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Unioni civili, 10 anni di luci e ombre: Arcigay “Doveva essere un primo passo, è stata una battuta d’arresto”

Unioni civili, dieci anni di luci e ombre: Piazzoni (Arcigay), “Doveva essere un primo passo, è stata una battuta d’arresto”

Oltre 30mila le coppie che si sono unite, ma mancano matrimonio egualitario e piena genitorialità. “Questo governo ha perfino tentato di limitare i pochi e travagliati diritti”

Bologna, 11 maggio 2026 – Dieci anni fa, l’11 maggio 2016, l’Italia faceva un passo storico: veniva approvata la legge Cirinnà sulle unioni civili. “Oltre 30mila coppie formate da persone dello stesso sesso, considerando anche le trascrizioni dei matrimoni avvenuti all’estero, – dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay – hanno potuto vedere riconosciuto il proprio legame. Ma a dieci anni da quella data, il nostro bilancio è amaro. Quello che doveva essere un primo passo verso l’uguaglianza piena è invece stato, visto dalla prospettiva di oggi, una battuta d’arresto, perfino con qualche tentativo di retromarcia. Ricordiamo che proprio questo governo, con la circolare Piantedosi, ha tentato di limitare i già pochi e travagliati diritti in tema di riconoscimento dei figli e delle figlie delle coppie same sex. E che questo Parlamento ha votato una legge che definisce la gestazione per altri e per altre come reato universale, aprendo una vera e propria caccia verso chi – omosessuale o eterosessuale – ha fatto ricorso a questa pratica all’estero. Della battaglia delle unioni civili, di quei mesi ruggenti, ricordiamo innanzitutto le persone, la comunità che si mobilitò in oltre cento piazze per suonare la sveglia al Parlamento italiano. Quella legge con prima firmataria Monica Cirinnà, dieci anni fa squarciava un velo, ma da allora il cammino si è fermato. Manca il matrimonio egualitario, mancano la stepchild adoption e il riconoscimento pieno della genitorialità, che liberi i bambini e le bambine dall’odiosa discriminazione dello Stato italiano; manca la procreazione medicalmente assistita e, più in generale, manca una riforma del diritto di famiglia capace di rappresentare la società reale. Intendiamoci: le unioni civili hanno sicuramente segnato una svolta culturale profonda, dal momento che  per la prima volta lo Stato italiano ha riconosciuto le nostre relazioni e le nostre famiglie. Ma questo anniversario racconta anche il ritardo del nostro Paese: mentre in Italia celebriamo i dieci anni delle unioni civili, nei Paesi Bassi si festeggiano già venticinque anni di matrimonio egualitario. È una constatazione amara che mostra quanto l’Italia sia ancora indietro sul piano dei diritti e quanto non sia più possibile rimandare.”, conclude Piazzoni.

 
 

 
Ufficio stampa Arcigay   – Vincenzo Branà  (338.1350946)

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