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Piano Casa: “Non basta costruire per ridurre il disagio abitativo” 

“Un Piano Casa ambizioso non può significare solo costruire nuove abitazioni o recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato, per quanto queste azioni siano comunque necessarie. Bisogna partire dall’analisi della situazione reale del Paese, che vede disagio abitativo diffuso, salari bassi e famiglie con minore potere d’acquisto, e proporre soluzioni integrate e mirate. In altre parole, non basta pensare a “quante” case, ma occorre interrogarsi prima su “dove” e “per chi” realizzarle, tenendo conto in particolare delle esigenze di giovani, persone vulnerabili e anziane”. Lo dichiarano in una nota il portavoce del Forum Terzo Settore, Giancarlo Moretti, e il referente per il Forum sulle questioni abitative, Claudio Falasca. 

“Il provvedimento del Governo – proseguono – affronta, anche se tardivamente, un fenomeno ormai ineludibile, guardando al medio-lungo termine e pensando anche a strumenti positivi come l’housing sociale. Eppure sembra voler ridurre il tema “casa” a una questione economica e urbanistica, mentre va intesa come servizio integrato, nell’ambito del più ampio diritto all’abitare, oggi fortemente a rischio a causa di una grave crisi sociale e salariale. 

“Chiediamo che al centro dell’azione di Governo e Parlamento vi sia l’impegno a garantire abitazioni sicure, accessibili, adatte alle famiglie e alle diverse forme di fragilità, e inserite in quartieri dove esistano servizi di prossimità e di mobilità, assistenza sociosanitaria, spazi pubblici e relazioni sociali. Questo significa anche scongiurare che si formino nuove “periferie dormitorio” e allontanare il rischio delle gentrificazione che, come sappiamo, tende a espellere dalle aree centrali delle città i residenti a reddito medio-basso”.

“Infine rispetto al tema delle risorse, che derivano dal taglio di altri fondi, chiediamo che siano vincolate quote significative per interventi rivolti ai più fragili e al cohousing per anziani e intergenerazionale”, concludono Moretti e Falasca.

QUI è possibile rivedere le audizioni del 19 maggio in Commissione Ambiente della Camera dei Deputati.

 

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