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IO Donna del 22 maggio 2017 – Claudia Fiaschi: «Sono la voce del Terzo settore»

“Il gender gap è più attutito nel campo del sociale? Si direbbe di sì a giudicare dal peso della leadership femminile. Testimoniata dalla figura della nuova portavoce del “parlamento” che rappresenta il mondo dell’associazionismo”.

Su Io Donna del Corriere della Sera l’intervista alla portavoce Claudia Fiaschi: http://www.iodonna.it/attualita/in-primo-piano/2017/05/22/claudia-fiaschi-sono-la-voce-del-terzo-settore/

Claudia Fiaschi: «Sono la voce del Terzo settore»

Il gender gap è più attutito nel campo del sociale? Si direbbe di sì a giudicare dal peso della leadership femminile. Testimoniata dalla figura della nuova portavoce del “parlamento” che rappresenta il mondo dell’associazionismo

di Benedetta Verrini

«Possiamo cominciare con una domanda da uomini?» scherzaClaudia Fiaschi, nuova portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, il “parlamento” del sociale italiano, una realtà che rappresenta il vastissimo mondo (oltre 97 mila sedi territoriali) dell’associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale, delle organizzazioni non governative. Per lei, che è stata presidente del Gruppo Cooperativo CGM (la più vasta rete italiana di imprese sociali) e oggi è presidente di Confcooperative Toscana e vicepresidente di Confcooperative Italiane, parlare di leadership femminile significa riflettere sui temi della responsabilità ma anche delle opportunità.

Claudia Fiaschi

Claudia Fiaschi

Le donne sono una grande forza vitale del sociale, dedicano più ore di volontariato degli uomini, ma più difficilmente raggiungono ruoli dirigenziali. Anche qui c’è un problema di gender gap?
I dati rispecchiano senza dubbio una situazione più generale, ma nel sociale italiano la voce delle donne è molto più forte e numerosa che in altre realtà socio-produttive. Credo ci sia, almeno per le donne più mature, un problema di formazione e di visione: tendiamo a stare lontano dai riflettori, ci impegniamo a consolidare il sistema, tenendo la posizione in ruoli esecutivi in cui diventiamo essenziali.

Vale anche per le giovani?
In loro vedo una scintilla radicale di cambiamento. Le giovani generazioni sono molto diverse, molto più ferme e convinte del loro potenziale, capaci di stare in prima linea senza incertezze. E poi la crisi di questi anni ha, almeno nel sociale, accorciato molto il gender gap: di fronte all’emergenza siamo uniti verso un obiettivo condiviso, essere una risorsa per il Paese.

Quali sono le sfide che aspettano il sociale italiano?
È una fase cruciale, si sta scrivendo ora la riforma legislativa del Terzo Settore, attraverso decreti che, spero, non solo regolamenteranno quello che già esiste, ma possono dare la spinta per portarci verso il futuro e oltre i confini del nostro Paese. Il sociale italiano ha un enorme potenziale: l’arretramento del ruolo pubblico nei servizi sociali ci mostra la necessità di andare oltre l’emergenza. Possiamo e vogliamo guardare non solo al settore socio-sanitario, ma anche al benessere, allo sport, alle opportunità culturali di qualità. C’è un modello di sviluppo da innovare, guardando all’inclusione sociale, alla sostenibilità ambientale, alla lotta alle disuguaglianze.

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