora definite, assistenza all’autonomia e alla comunicazione che tarda ad arrivare, trasporto scolastico, barriere architettoniche, procedure amministrative, continui passaggi da un ufficio all’altro. Una famiglia non dovrebbe essere costretta, ogni settembre, a ricominciare da capo per chiedere il rispetto di diritti già riconosciuti.

Ma questa lettera vuole essere soprattutto per voi, ragazze e ragazzi. Studiate. Siate curiosi. Fate domande. Cercate ciò che vi appassiona. Rivendicate il vostro diritto a partecipare. Fate sentire la vostra voce. La conoscenza non cancella tutte le difficoltà, ma ci offre gli strumenti per comprenderle, affrontarle e, molte volte, cambiarle.

Vorrei quindi che il nuovo anno scolastico fosse un anno nel quale nessuno di voi debba sentirsi invisibile. E vorrei una scuola nella quale, davanti a una barriera, la domanda non sia “perché questa persona non riesce a partecipare?”, ma “che cosa dobbiamo cambiare perché possa partecipare pienamente?” È questa la rivoluzione culturale dell’inclusione. Non chiedere alla persona di adattarsi continuamente alla scuola, ma costruire una scuola capace di accogliere e valorizzare ogni persona.

Care ragazze e cari ragazzi, portate nelle vostre classi le vostre passioni, le vostre personalità, le vostre differenze. Non abbiate paura di chiedere ciò che vi serve e, soprattutto, non rinunciate mai al diritto di immaginare il vostro futuro. Noi continueremo a essere al vostro fianco. Perché la scuola inclusiva non è una scuola che concede qualcosa alle persone con disabilità.

È la scuola prevista dalla nostra Costituzione, è la scuola dei diritti, è la scuola di tutti e di ciascuno. E perché una cosa deve essere chiara: non siete voi a dovervi guadagnare un posto nella scuola. Quel posto è già vostro.

Buon anno scolastico.

Con affetto, fiducia e con l’impegno di tutta la nostra Federazione

Vincenzo Falabella
presidente FISH ETS

 

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